Addio, Kam!

stuart-kaminsky2E’ deceduto il 9 ottobre scorso nei pressi di St. Louis, Stuart Melvin Kaminsky: era nato a Chicago nel 1934 ed era stato uno dei più esimi insegnanti di Storia e Critica del Cinema per ventidue anni, dal 1972 al 1994, presso la Northwestern University di Evanstone in Illinois.

E il cinema ha segnato la sua vita o meglio ancora, la sua vita ha segnato la Storia del Cinema: autore di una decina di illuminanti monografie (da Don Siegel attraverso Clint Eastwood passando per John Huston fino a Ingmar Bergman), il suo saggio del 1974 Generi cinematografici americani – American Film Genres: Approaches to a Critical Theory of Popular Film risulta a tutt’oggi una delle pietre miliari della critica cinematografica mondiale, un saggio nel quale, attraverso una sapiente lettura dei canoni sui quali si fonda un genere e la relativa messa in scena cinematografica, ha saputo diffondere ed esaltare il cinema sia come media popolare sia come prodotto culturale e artistico. Come scrittore di gialli compose più di una sessantina di romanzi (molti dei quali tradotti in Italiano da Einaudi, Mondadori e Alacràn) con una serie di protagonisti: dall’Ispettore moscovita Rostnikov al sergente della polizia di Chicago Abe Liberman passando per i detective Lew Fonseca e Jim Rockford, tutti brillanti protagonisti di diversi romanzi.

Negli ultimi anni ha scritto dei romanzi tratti dalla famosa serie televisiva C.S.I.: New York, però soprattutto ci piace ricordarlo come uno scrittore dal taglio ironico e surreale, caratteristiche che emergono in maniera preponderante nei suoi gialli ambientati nella Hollywood degli anni d’oro, con protagonista l’esilarante detective Toby Peters: dal primo della serie del 1977 Una pallottola per Errol Fynn passando per Follie di Hollywood e Non fate arrabbiare i Vampiri fino al 26° e ultimo della serie Now you see it ancora inedito in Italia, il ricordo in questi romanzi va immediatamente e direttamente alle atmosfere del magistrale Triste y Solitario Final dell’immenso Osvaldo Soriano.

Con Soriano, Kaminsky aveva in comune non solo la passione per il cinema, ma altresì una capacità narrativa ancorata saldamente alla fantasia che gli ha permesso di rivoluzionare il noir classico alla Chandler, presentando una figura di detective di quart’ordine, un arruffone casinista che è l’esatto contrario della figura del detective duro e puro impersonato sullo schermo da Humphrey Bogart, il quale si trova sempre suo malgrado protagonista di avventure rocambolesche che ricordano più le comiche slapstick dei tempi del cinema muto che le avventure cupe e malinconiche dei noir classici degli anni ’40 e ‘50.

Come romanziere, la fiaba, il mito, il divertissement surreale furono i suoi campi di elezione e non a caso fu scelto da Sergio Leone come uno degli sceneggiatori e dei dialoghisti di C’era una volta in America, dove il suo talento e la sua vena di fine umorista si poté sprigionare liberamente, fuori dagli schemi di un vetusto cinema con pretese di pseudo-realismo ombelicale.

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