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L’uomo senza un cane, la recensione

L’uomo senza un cane di Hakan Nesser non solo è un ottimo thriller nel segno della grande tradizione svedese, ma anche una grande epopea famigliare..

l-uomo-senza-un-cane-hakan-nesser-recensione-sugarpulpTitolo: L’uomo senza un cane
Autore: Hakan Nesser
Editore: Guanda
PP: 443
Prezzo: cartaceo 18,00 euro | ebook 6,99 euro

In seguito al grande successo della trilogia del Millennium (di è stato da poco pubblicato il seguito) si è riconsiderata l’intera narrativa thriller svedese; tra i molti emergono Henning Mankel con la serie del commissario Kurt Wallander, Anne Holt, e Hakan Nesser con le vicende dell’ispettore italo svedese Gunnar Barbarotti.

Hakan Nesser ne L’uomo senza un cane è attento alla costruzione del retroscena dove si “prepara” lungamente il crimine prima di consumarsi.

Le prime cento pagine sono dedicate alla descrizione della famiglia Hermansson residente nella città svedese inventata di Kymlinge.

Prima con un flash su tutti i componenti della famiglia e poi con il resoconto della festa che si celebra il 20 dicembre, nella straordinaria occasione del sessantacinquesimo compleanno del capofamiglia Karl-Erik insegnante in pensione e del quarantesimo dell’adorata primogenita Ebba, primario di chirurgia.

All’ombra del loro successo si muovono la moglie di Karl-Erik, Rosemarie Wunderlich sempre più stanca del marito, il secondogenito Robert, colpevole di aver recato vergogna all’intera famiglia partecipando a un reality TV a tinte forti e la terza figlia Kristina sposata con il ricco produttore televisivo Jacob Wilnius e il loro figlio Kelvin, nonché il marito di Ebba, Leif Grundt, direttore di un supermercato che era riuscito a sedurre Ebba soltanto fingendosi uno studente universitario e i loro figli Henrik di 19 anni e Kristoffer di 14.

La scomparsa di Robert e di Henrik, scuote finalmente gli animi della famiglia che dietro la facciata medio – borghese si rivela in realtà assai conformista. Qui regnano rapporti affettivi che celano grosse frustrazioni se non veri e propri rancori tra fratello e sorella, figli e genitori, odi trasversali, incertezze sessuali, incesto. Tutto ciò è raccontato da una penna ironica ma implacabile.

A far luce sulla doppia sparizione viene chiamato l’ispettore Gunnar Barbarotti, un quarantacinquenne disincantato che porta avanti un’indagine lunga ed esasperante, disincagliandosi tra le maglie della complessa tela intessuta dagli Hermansson. Sparizioni che con il lento procedere delle ricerche si riveleranno omicidi.

Ma il mancato ritrovamento dei corpi logora tanto i famigliari che la Polizia.

Come spesso accade nella letteratura di genere, il romanzo è perfettamente impostato in cinque parti, dal Dicembre dell’anno delle sparizioni al Dicembre dell’anno in cui si concludono le indagini, ma precipita nelle ultime cento pagine dove capitola come se il finale fosse una sintesi di tutta la trama precedente in modo (voluto?) che il lettore più attento si trovi in possesso delle carte per risolvere lui stesso il caso delle due sparizioni.

Lungo più di 400 pagine L’uomo senza un cane rivela l’abilità narrativa di Hakan Nesser, romanziere nel senso più classico del termine, capace di lasciare sullo scrittoio non solo un accattivante thriller ma un’epopea famigliare degna di un romanzo russo dell’Ottocento.

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