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Autobiografia Spicciola

Una volta arrivato mi dissero che i maxiassorbenti non c’entravano niente, che lo zio era morto per un’insufficienza cardiaca al ginocchio.

Il responsabile delle mediazioni che mi dette la notizia aveva una faccia così truffaldina che voletti credergli. Tutto ciò che mi avevano detto riguardo la morte del mio caro zio, maestro di vita, era falso. Era stato lui a prendersi cura di me sin da piccolo, insegnandomi ad allacciarmi le scarpe e a gettare i cadaveri in pasto ai criceti arrabbiati. Mi sentivo enormemente deluso e afflitto, e chissà quante altre frottole mi avevano raccontato! Vivevo in un merdoso mondo di bugiardi ipocriti.

Ero così straziato dal dolore che presi in prestito le budella del tizio e le sparpagliai per l’edificio.
Non avevo più voglia di vivere. Mi sparai un colpo dritto in testa. Il sangue sborrò sulle pareti dell’ ufficio e il mio corpo freddo cadde a terra producendo un tonfo sordo.

Poi, verso le nove, mi alzai di fretta e me ne andai: se non mi fossi sbrigato per tempo avrei fatto tardi alla riunione di condominio.

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