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Babbo Natale e il croupier alieno

Babbo Natale e il croupier alieno

Babbo Natale e il croupier alieno

Special Tracklist (consigliata da Babbo Natale):

Vodka (Korpiklaani
Humppamaratooni (Eläkeläiset
Whiskey in the Jar (Thin Lizzy, Metallica, eccetera eccetera)
Maracaibo (Raffaella Carrà)

Il cielo fucsia di Tiazide è limpido come non mai, appena macchiato da sottili striature arancioni che si stagliano all’orizzonte. I motori dell’astronave sono accesi, il portellone della stiva si sta chiudendo. Il maggiore Ipromellosa è già in postazione nella sala comandi quando il faccione del tenente Crospovidone fa capolino dall’entrata di servizio.

«Come mi trovi?» chiede con una certa apprensione.
«Verde» gli risponde Ipromellosa senza nemmeno degnarlo di un’occhiata.
«Non fare lo stronzo, dai. Come ti sembro?».
«Sistemati la faccia, però il completo scuro può andare».
«Ma assomiglio a un terrestre?».
«Sei verde. Secondo te?».
Crospovidone si tocca il viso con le mani di raso guantate.
«Aspetta che mi cambio i connotati. Ancora un attimino di pazienza… Ecco! Fatto. Che ne dici, adesso, Ipry?».
«Non c’è male… per un croupier alieno, caro il mio Crospy. Muoviamoci che siamo in ritardo».
«Che ore sono?».
«Le sette. Ora del pianeta Terra».
«Cazzo!».
«Sta’ calmo. In quaranta minuti saremo al casinò di Ca’ Noghera, se partiamo subito».
«Abbiamo un problemino, Ipry. Dobbiamo fare una sosta».
«E dove, di grazia?».
«Rovaniemi».
«Per quale motivo dovremmo fermarci nella città di Santa Claus la sera della Vigilia di Natale?».
«Gli ho promesso delle renne».
«Perché non porti anche dei cammelli nel deserto?».
«Ma queste sono renne speciali, Ipry. Renne ad alta tecnologia aliena. Le hanno appena caricate nella stiva dell’astronave. Dovresti vederle, sembrano vere: hanno corna, peletto e tutto il resto».
«E a che gli servono le renne aliene a Babbo Natale?».
«Superano la velocità della luce, in poche ore completerà le consegne e poi sarà libero».
«Per fare che? Non dirmelo, Crospy, non lo voglio sapere. Prevedo solo pessime nuove. Non c’è più speranza per questo pianeta e per i suoi indegni abitanti».
«Eh, eh… l’aspettiamo al casinò. Partitina a poker».
«Maledetti sottosviluppati! Ovvio, no? Partitina a poker…» lo scimmiotta il maggiore.
«Non essere prevenuto, Ipry. Che male c’è? Lo so, tu odi la Terra, ma sei troppo esagerato nei tuoi giudizi. Dopotutto, gli umani sono piuttosto divertenti. Perché allora detestarli tanto?».
«Perché? E me lo chiedi pure? Che cosa ci abbiamo ricavato da questo enorme letamaio? Niente, te lo dico io. Niente di niente. I Terrestri fanno schifo, non si possono più mangiare. Sono inquinati dai gas di scarico, dalle polveri sottili e dalle altre porcate che ‘sti sei miliardi di stronzi emettono nell’aria. E come se non bastasse, si strafogano di cibo merdoso e ingurgitano acidi, pasticche e chi più ne ha, più ne metta. C’è il rischio di restarci secchi, di morire avvelenati ogni qual volta ci si mette a tavola».
«Le pasticche sono buone».
«Guarda… non mi provocare che non è aria, Crospy. Hai toccato il nocciolo della questione. Perché continuiamo a tornare in un simile pianeta di merda? Te lo dico io perché! Perché a qualcuno della nostra razza, e non faccio nomi, i vizi umani piacciono assai. E così perdiamo i nostri migliori elementi in un rave o in un bordello di Bangkok, per non parlare di un alieno in smoking che va pazzo per il gioco d’azzardo. Altro che, e cito testualmente, “In un casinò sarà indubbiamente più facile individuare menti brillanti che potrebbero fare al caso nostro”. E quando mai? Da quando siamo qui, abbiamo forse scovato qualche cervello eccelso? Un essere che si avvicini minimamente al più stupido dei Tiazidiani? No, no e ancora no. Questa è l’unica verità».
«Che palleeeeeee!».
«E non dobbiamo dimenticare che per i Terrestri tale periodo rappresenta migliaia di anni. Che evoluzione c’è stata? Il loro livello tecnologico è sorprendentemente basso, chiunque di noi lo può superare durante la prima settimana di scuola elementare. E stanno ancora dietro ai Maya e a quelle cazzo di piramidi orientate non ho capito bene verso dove! Con tutta la Salvia divinorum che si fumavano nello Yucatán, li vedevo pure io gli alieni, eccheccazzo. E poi, aspetta, vogliamo ridere? Altro mistero: Area 51».
«Ma non si tratta di quel lontano parente del ministro Flavonoide?»
«Già. Hanno beccato un ubriacone del nostro satellite minore e se lo tengono lì nascosto, neanche fosse un oracolo. Come se potessero apprendere qualcosa da quella vecchia spugna».
«E pensa quel che consuma, cazzo! Da allora quell’alcolizzato si sarà scolato milioni di barili».
«Dunque, Crospy, un po’ di regione ce l’ho. Non credi?».
«Forse… ma tu non sai apprezzare il lato comico della situazione, Ipry. Dovresti imparare a considerare questo posto per quel che è: un gigantesco parco giochi».
«Lei è privo di ogni senso morale, tenente. Si prepari alla manovra di atterraggio. Artide in vista.»

