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Alcol Supernova, la recensione

Alcol Supernova di Massimo Fagarazzi, la recensione di Daniele Cutali per Sugarpulp MAGAZINE

copertina9-alcol-supernovaTitolo: Alcol Supernova
Autore: Massimo Fagarazzi
Editore: Tragopano Edizioni
Pagine: 194
Prezzo: 15 euro

L’amicizia, quando si è giovani, è per sempre. Come i diamanti. In questo romanzo invece, Massimo Fagarazzi, vicentino d.o.c. classe 1975, musicista e narratore al vetriolo, ci racconta la storia di un’amicizia sì, ma non di diamante.

Alcol Supernova, pubblicato dalla veneziana Tragopano Edizioni della famiglia Spinazzi, è la storia ad altissima gradazione alcolica, appunto, di tre cazzari che hanno lasciato il liceo da qualche anno e si ritrovano a subire tutti gli effetti una sindrome di Peter Pan molto precoce.

In sintesi, Fagarazzi ci racconta attraverso i tre protagonisti come sia davvero molto dura lasciare l’adolescenza per entrare nell’età adulta, a maggior ragione quando le giornate e le serate dei tre amici, Morfeo, Hobbes e Damiano, sono accompagnate da qualsiasi tipo di bevanda alcolica.

E non un bicchiere per ridere in compagnia, ma bottiglie intere fino a spaccarsi il fegato e strisciare per terra senza ricordare poi cosa è accaduto.

Per fortuna, i tre molto spesso sembrano non discendere negli inferi del coma etilico e reggono.

Tra scherzi esagerati e di cattivo gusto, serate trascorse in questura e un filosofeggiare che si rifà a ragionamenti da videogame che capiscono soltanto loro tre, i protagonisti si ritrovano a girare attorno a degli omicidi legati al mondo della musica vicentina, che li coinvolge emotivamente e fanno crescere i sospetti nei confronti di alcune persone nonché di loro stessi.

Fagarazzi narra le vicende dei tre ragazzi in prima persona, dal punto di vista di Morfeo, appassionato di fumetti americani ai quali deve il suo soprannome che cita il Sandman di Neil Gaiman.

È una Vicenza di fine anni ’90, alle soglie del nuovo millennio, con tutte le insicurezze e le sboronate post-liceo, post-lavoro, un mix di alcol di ogni tipo e musica che costante accompagna le vite dei tre amici.

Fino a che, appunto, non vengono alla luce i primi morti che sono tutti musicisti, tutti che hanno avuto a che fare con piccoli spacciatori. E tutti del giro di amicizie di Morfeo, Hobbes e Damiano.

La risoluzione del mistero avviene in concomitanza all’abbandono degli strascichi di adolescenza da parte di Morfeo, con una sorpresa che in chiusura lascia a bocca aperta e sfonda qualche cancello filosofico non semplice in cui fare l’ingresso.

Credo lo si possa considerare un romanzo di formazione. Credo. Ma Fagarazzi fa ben di più, oltre a contornare la sua storia di musica e maledetti ragazzacci degli anni Novanta.

Sdogana la famosa “generazione di sconvolti che non ha più santi né eroi” che tanti danni ha fatto, con una discesa nei dubbi e nelle riflessioni di ragazzi molto intelligenti anche se a rischio cirrosi.

Fagarazzi scrive un bel libro, che si divora in pochi giorni. Con uno stile fresco e dinamico, riesce a parlare di filosofia attraverso la bocca di tre ragazzi che si autodistruggono a causa del grigiore di giornate tutte uguali, ma che si riscattano quando arriva l’ora.

Uno e trino, e questo è un indizio. Da gustare, e se proprio si vuole fare un parallelo fatelo gustandovi anche il libro generazionale scritto da Gino Armuzzi, Sognavo di essere Bukowski.

Dopo di che, passate direttamente alla bottiglia.

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Made with love by Andrea Andreetta

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