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L’alienista, la recensione

L'alienista di Caleb Carr, la recensione

L’Alienista di Caleb Carr è una discesa all’inferno, un thriller che lascia senza fiato fino alla fine. La recensione di Massimo Zammataro.

Titolo: L’Alienista
Autore: Caleb Carr
Editore: Newton Compton
PP: 475

New York, 1896. Il ritrovamento di un cadavere massacrato mette in subbuglio le forze dell’ordine ed il capo della polizia, Theodore Roosevelt, decide di metter insieme una task-force per catturare l’autore dell’omicidio; anzi, degli omicidi che si susseguono efferati, ed ancor più orrendi in quanto colpiscono ragazzini poveri che sono costretti a prostituirsi nei sobborghi malfamati della città.

A capo dell’eterogeneo gruppo d’investigazione è posto il dottor Lazlo Kreizler, psicologo ed alienista (cioè studioso delle patologie mentali), il quale – utilizzando innovative tecniche d’indagine – cercherà di tracciare il profilo psicologico dell’assassino e, così, di catturarlo.

Detta così, la trama può sembrare banalina, ma fate attenzione, non è così. L’alienista è un vero viaggio agli inferi: Carr ed il “profiler” ante-litteram accompagnano il lettore attraverso i luoghi di New York, magistralmente e dettagliatamente descritti, senza risparmiargli le atrocità, l’abiettezza e la follia che la città poteva esprimere in quel periodo: povertà estrema, corruzione, vizio, prostituzione, bande criminali, violenza, orrore.

L’alienista è un gran bel romanzo, per me un capolavoro come pochi, che con rinnovato piacere ho riletto a distanza di molti anni, senza che l’opera abbia perso un briciolo della sua bellezza.

Un thriller affascinante e mozzafiato che, nello svolgersi dell’indagine, calibra perfettamente azione e dramma, senza lasciare che il lettore si annoi anche solo per poche pagine.

Onore quindi ai tipi, ganzi e meritori, di Newton Compton che recuperano L’Alienista in occasione della prossima uscita per Netflix della serie tv ispirata al libro.

Otto episodi, con un cast di tutto rispetto, che speriamo rendano onore, oltre che alla trama, soprattutto alle atmosfere gotiche e scure che L’Alienista riesce molto bene a restituire. Se così sarà, allora sarà un successo.

Padovano sanguemisto, classe 1969, era già nato quando l’uomo sbarcava sulla Luna in un teatro di posa allestito dalla NASA, sotto la regia di Stanley Kubrick.
“Lo Squalo” di Spielberg, visto all’età di sei anni, grazie all’incoscienza della nonna materna, lo segna irreversibilmente, mentre la visione di “Alien”, pochi anni dopo, completa il danno. Trascorre così gli anni ’70 consumando le poltrone di legno del cinema parrocchiale, divorando compulsivamente pellicole di tutti i generi, meglio se “de paura”. Naturalmente propenso alla lettura, sin da piccolo legge molto, soprattutto Topolino di cui, nei primi anni novanta, finirà per scrivere alcune sceneggiature pubblicate. Nel 2012, grazie al progetto di scrittura creativa The Survival Diaries, con il quale attualmente collabora, ha ripreso la penna in mano riscoprendo la sopita vena creativa. Dallo stesso anno, scrive racconti e recensioni per Sugarpulp.
Nella vita reale, esercita la professione di avvocato a Padova, è sposato con una moglie che lo sopporta, ama gli amici, la birra scura, la carne alla brace, il cibo fritto ed i ciccioli di maiale. Grazie a Spielberg, ha ancora un mal celato timore di tuffarsi in acque profonde.

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