La gelida notte polare li risucchia non appena scendono dall’astronave, ad accoglierli si presentano due elfi con i capelli bianchissimi. Sono imbacuccati fino al collo in pesanti cappotti, tanto che sono visibili solamente i loro occhi rossicci.

«C’è il capo?» si informa Crospovidone.
«È in casa, non si sente molto bene» rispondono all’unisono.
«Immagino. Possiamo entrare?».
«A te l’onore, Crospy. Io ti aspetto fuori» si defila il maggiore; quindi si rivolge ai folletti: «Come vi chiamate?».
«Aki e Mika» risponde Mika.
«E io sono il maggiore Ipromellosa. Piacere di conoscervi! Abbiamo delle nuove renne per il vecchio. Dove posso scaricarle?».
Aki gli indica lo spiazzo di fronte all’abitazione di Santa Claus.
L’alieno avvia le operazioni di sbarco, seguito da due attentissime paia d’occhi.
«Qui c’è il libretto d’istruzioni. Leggetevelo per bene. Mi sembrate dei ragazzini svegli. Purtroppo non posso dire altrettanto del mio collega e del vostro titolare. Mi posso fidare di voi?».

Gli elfi si prodigano in cenni d’assenso. Finalmente riappare il tenente: ha il naso violaceo e un leggero singhiozzo.

«Alla buon’ora!» lo apostrofa l’amico. «Che hai detto al ciccione? Siete stati un bel pezzo a confabulare tra di voi».
«Ho dovuto spiegargli per filo e per segno il funzionamento delle renne meccaniche».
«Ma davvero? Staremo a vedere… Mi auguro che almeno abbia gradito il presente».
«E come no, Ipry! Mi ha pure offerto un bicchierino della sua riserva speciale».
«Uno solo? Dobbiamo andarcene. Sbrighiamoci!».

Mentre Ipromellosa aiuta Crospovidone a imbarcasi, i folletti li seguono; i loro stivali di pelliccia non fanno rumore sulla neve morbida. Gli alieni si voltano per dedicare un ultimo sguardo a quel paesaggio ghiacciato e notano Aki e Mika. Li salutano con la mano, sorridendo. Gli elfi ricambiano il saluto prima di scomparire avvolti da una coltre lattiginosa.

Il maggiore ha impostato i motori in modalità silenziosa, ha disattivato la consolle che regola l’impianto laser e conduce con noncuranza la sua astronave. Una nebbia densa riveste la Pianura Padana, la visibilità è ridotta al minimo, ma lui si ferma in un punto preciso che gli viene indicato dalla mappa satellitare. Sono le dieci e venti, Crospovidone è ormai pronto ad uscire. Ipromellosa lo osserva e prova un immenso senso di ripugnanza.

