I bambini di Escher, la recensione

I bambini di Escher, la recensione

I bambini di Escher, la recensione di Giacomo Brunoro del nuovo romanzo di Paolo Pedote pubblicato da Todaro Editore.

I bambini di Escher, la recensioneTitolo: I bambini di Escher
Autore: Paolo Pedote
Editore: Todaro Editore
PP:

I bambini di Escher ti mette subito di fronte al degrado di una Milano marginale, abbandonata al vizio e al marciume: vite allo sbando, criminalità organizzata, droga, disperazione, dipendenza dal gioco…

Un brutale e disumane omicidio conclude il primo capitolo che fa da introduzione alla storia, un’introduzione che mette bene in chiaro in quale campo da gioco abbia deciso di portarvi l’autore.

Prima di capire davvero cosa sta succedendo in questa storia però dobbiamo continuare la lettura ed iniziare a districarci in una Milano più patinata ma, non per questo, meno degradata. Si entra nel mondo dorato dell’editoria e del giornalismo, mondo che però ha accumulato un bel po’ di polvere sotto al tappeto.

I piani si sovrappongono, i crimini continuano, i personaggi entrano ed escono dalle pagine, e soltanto dopo una lunga e complessa indagine potremo finalmente capire i motivi che hanno scatenato questa lunga scia di sangue.

Tocca a Nerone Crespi, anziano costretto ai margini della società dopo una vita difficile, e alla “sbirra” Angela Delfino far luce su questa storiaccia nera fatta di violenza e, purtroppo, di tanta attualità. Sì perché la Milano che ci racconta Pedote è una Milano degradata ma che pulsa di vita vera, una città corrosa dal vizio e dal marciume che somiglia dannatamente alla Milano reale, quella che vive e muore ogni giorno all’ombra della Madonnina.

Una Milano da sniffare in cui tutti sono pronti a tutto, l’etica e la legalità sono sempre e comunque subordinati al grano, con buona pace di chi pensa che la suburra possa esistere soltanto a Roma.

Non c’è dubbio che la coppia di investigati ideata da Pedote è lontana anni luce dagli stereotipi del genere (stereotipi che ormai hanno anche un po’ stufato) e, probabilmente, è proprio questa idea a rendere il romanzo vivo più che mai.

L’autore comunque non risparmia niente e nessuno, sceglie un linguaggio forte fin dalle prime pagine e non si preoccupa delle reazioni del lettore: lui racconta la sua storia a modo suo, voi non potrete far altro che leggerla tutta d’un fiato, immergendovi in una storia che sorprende con una serie di trovate che hanno il gran merito di spiazzare di continuo il lettore.

Perché non importa quanto bene abbiate nascosto la polvere sotto al tappeto, quando Nerone Crespi si fissa su qualcosa non c’è niente che lo può fermare…

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