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Aglio, olio e assassino, la recensione

Aglio, olio e assassino

Aglio, olio e assassino, la recensione di Giulia Mastrantoni del giallo di Pino Imperatore pubblicato da Dea Planeta Libri.

Aglio, olio e assassino copertinaTitolo: Aglio, olio e assassino
Autore: Pino Imperatore
Editore: Dea Planeta Libri
PP: 368

Non lo sapevate ancora, che la pasta fa male? No? Tranquilli, rimediamo subito: allora, i carboidrati gonfiano e il condimento della pasta è micidiale. Che facciamo, eliminiamo finalmente dalla dieta ‘ sta benedetta pastasciutta? Occhio, eh, che c’è anche il glutine da considerare, quindi il pericolo carboidrati raddoppia.

Di certo Amedeo Caruso ha eliminato pastasciutta, condimenti e tutto ciò che ingrassa: è morto. È stato ritrovato con il pene in una padella piena di olio e di aglio, un mazzetto di peperoncino sulle natiche nude e un coltello piantato tra le scapole. Di certo non mangerà più pasta. Anzi, nel suo caso il condimento è risultato proprio fatale.

A indagare sul caso è l’ispettore Gianni Scapece, originario di Napoli ma rimpatriato solo di recente. Quattro anni prima i suoi genitori sono morti e lui ha pensato bene di tornare nell’appartamento che è stato la culla della sua gioventù.

Alla Parthenope, rinomata trattoria napoletana a un tiro di schioppo da casa di Gianni, lavorano Ciccio, Braciola e una coppia di cuoche. Ciccio è in realtà Francesco Vitiello, proprietario e chef. Un uomo tutto d’un pezzo, napoletano DOC dal cuore d’oro. Braciola è suo figlio, un uomo panciuto come pochi e sposato con Angelina, un donnone esperto di film horror che ha spesso visioni premonitrici. Diego è il figlio di Braciola e Angelina, fratello di Isabella, una rossa dalla bellezza rara che ama aiutare chiunque abbia bisogno. Il quadro è completato da Zorro, mascotte a quattro zampe (e ovviamente nera) della Parthenope.

Mentre Scapece indaga con il commissario Improta sull’omicidio di Amedeo Caruso, un secondo delitto ha luogo. Questa volta si tratta di una donna, Tania, una fioraia che risiedeva sola e il cui corpo nudo viene ritrovato in una valigia. Cosparso di olio al peperoncino.

Come se non bastasse, l’assassino si diverte a inviare a Scapece prelibatezze piccanti: prima dei gamberi, poi le linguine, infine un pollo alla diavola. Che cosa significherà?

A rendere il tutto più intricato, c’è il quadro appeso in una chiesa. Ritrae San Michele. Fitto di simbolismi, il dipinto è la soluzione ai delitti. Ma come interpretarlo?

Se siete alla ricerca di qualcosa di disimpegnato, da leggere quando siete stanchi e avete avuto una giornata che ha messo ogni cellula grigia del vostro cervello KO, questo romanzo potrebbe fare al caso vostro. Un mix tra Dan Brown e un delitto culinario di paese, una storia che si lascia leggere senza dover tornare mille volte sui passaggi chiave e che permette di distrarsi.

Un giallo, insomma, fatto per intrattenere senza angosciare il lettore. Un delitto simpatico, animato da personaggi d’altri tempi e in una Napoli che è fatta di gente dal cuore buono.

Se avete la tendenza ad avere fame ogniqualvolta qualcuno vi nomina del cibo, però, eviterei di iniziare a leggere Aglio, olio e assassino. Io vi ho avvisati…

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