The Accountant

The Accountant, la recensione di Danilo Villani per Sugarpulp

The Accountant, la recensione di Danilo Villani per Sugarpulp MAGAZINE. A metà tra thriller e action-movie è un film di presa di coscienza sociale.

L’importanza di certe figure, più o meno oscure, quali i broker finanziari o anche i semplici contabili all’interno di organizzazioni criminali sono state già oggetto di analisi e discussione su questo magazine nell’intervista concessa da Piergiorgio Pulixi. Personaggi anonimi ma non per questo meno importanti degli stessi capi poiché le loro capacità di “far girare i soldi” li rendono indispensabili nel contesto dei sodalizi stessi.

Christian Wolff, interpretato magistralmente da Ben Affleck è, più che un contabile, è un auditor specializzato nello scovare nei bilanci più di qualche ammanco. Per i suoi servizi viene richiesto su scala globale da clienti “particolari” ma non disdegna di esercitare la professione di semplice commercialista per gente comune dimostrando doti eccezionali quali incredibile rapidità di calcolo e conoscenza mnemonica delle regole degna di un computer. All’apparenza sembrerebbe un genio ma una serie di flashback svela che il protagonista è affetto da autismo.

E qui il film si sviluppa su più livelli. Quello di formazione è fondamentale: un padre, alto ufficiale dell’esercito, che non si rassegna alla patologia del figlio e procede a una terapia d’urto che include anche arti marziali. La “specializzazione” sulla contabilità grazie a un compagno di cella, consulente finanziario di una “famiglia” newyorkese. La presa di coscienza della propria “diversità” e gli sforzi per interagire con il mondo.

Menzione speciale per l’interpretazione di Jonathan Kimble Simmons che dopo una carriera spesa in ruoli di caratterista trova la sua giusta collocazione nel ruolo di un dirigente del Tesoro statunitense offrendo una performance asciutta e tormentata.

Un po’ thriller, un po’ action-movie, The Accountant è soprattutto un film di presa di coscienza sociale. Sulla capacità di inserire il “diverso” nel contesto sociale ma in special modo di accettarlo.

4 barbabietole su 5

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