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12 strong, la recensione

12 strong

12 strong, la recensione di Matteo Marchisio del film di Nicolai Fuglsig tratto dal romanzo Horse Soldiers.

Era molto che aspettavo l’uscita di un gran film di guerra, specialmente di uno di cui ho letto il romanzo.
12 Strong è la trasposizione cinematografica di Horse Soldiers, un ottimo reportage che raccoglie l’esperienza degli uomini delle forze speciali americane inviate in Afghanistan, nome in codice del team ODA 595, immediatamente dopo l’11 settembre per prendere contatto con i talebani e ricordare loro che gli USA avrebbero reagito all’attacco alle Torri Gemelle.

Da un romanzo tagliente, autentico e dettagliato è uscito un buon war movie. Tutti sanno che i film di guerra sono i più in bilico tra la fantozziana “cagata pazzesca” e il capolavoro epico che rimarrà ai posteri.

12 Strong è rimasto in bilico, meritandosi quindi un giudizio molto positivo. Su cosa è stato emesso tale verdetto? Tre punti.

Atmosfera

L’Afghanistan descritto da Dough Stanton, raccontato dai sopravvissuti della missione, è riproposto perfettamente. Pietraie gelide battute dal vento. Villaggi di disperati. Gole praticabili solo a dorso di mulo. Tribù afghane dalle amicizie reciproche incomprensibili, costantemente in lotta, violente e divise dai cosiddetti talebani da sfumature culturali quasi invisibili per un soldato americano.

Battaglie

Tanti momenti di gioia per i fan delle sparatorie, in primis le cariche a cavallo tra esplosioni e bombardamenti.

La chiave del successo dell’operazione vera furono gli attacchi aerei coordinati dagli specialisti USA in campo, e in 12 Strong se ne vedono di mastodontici. Mentre a terra i combattimenti sono sempre brutali, tanto da vedere il nemico abbattuto dai propri proiettili, dall’alto della quota d’attacco dei bombardieri B52 le battaglie dell’Afghanistan arrivano appena, come tafferugli tra formiche.

Dettagli da manici del genere:

  • I bistecconi targati USA cambiano caricatore un po’ raramente.
  • Troppe raffiche per essere special force.
  • Se sui fucili hanno mirini Acog, perché nelle scene di cecchinaggio c’è la solita, banalissima croce? Voglio il mio reticolo chevron.
  • Ma perché gli M4 col silenziatore fanno lo stesso suono di quelli senza?

Attori

Gli interpreti sono spa spina dorsale di ogni pellicola, no? No, non nei film di guerra, quelli si guardano per le esplosioni e i proiettili.

Ma 12 Strong si salva anche sui questo fronte. Tutti gli occhi del regista sono per Chris Hemsworth. Che sia grosso e piacione si sa, ma sporco e infagottato convince tutti alla guida dei suoi uomini e come babysitter del signore del guerra Dostun, il braccio armato afgano con simpatie USA.

Michael Shannon è un grande, in qualsiasi ruolo. William Fichtner con tanto di pelata chiude la carrellata di visi noti e megastar.

Gli altri uomini dell’ODA 595 sono tutti perfettamente calati nella parte. Meno battute da duri in linea con lo stile puramente drammatico della pellicola. Con gli sguardi convinti e spaventati, le barbe incolte e coperti da tonnellate di equipaggiamento lacero fanno la loro.

Che dire, 12 Strong coglie in pieno l’atmosfera del romanzo, riuscendo nell’effetto di condensare in due ore o poco più quel che vissero una manciata di soldati USA nelle vallate afghane.

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