Il fiume ti porta via, recensione

Il fiume ti porta via di Giuliano Pasini è un noir perfetto in cui il Commissario Serra dovrà affrontare l’indagine più difficile e dolorosa della sua carriera

il-fiume-ti-porta-via-giuliano-pasini-recensioneTitolo: Il fiume ti porta via
Autore: Giuliano Pasini
Editore: Mondadori
PP: 267
Prezzo: cartaceo 19,00 euro | ebook 9,99 euro

Non c’è titolo più indicato. Questo romanzo, terza spettacolare opera del fu astro nascente del noir italiano, oggi eccellente talento consolidato, è come un fiume di pianura: scorre lento. Ma scorre inesorabile.

Intendiamoci, i ritmi sono frenetici, i colpi di scena marcati. Ma è un noir vero, che ti fa entrare lentamente nei suoi meccanismi, che ti accompagna con uno stato d’animo difficile da digerire, con una costante sensazione di insicurezza.

Le spire della storia ti avvolgono con movimenti minimi, non te ne accorgi. E poi, all’improvviso, ci sei dentro fino al collo, e non fuggi più.

È un romanzo a cavallo tra l’atto d’amore nei confronti dell’Emilia che ha orgogliosamente reagito al terremoto e un’analisi lucida ma spietata del disagio che vivono gli ultimi, i dimenticati.

Pasini non lascia indietro nulla: lungo le strade afose, con il caldo umido che sembra appiccicarti i vestiti addosso mentre leggi, di Ponte Ratto, nella bassa, fa scorrere come un film immagini di paura, odio, amore, desolazione. Parla di alluvioni, parla di salvezze.

Il dolore traspare da ogni pagina, ma la speranza è ancora il sentimento che prevale.

Per chi ha conosciuto Roberto Serra in 20 corpi sulla neve e in Io sono lo straniero, questo romanzo è la perfetta sintesi della storia del poliziotto antieroe.

Serra, oggi commissario sospeso dal servizio, è padre di una bambina. Una bambina speciale, per certi aspetti, così come speciale è lui. Il medico che negli anni ha tentato di trovare una spiegazione ed una cura al male sottile che colpisce il commissario, è stato ucciso nella bassa.

Serra andrà ad indagare, lo farà senza distintivo e senza armi. Ma questa volta la prova sarà difficile, la più difficile.

Giù, di corsa, attraverso storie di malattia mentale e di tentativi di normalità, in mezzo a piatti succulenti e vini che ti pare di gustare, correndo sul costante limite tra quello che è appena accaduto e quello che di certo sta per accadere.

Con personaggi che sembrano senza tempo, cuciti addosso ad un territorio sterminato di caldo e passione, con chiari riferimenti alla letteratura di Guareschi (che strappano più di un sorriso).

Con il sottofondo di una canzone di Ivano Fossati, che ci dice come ci sia tempo. Tempo in cui ci siamo perduti, come smarrire un anello in un prato, e c’era tutto un programma futuro che non abbiamo avverato.

E c’è un’altra canzone che ritorna costante, una sua frase: i matti sono punti di domanda senza frase. Sembra di ascoltarla tra le pagine, di leggerne le pieghe, di vedere Cristicchi in piedi sulla seggiolina a raccontare il dolore di chi non è riuscito a trovare il proprio posto al mondo.

Il fiume è una massa d’acqua lenta, scura e inesorabile. Non conosce soste, non rallenta mai. E ogni tanto si arrabbia e comincia a riversare il suo malessere lungo le sponde, le spacca e invade le strade, le case e i cuori.

Distrugge e uccide. Ma poi si ritira, e la gente si rialza e combatte per tornare alla normalità. Come il male.

Solo che il fiume e il male, non sono consapevoli di quello che fanno.

Roberto Serra, invece, sa perfettamente quale battaglia stia combattendo. E Roberto Serra non si arrende. Come la gente dell’Emilia.

5 barbabietole su 5

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