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Amarti m’affatica

Amarti m’affatica di Andrea Porcheddu, silenzio fuori dalla sala, va in scena il noir.

Amarti m’affaticaTitolo: Amarti m’affatica
Autore: Andrea Porcheddu
Editore: Maschietto Editore
PP: 245
Prezzo: 18 €

Amarti m’affatica, mi svuota dentro, qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto. Ci vuole un bel sorriso che luccichi alla ribalta. La dentista ballerina, Federico, che baci via il cerone rigato dalle lacrime. Non il pastis, basta con ‘ste grappe: da’ tregua al tuo fegato e lasciati in pace. Metti ‘sta testa a posto, che c’hai quarant’anni. Chiama la fatina dei denti e portala a ballare.

Amarti m’affatica, mi dà malinconia, che vuoi farci è la vita, la vita mia. Solo Giulia ci mancava, proprio adesso che dovresti smettere. E poi, pure lei, prima sparisce con quello e poi torna. Lei con il vostro passato, lei con le moine dei tuoi ricordi, lei con i suoi casini. Non infilartici, Federi’, stanne fuori. È un casino più ingineprato di quelli che combini tu. Qua non si tratta più delle vostre scaramucce. Resta nel personaggio, ciondola tra un bar e una scrivania, sputa veleno al sicuro delle tue posizioni altisonanti. Struggiti un po’, va bene, ma non farne una tragedia.

Amarti mi consola le notti bianche, qualcosa che riempie vecchie storie fumanti. Ecco, bravo: consolati. Hai i tuoi foyer, gli studenti, i lettori, il Valle occupato. Hai una missione, estetica e civile. Lascia perdere i trafficanti, gli ex sbirri, i mazzettari e i concussi. La storia incendiata di questo Paese non la puoi fermare. Giulia poteva farsi gli affari suoi, no? Poteva tenersi il naso sulla faccia e, soprattutto, non chiamare proprio te. Vai in Macedonia a fare che? Sei un eroe sbagliato, Federi’: non la troverai mai.

Amarti mi consola, mi dà allegria, che vuoi farci è la vita, la vita mia. Hai capito che qua si parla di morti ammazzati? Ma ti ci vedi in mezzo a una sparatoria? Lo senti il sopracciglio alzato della platea? Devi essere verosimile, Federico, visto che sei un’invenzione. Torna a casa, torna in te. Questi pagano perché tu sia credibile, perché la storia stia in piedi. Pagano per dimenticare lo schifo che c’è fuori, per tornare a casa e sentirsi migliori. Come fanno a immedesimarsi in un personaggio come te? C’è un patto millenario, in quest’arte di cui tanto parli: è più forte della mafia, più dei tuoi rimorsi, è più importante della tua sete d’avventura.

Amami ancora, fallo dolcemente. Un anno, un mese, un’ora, perdutamente. No, non ti amo, Federico. Perché hai violato la regola sacra del tuo copione. Non puoi salire sul palco struccato, con la sciarpa viola, a sputtanarci i trucchi. Volevi gingillarti con i Servizi Segreti? Smascherare i tramacci del gotha? Spatinare le seghe intellettualoidi della crème de la crème de la crème? Mentre guardi sotto al tappeto nei salotti e nelle stanze dei bottoni, la vita continua e l’arte la nutre. E se anche qualcuno ne approfitta, a te cosa importa? La botola non puoi spalancarla, lo sai bene, altrimenti il teatro va in fiamme. Facciamo che Giulia l’avevi già persa, che in fondo a te non cambia niente.

Amarti m’affatica è un coup tutt’intorno al théâtre, con tanto di colonna alcolica e sonora. Mi ha svegliato con rullo di timpani quando mi cascava la testa e sprofondavo in poltrona. ‘Sto Federico fa i salti mortali per farmi incazzare, ma continua a farmi tenerezza. E’ uno incasinato, autoreferenziale e pigro: credevo non combinasse un granché. Invece questo prende e svela tutto il meccanismo: dà fuoco al sipario. E anche uno come me, un fantasma, esce dall’opera a godersi lo spettacolo

Guarda il video di Amandoti dei CCCP, brano a cui è ispirato il titolo del libro.

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