Il collezionista di bambini, recensione

Il collezionista di bambini di Stuart McBride è una storia dura, che mostra crudelmente una realtà fredda e tagliente, spesso fastidiosa e schifosa.

il collezionista di bambini recensione sugarpulpTitolo: Il collezionista dei bambini
Autore: Stuart Macbride
Editore: Newton & Compton
PP: 397
Prezzo: 4,90

Una cosa va detta subito: non è un libro per stomaci delicati. E con questo incipit credo di poter già fornire una chiave di lettura di un gran bel romanzo, che però va letto sapendo che ci sarà da stare male.

Il collezionista di bambini, libro del 2005, ci porta a conoscere sia l’autore, sia il personaggio di Logan McRae, investigatore della polizia di Aberdeen. Un esordio con il botto!

Per chi, come me, considerava la Scozia solo kilt, whisky e cornamuse, prima le letture di Irvine Welsh, e poi la scoperta di MacBride, possono essere delle bombe: in questa storia Aberdeen è una città violenta che, con l’avvicinarsi del Natale, mette in mostra le sue miserie e i suoi relitti umani.

La pioggia, la neve sporca, il freddo e la nebbia.

Igredienti che non abbandonano mai una narrazione veloce ed efficace. Una storia dura, che mostra crudelmente una realtà fredda e tagliente, spesso fastidiosa e schifosa.

Logan McRae rientra da un periodo di assenza dal lavoro: un criminale gli ha strapazzato lo stomaco con un cacciavite, solo un miracolo l’ha salvato. E appena riprende posto, pronto ad affrontare un “rientro gaduale” si deve scontrare con un crimine efferato: il cadavere di un bambino, mutilato, recuperato in un fosso.

Non sarà l’unico, purtroppo. E sulla città di Aberdeen, tra le luci giallastre che illuminano strade cupe e sporche, si allunga l’ombra di un serial killer che stupra e uccide bambini.

Come dicevo in apertura, non è una passeggiata. Però ci sono dei “ma”. E sono quei “ma” che fanno la differenza tra uno splatter e un gran bel romanzo.

Innanzitutto la freddezza della narrazione fa sì che i particolari più truculenti passino in secondo piano. L’autore, con questo romanzo, non vuole scandalizzare o infastidire.

Certo, l’odio lo si prova, ma non c’è la profondità analitica di una Kay Scarpetta, o la violenza da voltastomaco di Birdman di Mo Hayder.

Certo, si parla di bambini stuprati, uccisi, e mutilati, ma nella bravura dell’autore c’è il portare il lettore a concentrarsi sul quadro completo.

E una cosa mi colpisce sempre, quando leggo romanzi britannici: la polizia disarmata. La scena di un’irruzione è ben lontana dalle americanate in cui si entra e si comincia a fare fuoco. Basta questo, alle volte, a mandare su la tensione.

E poi, è dissacrante dirlo, ma Logan McRae fa ridere. Tra un’incazzatura e l’altra, il lettore sorride e a volte ride di gusto. Perché il protagonista si infila in situazioni grottesche e, nonostante lo sfondo violento, come nel migliore Tarantino, si finisce a ridere.

Insomma, un gran bel romanzo, e un gran bell’esordio. Un po’ di coraggio nell’affrontarlo ci vuole. Ma poi, tranquilli, mettere giù il libro sarà l’impresa più difficile che vi toccherà.

4 barbabietole su 5

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