Nonostante tutto, fa buon viso e cattivo gioco e ribadisce al sottoposto quali sono le procedure per l’abbandono del pianeta: «Mi raccomando non tardare. Alle sei terrestri precise io me ne vado. Ti aspetto al solito posto. Te lo ricordi ancora dov’è o sei già ubriaco a quest’ora?».
«Come no, Ipry! Mi dirigo verso Dese e prima del paese mi inoltro nei campi, terza stradina a sinistra» gli risponde con sicumera.
«Ottimo. Alle quattro e trenta arriveranno le scorte per il pranzo di domani. Un’oretta basta e avanza per caricare. Alle cinque e cinquanta sarò di nuovo operativo. Ti concedo dieci minuti, dopodiché me ne andrò senza di te».
«Non ti preoccupare, Ipry. A proposito, che si mangia di bello a Natale?»
«Camion frigo con i dispersi dell’Oktoberfest in arrivo dalla Baviera. Servono per lo stufato. Li abbiamo lasciati a frollare nella birra per quasi tre mesi, non male no?» gli risponde gongolando.
«Signore, sono commosso! Lei è sempre il migliore».
«E questo è niente, Crospy. Avremo anche tre container pieni zeppi di americani messi all’ingrasso. Gentile omaggio dell’Ohio. Perfetti per l’arrosto ripieno e, dulcis in fundo, la Repubblica Popolare Cinese ci sta inviando un centinaio di prigionieri politici. Possiamo utilizzarli come meglio crediamo. Io presumo che il nostro cuoco li saprà trasformare in un ottimo ragù. E anche la prima portata è sistemata!»
«Perfetto. Come sempre del resto! Quindi non sarà un problema se alla nostra tavola siederà un ospite invitato all’ultimo momento, vero?»
«Fammi indovinare… Scommetto che è tutto vestito di rosso e che puzza di alcol».
«Oh, yesss! Ma non ti preoccupare, Ipry. Arriveremo qui puntuali e poi gli stiviamo anche le renne meccaniche, così si arrangia a tornarsene a casa».
«Tanti auguri!».
«Grazie, Ipry. A più tardi».

Il tenente Crospovidone scende lentamente dall’astronave attraverso un cono di luce giallognola. Non appena le sue scarpe di vernice nera toccano terra, si incammina con passo dinoccolato verso l’entrata secondaria del casinò. Dà una pacca al buttafuori ed entra deciso. Il maggiore Ipromellosa si dirige verso Dese, atterra in un campo incolto. È un vero peccato che nell’emisfero boreale non si possano disegnare cerchi nel grano il ventiquattro dicembre. Sarebbe proprio uno scherzetto delizioso! Pazienza, ha comunque ben altri programmi per ingannare l’attesa. Accende l’enorme schermo a milletrecento pollici e si appresta a seguire la maratona Speciale Wedding planner in onda sul canale Real Time.

Nel frattempo, a Rovaniemi, Aki e Mika stanno cercando di caricare a bordo della slitta un ubriachissimo Babbo Natale.

«Dammi una mano a portarlo fuori, Mika» ordina Aki «io lo prendo per le braccia, tu afferragli le gambe».

I due elfi trascinano l’omone verso la slitta lasciando una scia di fango sul manto nevoso.
A forza di pedate sul didietro, riescono a farlo salire. Però non si riprende, pare proprio svenuto. Mika gli dà quattro schiaffoni in piena faccia e finalmente il buon Santa Claus si ripiglia. Aki gli ficca in mano le redini e gli fornisce istruzioni brevi e concise: «Allora, ascoltami bene. Qui sulle redini hai due pulsanti, li vedi? Quello verde serve per partire, quello rosso per fermarsi. Facile, no? Più premi il bottone verde, più vai veloce. Chiaro?».

Babbo Natale assente e schiaccia il pulsante verde, ma rimane fermo dov’è.

«Più forte» urla Aki.

Il grassone schiaccia il bottone con i pollicioni e parte a razzo.

«Forse ha calcato troppo la mano. Dobbiamo preoccuparci? Che dici, Aki?» constata Mika, poi estrae dal cappottino una bottiglia di vodka polacca e ne beve un bel sorso tutto d’un fiato.
Aki gli sfila di mano la bottiglia e a sua volta si concede un’abbondante goccetto: «Naa… Un po’ d’aria gli farà solo bene».

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