American Gods, la recensione

Con American Gods Neil Gaiman ci racconta la discesa in Terra degli Dei e scrive uno di quei capolavori che segnano la tua vita di lettore.

American Gods, la recensione di Daniele Cutali per SugarpulpTitolo: American Gods
Autore: Neil Gaiman
Editore: Mondadori
PP: 400
Prezzo: cartaceo 11,00 euro | ebook 6,99 euro

Scrittore, sceneggiatore, poeta (perché quello che scrive a volte rasenta la pura poesia), attivo in più campi dei media, dell’arte, Neil Gaiman è un inglese di Portchester nella contea dell’Hampshire trasferitosi a Minneapolis, in Minnesota.

Da una cittadina piovosa e mediamente fredda, sobborgo di Portsmouth prospiciente alla famosa Isola di Wight, a una città americana ancora più fredda e gelata (vorrà dire che vuole conservarsi bene e speriamo di sì), Gaiman è un genio assoluto.

Questo è un aggettivo che viene utilizzato fin troppo spesso per molti artisti ma per uno dei capostipiti della new wave di scrittori inglesi, balzati alle cronache del fumetto e della letteratura dagli Anni ’80 dello scorso secolo in poi, è più che azzeccato.

Anche British Invasion non veniva più utilizzato dall’epoca dei Beatles e degli scrittori come J.G. Ballard o Michael Moorcock, a metà Anni ’60 sempre del XX secolo. Rieccola, e a ben dire ci sta tutta.

Le due major americane del fumetto super-eroistico, DC Comics e Marvel, per adattarsi ai gusti di un pubblico sempre più esigente e acculturato, sono andate a pescare tutta una nuova ondata di scrittori britannici diventati presto di culto per come hanno affrontato tematiche cupe, scabrose, horror, sociali o eteree.

Gaiman a parte, ché lui fa proprio storia a parte, cito nomi come l’immortale Alan Moore subito prima di lui (Watchmen e V for Vendetta, pietre miliari sempreverdi e attualissime della fantapolitica), poi Grant Morrison (la geniale discesa nella follia di Arkham Asylum vi dice niente?), Jamie Delano (scelto proprio da Alan Moore per dare lo start a Hellblazer, la serie dedicata al mago inglese creato da lui), Peter Milligan (ancora Hellblazer e lo psichedelico Shade, The Changing Man), Mike Carey, Warren Ellis, Garth Ennis e così via.

Tutta gente che ha saputo trasformare personaggi che apparivano quasi come delle caricature in costume in qualcosa di molto più profondo e tridimensionale, toccando aspetti psicologici e sociali a malapena sfiorati o considerati tabù soltanto un decennio prima.

Neil Gaiman però ha fatto molto di più. Ha immaginato prima tutta una nuova schiera di quasi Dei immortali ed Eterni, sette fratelli che esistono da prima della creazione dell’Universo, prendendo il mito dell’omino della sabbia e di un improbabile investigatore dei sogni della DC Comics, centrifugandolo ben bene a sua immagine e somiglianza.

Sforna così quella serie di settantadue numeri che ha vinto innumerevoli premi e che, come dicevo prima, è poesia pura. Sandman, andatevelo a leggere tutto d’un fiato che è stato ristampato nei formati più disparati possibili. Poco prima di Sandman, quando ancora non esisteva il brand adult-oriented Vertigo, ha messo mani alla super-eroina Black Orchid trasformandola in uno spirito elementale della vegetazione, sulla scia dello Swamp Thing di Alan Moore.

Processi immaginifici al di fuori di ogni limite narrativo. Lo accompagna inizialmente Dave McKean, artista britannico che con il suo particolare stile crea emozionanti tavole con il materiale più diverso, cioè disegna facendo collage. Anti-conformismo all’ennesima potenza in un’epoca di rivoluzione per l’arte, nella quale la fontana dell’originalità sgorga a non finire.

Lo scrittore inglese, ormai americano d’adozione tranne che nell’accento, quando poi si dedica anche allo scrivere romanzi fa scendere letteralmente gli Dei sulla Terra.

American Gods è di quei capolavori scritti che ti segnano il cammino della vita. Una trama elaborata ma alla fine neanche troppo complessa, è però come viene raccontato ciò che accade al protagonista Shadow che fa assurgere il romanzo di Gaiman a pietra di paragone del fantastico.

L’idea di base è semplice ma originale: tutti gli Dei delle mitologie antiche, da quella norrena, soprattutto, fino a quella pellerossa, africana e slava, si stanno preparando a una battaglia finale sotto mentite spoglie contro i nuovi Dei adorati nei tempi moderni, ovvero tecnologia, televisione, denaro e così via.

Lo scopo è quello di riprendere il proprio posto nelle favole e nelle credenze popolari dell’Umanità sempre più atea, in un Ragnarok catartico e purificatore.È già geniale l’incipit nel quale Shadow, addirittura appena uscito di galera, sul volo di ritorno verso casa si ritrova seduto vicino a uno strano personaggio di nome Wednesday che gli offre di punto in bianco un lavoro come guardia del corpo.

Soltanto che costui si rivelerà essere Odino, il padre di tutti gli Dei nordici. In un viaggio che lo porterà in vari punti geografici degli States, Shadow incontra personaggi strani e Dei di strada, fantasmi del passato che sembrano molto vivi e trame che lo porteranno a morire e resuscitare, a combattere contro Loki e a far trovare la pace alla moglie morta.

Dietro tutto quanto c’è proprio Wednesday, l’anima cattiva di Odino che si nutre delle morti in battaglia. Si riconcilierà con esso quando andrà in Islanda, dove la fede della popolazione fa rivivere il mito di Odino nella sua controparte buona, quindi gli Dei potranno tornare a occupare il loro posto.

Ovvero: soltanto un pazzo può pensare a una simile trama fuori da ogni normale pensiero umano. Un fantasy che va al di là di qualsiasi fantasy. D’altronde il confine tra genio e pazzia è sempre molto labile, si suol dire. Leggete Neil Gaiman (TUTTO) e il suo American Gods se volete rifarvi gli occhi.

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