Adam Wild, la recensione di Cristiano Idini

Adam Wild, il nuovo classico in casa Sergio Bonelli Editore.

Il nuovo nato di casa Bonelli, Adam Wild, è approdato di recente alle edicole. Nato dalla penna esperta di Gianfranco Manfredi (Magico Vento, Volto Nascosto e molti altri), l’eroe è tutto tradizione bonelliana, e della più pura: il contesto è quello dell’Africa subequatoriale del XIX secolo, e Adam Wild è un esploratore scozzese membro della Royal Geographical Society. Ma a dispetto di questa formale appartenenza, la sua indole è da spirito libero.

Adam Wild, la recensione di Cristiano Idini

Sin dalle prime tavole si intuisce il carattere del personaggio: eccessivo, irruento, estremamente fisico. Entra in scena ubriaco, si butta a mare per smaltire la sbornia, colpisce con un cazzotto il suo potenziale prossimo finanziatore. Da lì in poi, solo ritmo e azione senza quasi pause. E’ l’avventura classica, è Salgari, ma soprattutto è il bonelli più autentico. Wild si pone apertamente nel solco tracciato dai fratelli maggiori, come Tex e Zagor, pionieri di un genere che ben presto è diventato una colonna portante dell’intrattenimento made in Italy.

Tra gli elementi di tradizione rispettati, la somiglianza fisica del personaggio con attori famosi. Se Dylan Dog è Rupert Everett, Napoleone Marlon Brando, Julia Audrey Hepburn e Brad Barron George Clooney, Adam Wild è Errol Flynn, attore degli anni quaranta noto per i suoi ruoli in film di avventura e per il suo trascorso da scapestrato, approdato al cinema dopo mille mestieri.

E ancora: la presenza di una spalla fissa, da Manfredi individuata nello schiavo liberato di nome Makibu, nonché alcuni comprimari come la principessa Bantù Amina e il finanziatore Narciso Molfetta, già presenti nel primo numero, e altri che verranno presentati in seguito.

Il numero uno, “Gli schiavi di Zanzibar”, oltre a introdurre i primi personaggi cala il lettore in ciò che sarà il leitmotiv della serie, ovvero la personale lotta di Adam contro la tratta degli schiavi. I motivi che spingono il protagonista a questa crociata sono in un certo senso l’essenza del personaggio: la libertà individuale come essenza della vita, il rifiuto dell’autorità, il diritto sacrosanto di ognuno di poter scegliere il proprio destino. Se la schiavitù può essere concepita come la massima negazione di questi cardini esistenziali, ecco che un uomo come Wild non può che impegnare la propria vita nel combatterla.

Adam Wild, la recensione di Cristiano Idini

Il fumetto, come la maggior parte delle recenti creazioni Bonelli, è articolato in “stagioni” di dodici episodi, un po’ sulla falsariga delle serie televisive. Attualmente pare siano già pronte storie per un totale di due stagioni, e poi si vedrà. Se la serie avrà un buon riscontro, come speriamo, Wild sarà ancora a lungo presente nelle edicole e nelle fumetterie.

In chiusura, una parola sugli autori: ai testi Gianfranco Manfredi, che non ha bisogno di grandi presentazioni. Sceneggiatore dalla tecnica solida e collaudata, infonde nelle sue creazioni anche la profondità di uno studio serio su personaggi e contesto, in primis dal punto di vista storico. Vedere il magnifico lavoro fatto su una serie come Magico Vento, o sulla storia auto-conclusiva di Volto Nascosto, dove le atmosfere dell’Italia coloniale erano rese alla perfezione.

Ai disegni si alterneranno un gruppo di autori scelti personalmente da Manfredi, tra cui vogliamo citare Alessandro Nespolino, il cui tratto classico è ammirabile in questo primo numero, e Antonio Lucchi, sassarese come chi scrive e autore del secondo.

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  • roby

    il caro adam wild secondo il mio modesto parere e’ stata una grande delusione per una semplicissima ragione : il solito fumetto d’avventura con tanto di sparatorie .
    a parte il fatto che in casa bonelli hanno fatto ben altro per quanto riguarda l’avventura ,
    ma oggi i lettori smaliziati voglione leggere ben altro .
    la cara bonelli ( lo dico per il loro bene ) deve finirla con ambientazioni avventurose o
    poliziesche .
    saghe storiche , ucronie , guerra , fantascienza pura , altri universi , futuri lontanissimi ,
    saghe fantastiche , ecc.
    parlare maggiormente dell’assurdita’ sociale in cui siamo immersi attraverso i suoi fumetti .
    insomma la creativita’ al primo posto .

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