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Collettivo DUMMY: AkaB

Il nostro viaggio tra i meandri del Collettivo DUMMY è arrivato alla quarta tappa. Il protagonista dell’intervista di oggi è AkaB, autore della quarto capitolo de “Le 5 Fasi”, la Depressione (i link alle interviste precedenti Alberto PonticelliOfficina Infernale, Squaz).

Il lavoro di AkaB è forse uno dei più duri e suggestivi di tutto il volume, vediamo la tecnica utilizzata: «Ho lavorato realizzando singolarmente vignetta per vignetta usando acetati e pennarelli, i neri pieni li ho dati con pennarelli secchi con punta a scalpello imbevuti in una densa china cinese. Poi con la punta delle forbici ho graffiato i disegni come se fossero vetro. La colorazione è in parte digitale, in parte no. Il tutto è stato assemblato successivamente usando la stessa struttura divinatoria del’ I-Ching essendo la mia storia un frammentato mosaico di memoria, come in un unico presente continuo».

Grazie per la disponibilità Akab. Allora, ad un anno dall’uscita che ne dici di provare a fare un bilancio di quest’esperienza editoriale?

«Fatto».

Da cosa nasce l’idea di dare vita ad un progetto come “Le 5 Fasi”?

«Se hai mai lavorato nella più completa solitudine e poi provato le dinamiche del lavoro di gruppo, ti sarai accorto che è in quella sottile diversa vibrazione che c’è la risposta. Non è mai nelle parole».

Sei soddisfatto del risultato finale del tuo lavoro o cambieresti qualcosa?

«Credo valga la pena passare da pazzo e risponderti sinceramente: il primo fenomeno che mi accade quando chiudo un progetto è sentirlo non più mio. Esso si affranca dal proprio creatore come un autonomo frankenstein e a quel punto non posso certo andargli dietro per rifinirgli le cuciture, no? Ormai è sceso nel villaggio a far danni, e io non so suonare il violino».

Cosa ti ha colpito di più nel lavoro dei tuoi “compagni di viaggio” in questa avventura?

«Poco fa’ dormivo. E sognavo. Sognavo le 5 fasi in una versione in cui non esistevano 5 storie (+1) ma un unica grande storia di un architetto che sta perdendo la vista e a cui la vita sta andando in frantumi. Il suo sogno da bambino di diventare un lottatore mascherato contrapposta alla realtà della piccola palestra che frequenta dove le prende sempre e il suo appartamento stipato di spazzatura da cui non riesce più a buttare nulla. Cade in depressione il nostro pugile semi cieco. Visita dottori di ogni genere e vaga senza scopo ricordante le doppia bocca del padre e le doppie tette della madre. Poi la malattia agli occhi degenera e tutto il corpo inizia a trasformasi in sinistri tentacolo neri che ricoprono tutto. E tutti. Qual era la domanda?».

“Le 5 Fasi” potrebbero avere un seguito? Per lo meno dal punto di vista di un progetto editoriale così particolare e complesso.

«”Le 5 fasi” è un libro e di certo non vedo un possibile “Le 6 fasi” in cantiere. Quindi no. Ma il progetto Dummy chiaramente si. Lavoriamo tutti i giorni in maniera invisibile da ormai più di due anni proprio per questo. E’ una cosa a cui tengo molto. Una cosa preziosa. Il miracolo dell’autarchia di gruppo».

Cosa ti fa arrabbiare nel mondo del fumetto di oggi?

«No arrabbiare no. Disagio. Disagio molto. Mi spiace ma mi prendo la responsabilità di quello che dico. L’ambiente del fumetto è pieno zeppo di gente malata patologicamente e troppo spesso non si può che rimanere costernati e inerti di fronte tanta aberrazione. Un senso di totale imbarazzo. Un pò la stessa sensazione che si ha quando si vedono gli spot dei libri di Alfonso Luigi Marra. Ma più deprimente».

Cosa ti piace nel mondo del fumetto di oggi?

«Gli amici».

Fumetti e digitale: che ne pensi?

«Questa domanda mi è stata fatta in un anno almeno 20 volte: ma che problema avete? La musica su vinile o su mp3? Lettera o mail? Le cose vanno sempre come devono andare».

Muore Moebius e per un giorno tutti si scoprono grandi appassionati o esperti di fumetti (soprattutto in Italia), poi silenzio totale… Come ti spieghi una cosa del genere?

«E’ morto Moebius? quando?!».

Oggi in Italia tutti si riempiono la bocca con la parola “graphic novel” nel tentativo di dare spessore culturale al fumetto (come se ce ne fosse bisogno). Personalmente credo che esistano fumetti belli, fumetti brutti e fumetti così così, e questo a prescindere dal fatto che si parli di comics, di graphic novel, di fumetti seriali o di “giornaletti”. Che ne pensi di questa moda delle graphic novel?

«La tua domanda contiene già le risposte».

L’ultimo bel fumetto che ti è capitato di leggere è stato…

«Te ne segnalo due: Ciccia di Dave Coopee e Psiconauti di Alberto Vàzquez. Cose che fanno bene. Al corpo. E allo spirito».

Grazie!

Il viaggio alla scoperta de “Le 5 Fasi” e del Collettivo DUMMY continua
il 21 maggio con l’intervista a Tiziano Angri

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