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A Cannes è la giornata di Alain Delon, mito tra le polemiche

A Cannes è la giornata di Alain Delon, il mito del cinema francese e mondiale che oggi riceverà la Palma d’Oro alla Carriera sulla Croisette (non senza qualche polemica).

E niente oggi è la giornata di Alain Delon a Cannes, omaggiato con la Palma d’Oro alla carriera in questa 72esima edizione, il divo a 83 anni salirà sulla Montée des Marches, il red carpet del Palais du cinema, dopo essere stato nella giornata anche protagonista di una masterclass.

CELEBRAZIONE CON POLEMICHE

Ma la celebrazione dell’attore, che lungo tutta la sua vita ha avuto a che fare con il “desiderio”, non è stata per nulla scevra da polemiche. Anzi di molto di più, visto che è stata accompagnata da una petizione contro la Palma d’oro che arriverà fra le sue mani, firmata da 22mila persone.

Sì, il mito del cinema che con il suo sguardo ammaliante, e i suoi occhi blu, osserva dal poster che il festival di Cannes ha voluto dedicargli, è al centro dell’attenzione anche per essere stato definito in questa petizione “razzista, omofobo e misogino”.

Nel film La piscina (La piscine, 1969), ambientato in una villa della Provenza assolata, Delon, abbronzato, giovane, con gli occhiali scuri, steso sul bordo di una piscina turchese, accarezza le gambe di una donna, di cui non si vede il volto, e la bacia, sfilandole il bikini, una storia di un torbido triangolo sessuale, in cui in gioco ci sono Romy Schneider e Mireille Darc. E fuori dal set la liaison continua. Del resto con la Schneider, il suo grande amore, finirà molto male, quattro anni dopo la lascerà, e la vita di Romy a seguire sarà molto tormentata fino all’attacco cardiaco che le sarà fatale.

In quei tempi le foto di Alain Delon erano già da qualche anno sui banchi di scuola di moltissime fanciulle, che impazzivano per lui, il suo impermeabile, e la sua cicatrice in Frank Costello faccia d’angelo (1967), e, ancor più, facendo un percorso a ritroso, nel ruolo del beffardo Tancredi, vanesio, de Il Gattopardo (1963), di Luchino Visconti, e sempre per Visconti, prima in Rocco e i suoi fratelli (1960).

Alain Delon è stato uno degli uomini più belli del cinema, e lui che di palme non ne ha mai vinte, si ritrova oggi anche 22mila firme, raccolte su thepetitionisite, che vorrebbero non ricevesse nemmeno quella per la carriera.

Il divo pare, in alcune uscite pubbliche, come nella trasmissione tv Thé ou café (2018), abbia fatto dichiarazioni in cui si definiva machiste, in cui dichiarava di non essere contrario alle nozze gay, o all’adozione dei bambini, anche se aggiungeva che lui di adattarsi ai tempi non ha alcuna voglia, tempi questi che “banalizzano quello che è contro natura”.

Discorsi che hanno fatto scalpore, e nella petizione si rincara la dose, ricordando che il figlio di Alain, Alain-Fabien, dichiarò che il padre era stato violento con sua madre, Rosalie Van Breemen. E poi Delon non ha mai celato una certa vicinanza con le Front National e un’amicizia personale e consolidata con la sua ex leader Marie Le Pen.

CANNES-DELON, AMORE-ODIO

Insomma, un quadro sfaccettato e complesso come complesso è sempre stato il rapporto che Delon ha avuto con Cannes, anche se Alain non può che restare un’icona nazionale pour la France, e Thierry Frémaux, il direttore del Festival, ha dichiarato che Delon “ha diritto di pensare quello che vuole”, e che “è complicato giudicare con gli occhi di oggi quello che è successo anni fa”.

Insomma, la questione è chiusa. Forse. Resta aperta di certo la partita con cui il Festival di Cannes ha sottoscritto la Carta con cui si auspica il raggiungimento della parità di genere nei festival cinematografici internazionali entro il 2020, firmata l’anno scorso dalla Presidente di Giuria di allora, Cate Blanchett, anche se di passi avanti ne ha fatti, vista la presenza femminile di quest’anno, a partire dalla presenza, nel suo manifesto della regista Agnès Varda (scomparsa lo scorso 29 marzo).

Certo è che a concorrere per la Palma d’oro ci sono solo 4 registe contro 17 registi.

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