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Autobiografia Spicciola

“Ostrega!, ho la mia età, cinquantasei anni per l’esattezza! Un po’ di rispetto!”

I ragazzi non mi ascoltarono e continuarono con le legnate e le coltellate, poi mi caricarono su una betoniera e mi murarono vivo in un fabbricato nella periferia di Camposampiero.
Qualche anno dopo riuscii a liberarmi e a tornare a casa.
“Cazzo papà, ti sei fatto crescere i baffi!” dissi, emozionato per la novità.
“Eh già, figliuolo, man mano che si invecchia si cerca sempre più di acquisire un tono di virile sobrietà. Ma dimmi, piuttosto, dove sei stato tutto questo tempo?”
“In Spagna.” mentii.
“Bravo, figlio mio, viaggiare è una bellissima cosa. Comunque, cazzone, vai per i sessanta, cosa aspetti a sistemarti con qualche zoccola? Io alla tua età saltavo i fossi per lungo.”
Me ne andai offeso in cerca della troia di turno. La trovai casualmente una volta girato l’angolo.

La ragazza si chiamava Gina, era stata mia compagna di classe ai tempi del liceo, ma stranamente aveva quarant’anni meno di me.
“Ciao Gina, che bella figa che sei diventata.”
“Grazie.”
“Scopiamo? Mi devo sistemare con qualche zoccola.”
“No.”
Sorpreso dalla risposta negativa, tirai fuori il cazzo e iniziai a sbatterglielo in bocca per convincerla. Lei ci rimase male e chiamò la polizia.

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