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American Assassin, la recensione

American Assassin, la recensione

American Assassin, la recensione di Danilo Villani del film tratto dal libro di Vince Flynn: due ore di cinema elettrizzante tra thriller e spy story.

La gestazione di American Assassin è durata ben 8 anni. Era il 2008 quando la CBS, acquisiti i diritti cinematografici dall’opera di Vince Flynn con protagonista Mitch Rapp, decise di affidare a Antoine Fuqua (Shooter, Attacco al potere) la trasposizione cinematografica.

Flynn però pubblica nel 2010 il romanzo che da il titolo al film, una sorta di prequel, romanzo che scombina tutti i piani. Il progetto viene accantonato e Flynn non potrà assistere alla messa in opera in quanto stroncato da un cancro alla prostata nel 2013.

Finalmente nel 2016 la sceneggiatura viene completata e la regia affidata a Michael Cuesta (Six feet under, La regola del gioco).

Mitch Rapp, studente americano, sta godendosi una vacanza in quel di Ibiza con la propria fidanzata. La spiaggia viene assalita da un commando di terroristi islamici: Mitch viene ferito e la fidanzata uccisa. Da quel momento l’esistenza del ragazzo sarà esclusivamente imperniata sulla vendetta. Si finge foreign fighter per essere arruolato dallo stesso commando terrorista. Peccato che la CIA lo stia monitorando da tempo…

Finalmente un film thriller, spy story, azione! Dopo salvatori di Case Bianche della serie “resto solo io”, un gradito ritorno al genere.

Tutti gli elementi per due ore di cinema elettrizzante sono presenti nella produzione: sparatorie, inseguimenti, lotta corpo a corpo.

Location degne come Washington, Istanbul e Roma. La Roma di Piazza Navona e del Lungotevere ma anche la Roma (autentica sorpresa) di Corviale scandaloso quartiere dormitorio, pessimo esempio di edilizia popolare.

Anche il cast è di livello: Dylan O’Brien nei panni del protagonista, Michael Keaton vecchio agente residuo della guerra fredda tormentato, come Obi Wan, dal fallimento con il suo migliore agente, David Suchet che smessi i panni di Poirot interpreta il direttore della CIA, la conditio sine qua non ovvero presenza “nera” immancabile nel cinema yankee attuale, Sanaa Lathan vice direttore della CIA (nel romanzo è bianca ma tanto con Arbuthnot nero si è tracciato il solco) e, sia consentito un inciso, il nostro Bruno Bilotta (gradito ritorno) che interpreta il malavitoso locale.

Visione consigliatissima agli amanti del genere e non.

4 barbabietole su 5

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