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Belle anime porche

Letto in tre giorni, tutto d’un sorso, come un bicchiere d’assenzio che va giù tranquillo e poi t’incendia l’anima.

Belle anime porche è, senza dubbio, il libro più Punk che abbia mai letto in tutta la mia vita.

Capace di far rigettare anche Palahniuk, la Ferrando, inserisce in questo diario tutta la brutalità del mondo, tutta la confusione possibile ed immaginabile dell’adolescenza, come se le teste di Ammaniti e il sopracitato Palahniuk si fossero fuse in un mix di depravazione e fragilità adolescenziale.

L’autrice è quanto pare una persona interessantissima: vincitrice di numerosi premi letterari, organizzatrice di show di musica e danza del ventre, dottorata in filosofia presso l’università Roma Tre e la Columbia University. Attualmente residente a New York.

Che dire una persona impegnata che decide di auto pubblicare sotto licenza Creative Commons un libro indipendente, poi sottoposto all’interesse di Kowalski e recentemente all’editore Feltrinelli. Una di noi, un’aspirante scrittrice catapultata nella notorietà, una che ce l’ha fatta.

Determinante la modalità con la quale è stato pubblicato il suo libro, infatti la bravura dell’autrice si è riscontrata per la maggiore qui, nello scrivere un diario, un documento che non necessita di conoscenze letterarie e/o tecniche particolari, in modo da semplificare il lavoro colmando alcune lacune sin troppo visibili nel testo.

Dopo tutto il romanzo corre via che è un piacere, scivola senza bloccarsi mai, essendo scritto a scene lascia libero spazio alla fantasia del lettore non dandogli alcun punto di riferimento. Il tuo tratto di penna dribbla il lettore lasciandolo di stucco, facendogli venire il fiatone ma senza umiliarlo grazie allo stile modesto dell’autrice che ha resto quest’opera un cult adatto a tutti.

Nonostante molte persone abbiano storto il naso, questo testo ricco di violenza e depravazione resta un piccolo gioiello di inestimabile valore, non tanto per il suo contenuto artistico, ma per il modo in cui riesce a rapire il lettore e a sporcarlo della sua follia, implicandolo in quello che qualcuno chiamerebbe un attentato psicologico.

Non ci credete? Io ho pensato d’esser lesbica per una settimana.


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