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Assassinio sull’Orient Express, la recensione

Assassinio sull' Orient Express, la recensione

Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh è un film elegante, a tratti sontuoso. Un ottimo prodotto cinematografico che prelude ad un nuovo e interessante franchise.

Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh è senza dubbio un ottimo film. Elegante, a tratti sontuoso, ha una fotografia di grandissimo impatto e una costruzione scenica superba.

Non un capolavoro, come ho sentito dire da diversi amici, ma neppure un filmaccio, come ho letto in rete. Le cose che funzionano sono molte di più di quelle che non vanno, abbiamo a che fare con diversi piani di lettura e ci sono una serie di spunti interessanti.

Non farò qui il confronto tra il capolavoro di Agatha Christie, il capolavoro di Sidney Lumet e l’ottimo film di Branagh (di questo parlerò in maniera approfondita nei prossimi giorni), ma cercherò di vedere cosa ha funzionato (tanto) e cosa no (poco) in questa nuova edizione di Assassinio sull’Orient Express.

Cosa funziona a bordo dell’Orient Express (senza spoiler)

  • La storia è una bomba atomica (ma questo già si sapeva)

Curioso notare come la maggior parte delle persone in sala non conoscesse la storia. Ecco qualche commento sentito al cinema: “ma secondo te chi è l’assassino?” “per me il vecchio…,” “per me il dottore”, ecc. La storia di Assassinio sull’Orient Express è una bomba perché, come succede in tutti i grandi romanzi, è una storia che parla di noi, delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti: dolore, gioia, paura, amore, vendetta. Ed è il motivo per cui le storie narrate dalla Christie sono ancora oggi attualissime, oltre che splendide. A mio avviso questo è un elemento troppo spesso sottovalutato quando si parla della regina del giallo: l’aspetto crime, o giallo, paradossalmente passa in secondo piano nei suoi romanzi migliori.

  • Un cast in forma

A parte un paio di interpretazioni, il cast coinvolto nel progetto ha recitato alla grande. Quasi tutti gli attori sono credibili e calati nella parte. Per Michelle Pfeiffer credo si tratti di una delle interpretazioni più intense della carriera, per quando perda abbastanza nettamente la sfida a distanza con Lauren Bacall.

  • Ottima regia

Kenneth Branagh ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un gran regista. Ha un’idea ben precisa di cinema e riesce a confezionare un film elegantissimo, moderno ed evocativo al tempo spesso. All’interno di una storia che dovrebbe essere la quintessenza della claustrofobia veniamo colpiti da grandi spazi sorprendenti, dalla forza della natura e del territorio. Senza parlare del magnifico e decadente lusso di un’epoca splendidamente letteraria.

  • Fotografia splendida

Forse una delle cose più belle del film. Assassinio sull’Orient Express è stato girato in 70mm, in pellicola, scelta che si è rivelata senza dubbio vincente. Questo è un film da guardare al cinema, su questo non ci sono dubbi.

  • Action senza esagerare

Dal trailer temevo che avessero completamente snaturato la storia originale per farne un film action (perché se no la gente si annoia e blablablabla…). Per fortuna non è stato così. Le scene di azione presenti nel film hanno senso, si inseriscono all’interno di una scelta stilistica che ha una sua dignità e sono coerenti con l’impostazione di questo remake.

  • L’Orient Express

Può sembrare banale, ma il treno ancora oggi è un elemento dal fascino evocativo senza eguali. L’Orient Express, il treno del mito per eccellenza, ha una potenza immaginifica pazzesca anche nell’epoca delle astronavi e dei viaggi stellari. Cosa che peraltro il genio di Leiji Matsumoto aveva capito benissimo già un bel po’ di anni fa.

  • Un nuovo franchise

Hercule Poirot e i romanzi della Christie sono stati sfruttati in ogni modo: libri, fumetti, opere teatrali, film, audiolibri… sarebbe stato folle non puntare su una miniera del genere. Visto l’ottimo risultato al botteghino (il film è costato 55 milioni di dollari e ne ha già incassati più di 200) è probabile che Assassinio sul Nilo sarà il secondo di una lunga serie di film dedicati alle avventure di Hercule Poirot (con Miss. Marple pronta a scendere in campo).

Cosa non funziona (occhio a qualche piccolo spoiler)

  • L’intro alla James Bond

Ci dev’essere una regola non scritta per cui oggi tutti i film di genere ad Hollywood devono iniziare con una scena alla James Bond, ovvero un piccolo intro in cui si vede il protagonista compiere un’vventurina auto-conclusiva che non c’entra nulla con la storia. Deve essere una scena molto figa, piena di ironia e che ci permette di conoscere tante cose sul protagonista, perché se no “la gente non capisce”. Vabbè… Alla Marvel/Disney ormai fanno così da un pezzo, forse anche la Fox si sta preparando ad entrare nella nuova grande famiglia.

  • La caratterizzazione di alcuni personaggi

Il conte Andrenyi e la moglie sono a metà tra il patetico e il ridicolo. Già dall’entrata in scena del Conte ad Istanbul non si può che provare imbarazzo di fronte alle scelte degli sceneggiatori. Per fortuna si vedono poco. Ci sono poi una serie di scelte anagrafiche quantomeno azzardate: Monsieur Bouch è palesemente fuori ruolo per età e scrittura del personaggio, così come  Mary Debenham (Vanessa Redgrave all’epoca del capolavoro di Lumet aveva 37 anni, Daisy Ridley ne ha 25). In generale si è deciso di abbassare l’età media dei personaggi, scelta legittima e pienamente motivata, ma a livello di atmosfera credo che indebolisca il film. Ah, dimenticavo, si può chiedere a Johnny Deep di smettere di fare film? Non dico di smettere di recitare perché per quello ha smesso ormai da un pezzo…

  • Il doppiaggio

Non ho avuto modo di vedere il film originale, ma il doppiaggio è davvero debole e a momenti farlocco. Purtroppo ci ritroviamo i soliti doppiatori che si limitano al compitino di dare ai personaggi la voce che si è deciso debbano avere i loro attori, senza nessuno sforzo interpretativo. E così sentiamo Mr. Ratchett che ha la stessa voce e la stessa intonazione di Jack Sparrow, Poirot che è la macchietta della macchietta e così via. Purtroppo da un pezzo a questa parte i doppiatori italiani hanno deciso di essere i protagonisti dei film e non uno strumento al servizio degli spettatori. Peccato.

  • L’ultima cena

Tutti i sospetti seduti a tavola in modalità Last Supper di fronte a Poirot nella scena finale fanno un po’ sorridere.

  • Poirot innamorato

Una scelta completamente priva di senso: al di là della mancanza totale di riscontro di un Poirot che ha perso il grande amore della sua vita nei romanzi della Christie, le poche scene in cui lo vediamo “rimembrare” questa fantomatica Kathrine sono semplicemente patetiche. Non aggiungono nulla alla storia e al personaggio e non sono funzionali alla trama in alcun modo, tanto da risultare irritanti. Ma questa cosa la vediamo meglio in un prossimo pezzo… (è una minaccia :D).

  • Distorsione storica

Perché inserire a forza concetti e ideologie contemporanee in un film ambientato nel 1934? Perché voler mettere dentro a tutti i costi il politicamente corretto in una storia ambientata in un’epoca che ha una precisa connotazione ideologica e culturale? Questa è una scelta che davvero non riesco a comprendere ma che, a quanto pare, sembra essere ormai un’altra di quelle regole non scritte di cui si parlava sopra.

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