Azrael, recensione

Azrael, il terzo romanzo di Pierluigi Porazzi, costringe Alex Nero a fare i conti con un serial killer che sembra uscito direttamente dall’Inferno

azrael-recensioneTitolo: Azrael
Autore: Pierluigi Porazzi
Editore: Marsilio
PP: 358
Prezzo: cartaceo 18 euro | ebook 9,99 euro

Il Teschio è tornato a colpire, con la sua solita crudeltà. Ma com’è possibile?

È rinchiuso in carcere, ci ha pensato Alex Nero, l’ex poliziotto dal fascino oscuro. Gli investigatori, quelli buoni, non ce l’avrebbero mai fatta da soli, complice un sistema farraginoso, pieno di falle riempite da incapaci o peggio, poliziotti corrotti e politici compiacenti e viceversa.

E, come se non bastasse, il quadro nel quale Porazzi muove le pedine del suo ultimo incalzante romanzo è reso ancora più caotico dalla crisi economica che rende la convivenza sociale sempre più difficile.

Ci sono tensioni nel quartiere multietnico di Udine, ad esempio, magari architettate ad arte da chi ha altri interessi. Perché gli extra comunitari in realtà fanno comodo a molti: come capro espiatorio, come mano d’opera a basso costo, come miccia da accendere per far esplodere fuochi artificiali coi quali distrarre l’opinione pubblica e le forze dell’ordine da altro che è il vero male.

Il male prodotto dalla diseguaglianza sociale, l’abbruttimento che cala come un ascia nei contesti famigliari, a volte mutilando la psiche di piccole vittime trasformandole un giorno in grandi mostri, adulti perversi e serial killer.

Si capisce subito che c’è molto di più che un’indagine in Azrae”. Un romanzo “indignato”, dai ritmi forti e incalzanti.

Difficile, una volta iniziata la lettura, staccare dal libro le mani contratte dalla tensione. Azrael è il suo titolo ed è già evocativo di presagi funesti per la città di Udine, nella quale è ambientata la storia.

Azrael, uno degli arcangeli comuni alle tre religioni monoteiste principali, ma che rispetto agli altri arcangeli ha un compito piuttosto ingrato: è quello che fa il lavoro sporco, è l’angelo della morte, ma nel romanzo di Porazzi il suo emulatore non lo trova così ingrato e di certo non va per il sottile.

Aveva già fatto la sua comparsa nell’epilogo de L’Ombra del Falco, il primo della serie ambientata a Udine, e passando inosservato ne Nemmeno il tempo di sognare ora la fa da padrone.

Un padrone cattivo, molto cattivo e chiaramente sadico. L’Azrael della religione serve il suo dio e tiene il rotolo dove sono scritti i nomi di tutti gli esseri umani, quello di Porazzi serve il suo idolo perverso e si accontenta di un indirizzo di posta elettronica nella quale arrivano le “commissioni”, nomi delle prede da catturare e con le quali giocare al gatto col topo, magari in una stanza seminterrata e insonorizzata.

E questa volta non ce n’è per nessuno. Stai attento Alex Nero, hai troppi nemici. Il senatore Ristagno ha ancora un conto aperto con te e, come se non bastasse, i tuoi oscuri trascorsi risalgono dalle acque torbide del passato e minacciano tutti: la tua adorata Aiko, dalla scorza dura per proteggere un cuore tenero, l’ispettore Scaffidi che sogna una vita diversa da quella in famiglia, l’agente Barbara Rocco e tanti, tanti altri.

Il mondo di Porazzi è ampio e racchiude molti personaggi con le loro piccole e grandi vite, vizi e virtù. E tutto può sgretolarsi in un momento, tra le mani guantate di un mostro che ci segue da lontano, che si nasconde dietro un muro, il viso rassicurante dell’affabile vicino o negli anfratti più reconditi della nostra stessa anima.

Ce la farà Alex Nero a fermare la mano dell’Angelo della morte? Riuscirà a proteggere le persone a lui care e chiudere la partita con questo inafferrabile e camaleontico serial killer?

Un’impresa difficile, perché se i cattivi sono solo una minoranza, sono sempre meglio organizzati dei buoni. E, in ogni caso, concludiamo con la frase di rito: lo saprete solo… leggendo.

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