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American Sniper, la recensione

Con American Sniper il vecchio cecchino Clint Eastwood non centra il bersaglio. Un film ambiguo e coraggioso ma senza una vera anima.

Si fa presto a strillare al capolavoro quando in cabina di regia è seduto Clint Eastwood. Il cineasta americano si è guadagnato sul campo una credibilità che oggi, ad Hollywood, solo pochissimi autori possono vantare.

Gli squilli di tromba ed i commenti entusiastici intorno alla sua ultima fatica, American Sniper, mi lasciano però alquanto perplesso.

american sniper la recensione feat

La pellicola è basata sull’autobiografia del Navy seal Chris Kyle, tiratore provetto, soprannominato “Leggenda” per il numero impressionante di nemici abbattuti in Iraq (ben centossessanta) e morto assurdamente in patria, per mano di un reduce impazzito.

Diciamocelo. Se lo stesso film lo avesse girato che so, Oliver Stone, molta dei critici ora in brodo di giuggiole avrebbe sostituito la parola capolavoro con “americanata”. Senza puntare troppo l’attenzione su quella dimensione umana che Eastwood avrebbe così magistralmente reso.

American Sniper rappresenta in tutto e per tutto la celebrazione del buon soldato americano che si immola in nome degli Stati Uniti (e del mondo) mettendo la patria e la sua difesa dinnanzi a tutto, anche alla propria famiglia.

american sniper la recensione - bradely cooper

Una prospettiva più che legittima ma a tratti urtante, specie quando la contrapposizione tra soldati americani e combattenti iracheni viene ridotta ad una semplicistica dicotomia buoni/ cattivi davvero troppo didascalica.

D’accordo, parliamo di un biopic ed il punto di vista che ci viene raccontato è quello di Chris Kyle: un certo patriottismo era quasi inevitabile. In fondo si sa, Eastwood non è mai stato uno che le mandasse a dire.

I messaggi veicolati nei suoi film sono sempre stati diretti e cristallini e la sua visione delle cose facilmente interpretabile.

I problemi più grandi di American Sniper sono infatti ben altri. A parte le magistrali scene di guerriglia è proprio quella dimensione umana di cui sopra a lasciarci con l’amaro in bocca.

Insomma, il Bradley Cooper chiamato ad interpretare Kyle risulta un manzo imbottito di steroidi e dallo sguardo vitreo, espressivo quanto un palo della luce, monocorde e mai veramente coinvolgente.

Parafrasando ciò che il grande Sergio Leone disse a suo tempo dell’Eastwood attore potremmo tranquillamente affermare che Cooper ha in questo film due sole espressioni: una con il fucile ed una senza.

La vita famigliare, i litigi con la moglie, l’incomunicabilità e l’incapacità di reintegrarsi sono resi in modo incolore, non colpiscono e non lasciano (quasi) alcun segno.

american sniper la recensione clint eastwood

Ed è questa la ragione principale che mi spinge a dire che American Sniper non è un gran film. Questa volta Eastwood non ha toccato quelle corde che in passato, con tanta maestria, era stato in grado di far vibrare. Senza sterili polemiche per me Gli spietati, Mystic river, Millior dollar baby, Gran Torino sono stati tutt’altra cosa e certe pagine della nostra storia le ha certamente raccontate in maniera più convincente una certa Kathryn Bigelow.

Ad Eastwood va comunque riconosciuto il merito di difendere le proprie idee sino in fondo, senza alcun compromesso. A ottantacinque anni suonati il leone Clint ruggisce più forte di tanti giovani registi. E per questo continua ad avere tutto il mio rispetto.

Guarda il trailer ufficiale di American Sniper su Youtube

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