Black City. C’era una volta la fine del mondo

Black City conferma il talento estremo di un autore nato, un romanzo con cui Gischler reinventa il genere post-apocalittico

Black City. C'era una volta la fine del mondoTitolo: Black City. C’era una volta la fine del mondo
Autore: Victor Gischler
PP: 336
Editore: Newton Compton
Prezzo: Euro 6.90

Dunque se ti chiami Victor Gischler sei ormai l’erede di Joe R. Lansdale. Se ti chiami Victor Gischler pubblichi una gangster story (La Gabbia delle scimmie), una black comedy (Anche i poeti uccidono), un romanzo post-apocalittico (Black City) e un western-noir (Notte di sangue a Coyote Crossing questo dovrebbe essere il nuovo titolo per l’imminente uscita per Meridiano Zero) e fai sempre centro.

Se ti chiami Victor Gischler porti gli X-Men di nuovo in testa alle classifiche americane dopo dieci anni e firmi uno dei fumetti a stelle e strisce che ha venduto di più l’anno scorso negli States, anzi davanti a te probabilmente c’è solo Michael Bendis con gli Avengers. Abbiamo reso l’idea?

Dunque, che il fenomeno Gischler sia definitivamente esploso anche in Italia non lo dico io ma il fatto che Meridiano Zero con Anche i poeti uccidono ha frullato 4 ristampe da aprile dell’anno scorso e che Deadpool abbia spolverato le classifiche di vendita fra i fumetti Marvel più venduti con In viaggio con la testa parte 1 e 2, e poi Gischler non solo è stato in tour con maestro Joe nel 2010, ma tornerà anche quest’anno sempre con Joe (Lansdale) e altri pezzi da novanta – Massimo Carlotto, Tim Willocks, Jan Wallentin e molto probabilmente Bill Sienkiewicz – in occasione del primo Sugarpulp Festival.

Ciò detto, questa nuova uscita (stavolta per Newton Compton) conferma il talento estremo di un autore nato. Perché su Black City. C’era una volta la fine del mondo – titolo per esteso – l’autore della Louisiana reinventa il genere post-apocalittico affidando le sorti della Terra a una catena di Go Go Club “Joey’s Armageddon”, mette insieme una banda di antieroi come Mortimer Tate (ex assicuratore e ora avventuriero ai confini del mondo), Buffalo Bill (cowboy fuori tempo massimo) e Sheila (Go Go girl di stanza in uno dei club) e gli fa affrontare un viaggio picaresco e delirante fra schiavisti, cannibali, bestie psicotiche e culturisti–macchinisti in overdose – andatevi a leggere come funziona il treno please – alla ricerca dell’ultima thule.

Insomma, roba da andare fuori di testa.

Non solo: la satira a dir poco spudorata sottesa alla crisi americana, le caratterizzazioni dei personaggi, il consueto humour fra il lunatico e il nerissimo aggiungono spezie alla già intrigantissima storia. Sequenze d’azione da urlo, torture, fughe da cliniche per sole donne assetate di seme maschile, sbronze colossali, triangoli amorosi quando non quadrilateri, e duelli all’ultimo sangue completano un quadro formidabile.

Se prendete un libro come La strada – con buona pace di McCarthy e lo shakerate con un romanzo gonzo di Hunter Stockton Thompson senza dimenticare magari certe trovate alla Robert Rodriguez – dovreste essere sulla strada giusta per capire di cosa stiamo parlando.

Ottima la traduzione di Daniela Di Falco che rende giustizia a una scrittura scintillante (Gischler è un professore universitario di letteratura inglese fra l’altro), alla faccia di tutti quelli che vorrebbero relegare la narrativa di genere a un campionato minore – a proposito ma con Gischler la parola genere cosa significa, visto che cambia genere su 4 romanzi 4? – e da sottolineare la meritoria iniziativa di Newton Compton di proporre volumi eleganti e pop, al tempo stesso, al prezzo imperdibile di Euro 6,90. In tempi di crisi è la miglior risposta possibile. Perché alla fine i libri si comprano, costano, e qui a Sugarpulp vogliamo almeno che ne valga la pena. Questo è assolutamente uno di quei casi.

Perciò, concludo, auspico che un libro come questo venga acquistato in massa da tutti quelli che ancora non conoscono il maestro della Louisiana: Victor Gischler. E poi, magari, andatevi a leggere tutto quello che vi manca, se non lo fate vi perdete davvero qualcosa di bello.

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