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Ah l’amore l’amore, la recensione

Ah l’amore l’amore, la recensione di Danilo Villani del nuovo romanzo di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio.

Ah l’amore l’amore, la recensione
  • Titolo: Ah l’amore l’amore
  • Autore: Antonio Manzini
  • Editore: Sellerio
  • PP: 352

“È squallido, scalzo, peregrino, uso a dormir nudo e frusto per terra,

sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio,

perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. 

Ma da parte del padre è coraggioso, audace, risoluto, sempre pronto

a escogitar trucchi d’ogni tipo, terribile ciurmatore, stregone e sofista”.

Socrate via Luciano de Crescenzo

In un celebre brano degli anni ’70 del XX secolo, veniva definito “folle sentimento”. Ed è appunto la follia amorosa che pervade l’ultima opera di Antonio Manzini “Ah l’amore l’amore”, un romanzo giallo di stampo classico che miscela sapientemente il genere con tocchi di atmosfere melò.

Non solo il misfatto, e la conseguente indagine, ma un excursus nei sentimenti che albergano in Schiavone e, sorpresa sorpresa, in tutti i suoi collaboratori. Un romanzo che fa della coralità una delle sue caratteristiche e qui diamo atto all’autore di cercare sempre nuove strade, di sperimentare, di sapersi rinnovare pur mantenendo salda la struttura dell’opera.

Rocco Schiavone rimasto ferito durante le vicissitudini di Rien ne va plus, viene sottoposto a nefrectomia. L’intervento riesce perfettamente e il nostro inizia a strologare sulla vita a seguire senza un rene.

Peccato che lo stesso intervento, nello stesso ospedale, eseguito dalla stessa equipe, porti alla morte del paziente, un notabile, affermato imprenditore aostano. La parola “malasanità” è la prima conseguenza del fatto ma il nostro, dopo attenta valutazione sulle capacità del chirurgo, non è convinto appieno sull’incidente di percorso e, seguendo l’innato istinto del poliziotto, inizia una sua personale indagine.

Indagine nella quale troverà robusto supporto dal questore Costa e dal procuratore Baldi i quali, nonostante le perplessità che da sempre Schiavone genera nei loro confronti, rinnovano la loro piena fiducia.

Sulla falsariga del felice esperimento sviluppato del racconto L’eremita, (Rocco “prostrato” a letto con 37.2° di febbre) l’autore ci conduce in un’indagine, per gran parte del romanzo, da remoto essendo Schiavone ristretto, per motivi sanitari, in una camera d’ospedale.

E durante la degenza non può fare a meno di pensare, di riflettere, di tentare di mettere ordine nella sua vita vista l’incipienza dei 50 anni. E l’amore, il folle sentimento, il fil rouge che pervade tutto il romanzo verrà in suo soccorso.

Come accennato in precedenza, non solo Rocco ma gran parte dei componenti la sua squadra sono divorati da fiamme amorose: l’amletico Casella, l’anatomopatolologo Fumagalli che finalmente scopre la carne viva, il viceispettore Scipioni che si rivela essere un tombeur de femmes da manuale. Ma l’amore non è solo questione tra uomo e donna. Anche le amicizie, quelle vere, sono atti d’amore e il vicequestore ne riceverà riscontro.

Il romanzo, e ci mancherebbe altro, si divora in un batter d’occhio anche se, e qui diamo credito alla paraculaggine dell’autore, molti interrogativi rimangono ancora aperti il lettore non può che prenderne atto aspettando il prossimo capitolo. Un must-read assoluto.

Momento Top

Estratto da una lettera olografa che Schiavone trova sul suo letto d’ospedale:

Te ricordi quando facevamo la distinzione tra fratello, amico e amico stronzo? Gli unici quattro fratelli eravamo io, te Brizio e Furio. L’artri ar massimo erano amici. Appunto.

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Made with love by Andrea Andreetta

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