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Ad Astra, la recensione

AD ASTRA di James Gray è uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni. Un Brad Pitt e un Tommy Lee Jones in stato di grazia ci fanno vivere un’avventura ai confini della galassia.

Era da tanto che aspettavo un bel film di fantascienza, uno di quei film costruiti intorno ad una storia solida, ben scritta, capace di andare al di là di tutte le pippe mentali che hanno attorniato il genere negli ultimi anni.

Un film che non faccia grandi spiegoni sul futuro dell’umanità, senza la pretesa di insegnarci come dobbiamo vivere, ma che si limiti a raccontare una gran bella storia (e vi pare poco, direte voi…).

Ad Astra è proprio così: una storia di forte impatto cin un viaggio ai confini della galassia che si fonde ad un viaggio all’interno dell’animo umano.

Se a questo aggiungete una prova attoriale superba di Brad Pitt e di Tommy Lee Jones, un ritmo altissimo, una tensione narrativa continua e una scrittura perfettamente equilibrata, ecco che vi ritrovate di fronte a un filmazzo.

Brad Pitt mi ha davvero stupito, così come mi ha stupito Tommy Lee Jones che sembra un dannato Capitano Akab dello spazio consumato dalla sua ossessione.

Un’ossessione e un viaggio che diventano metafora del rapporto tra padre e figlio, un rapporto molto più difficile da gestire di quanto si possa credere e che mette in crisi gli uomini fin dai tempi di Cronos e Zeus.

Tutti dicono che prima o poi bisogna tagliare il cordone ombelicale, beh vi assicuro che per il povero Brad alias Maggiore Roy MacBrdie non sarà affatto facile.

SCOREGGIONI NON VI TEMO

Rispetto ai tanti pipponi fantascientifici degli ultimi anni poi Gray riesce a tenere alto il ritmo con alcune sequenze d’azione magistrali e perfettamente inserite all’interno della storia.

Ad essere sincero mi fanno un po’ sorridere i tanti giornalisti, esperti e supercritici che qui alla Mostra del Cinema chiacchierano in terrazza parlando di un film incoerente, poco riuscito, del fatto che sia impossibile per l’uomo volare fino a Saturno, della teoria dell’antimateria che non sarebbe realistica, che blablablabla….

Sapete cosa vi dico? BASTA CON QUESTE CAZZATE. Basta.

Non ne posso più. Se vado a vedere un film di fantascienza me ne sbatto se l’uomo può o non può andare su Nettuno, Plutone, o LV-426, perché se i presupposti sono questi allora buttiamo via tutta la fantascienza vista al cinema negli ultimi 100 anni. E bruciamo anche i libri di Verne, Asimov, Herbert…

A questo punto mi aspetto che quando uscirà finalmente Dune di Villeneuve la gente stroncherà il film perché “Non si può viaggiare nello spazio usando la spezia!”.

Se devo essere sincero inizio a spaventarmi perché non riuscire a inserire le cose all’interno del loro corretto contesto è un segnale di degrado preoccupante, soprattutto se a farlo sono persone che in teoria dovrebbero essere intelligentissime (o per lo meno loro credono di esserlo).

Ma davvero c’è ancora chi si spippola su queste menate?

Davvero c’è ancora chi si sente a disagio di fronte ad un film capace raccontare una storia divertendo ed emozionando lo spettatore?

Perché di questo stiamo parlando, di una storia che ci fa divertire, sognare, piangere, saltare sulla sedia… questo è il cinema, una delle più grandi fabbriche di emozioni di tutti i tempi.

Se cercate la coerenza e la rigorosità leggetevi un bel manuale di fisica quantistica.

Io mi accontento di alzare lo sguardo al cielo e di volare AD ASTRA.

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