Alien Covenant, la recensione di Massimo Zammataro

Alien Covenant, la recensione di Massimo Zammataro

Alien Covenant, il film che aspettavamo come un brufolo sulle chiappe. La recensione (con spoiler) di Massimo Zammataro del nuovo e inutile film di Ridley Scott.

Diciamolo subito: Alien Covenant – come prima di lui Prometheus – fa parte della “Trilogia dello spiegone” fortemente voluta da Ridley Scott per dare risposte a domande imprescindibili che nessuno, tranne lui, si è fatto a proposito di ciò che accadde prima di Alien.

Oltre i suoi propositi, tuttavia, Alien Covenant genera la madre di tutte le risposte: dell’origine degli xenomorfi non ce ne fregava niente all’epoca, e non ce ne frega niente adesso, soprattutto se mi presenti una trama sciatta, telefonata e mal scritta.

Alien Covenant prosegue infatti sulla strada delle cazzatone di sceneggiatura già intrapresa con Prometheus.

La migliore in assoluto: ti sei palesemente accorto che l’androide se la fa con i mostri, ti fai accompagnare in un antro buio in cui ci sono i famosi ovetti kinder con “sorpresa” (tu non lo sai, ma potresti ragionevolmente preoccuparti), un ovetto si apre davanti a te e tu cosa fai? Ci metti la testa dentro!

Cosa resta del film?

Al netto delle puttanate, su cui si potrebbe pure soprassedere, cosa resta di Alien Covenant?
Niente, una pellicola inutile con una trama che gira a vuoto in cui i veri protagonisti non sono più il mostro e la paura che incute sbavando e strisciando in cunicoli umidi e bui, bensì un “sintetico”, Walter, ed il suo doppelganger David con un delirio di onnipotenza (tema che dopo HAL 9000 aveva già rotto le palle) a metà tra Victor Von Doom e il Dottor Zero.

Ciò che dà più fastidio in Alien Covenant, è il costante (già da Prometheus) filosofeggiare sull’origine dell’uomo e chi lo ha creato e chi ha creato il creatore e che due palle ci siamo fatti da Odissea nello Spazio ad Arrival, passando per Contact e mille altri.

Tutto l’impianto del film è finalizzato a questo tema, relegando – come detto – il mostro in secondo piano: non c’è più nulla di Alien e dei suoi tre successori, nemmeno le atmosfere cupe e claustrofobiche.

Unica nota a favore, in Alien Covenant c’è maggiore azione e gore rispetto al suo predecessore, tuttavia c’è più violenza in un qualsiasi Black Friday in un centro commerciale degli Stati Uniti…

Sul fronte attoriale, Katherine Waterston nel ruolo dell’eroina non si avvicina minimamente alla Ripley di Sigourney Weaver, ma non è colpa sua: le hanno scritto un personaggio tutto sommato inutile e funzionale solo al file rouge che vuole che sia una donna a combattere lo xenomorfo.

Poco meglio se la cava l’ormai onnipresente Fassbender chiamato ad interpretare il doppio ruolo dei due “sintetici” antagonisti, Walter e David, uno inespressivo l’altro teatralmente matto da legare.

Insomma, Alien Covenant è l’occasione mancata del riscatto per Ridley Scott: a questo punto molto meglio il tanto vituperato (da molti) Alien vs Predator

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