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Blood Father, la recensione

Blood Father la recensione

Blood Father di Jean Francois Richet, ovvero il grande ritorno dell’action-movie. La recensione di Matteo Strukul per Sugarpulp MAGAZINE.

Blood Father ovvero il grande ritorno dell’action-movie, quello più duro e rock’n’roll, parente stretto di John Wick e Banshee: no, non sto scherzando, specie se a girare c’è un regista che spakka. Si chiama Jean-François Richet, è francese e mette al centro del suo nuovo film Mel Gibson, un uomo di cinema come nessuno, uno che l’azione l’ha interpretata e diretta, nel corso della sua sterminata carriera, come pochi altri.

Richet, peraltro, è un regista pazzesco, uno che alle spalle ha già, fra gli altri, Assault on Precinct 13 e Mesrine 1 e 2, il biopic action-thriller in due parti, dedicato al leggendario gangster francese, interpretato da Vincent Cassel. E con Blood Father dimostra ampiamente di essere oltremodo versato per film che veleggiano in scioltezza fra nero e pulp.

La trama è un classico: figlia finita in una storiaccia di droga che ammazza, suo malgrado, il fidanzato che si scopre appartenere a un cartello chicano. Per uscirne chiederà aiuto al papà che, udite udite, è Mel Gibson. L’attore australiano interpreta John Link, vecchio biker e veterano di guerra, con una barba lunga una spanna e i tatuaggi nei posti giusti. E il buon Mel, a sessant’anni suonati, è ancora uno che se c’è da correre e sparare non fa sconti a nessuno e, infatti, il film è un treno in corsa: novanta minuti, non uno di più, al fulmicotone, con le scene che girano a mille e l’adrenalina che pompa senza pietà.

Estetica della violenza, gran ritmo, intreccio perfetto senza sbavature, tecnica registica da urlo – andatevi a vedere lo schianto del SUV contro il vecchio trailer in cui Mel fa tatuaggi please – e dialoghi scoppiettanti pieni di verve e humor nero ma pronti a catturare momenti di profondità e a restituire allo spettatore personaggi mai banali o piatti.

Insomma, bentornato action-thriller, quello di Tony Scott e Richard Donner, quello che tanto ci manca ma che qualche volta fa ancora capolino e lo fa, soprattutto, con registi francesi di talento proprio come Jean-François Richet, che mette a frutto ogni singolo centesimo dei dodici milioni di dollari di questo low budget movie, o magari come Olivier Megaton o Olivier Marchal, giusto per rimanere in terra transalpina.

Ottimi gli attori, oltre a Mel, promossa a pieni voti la giovanissima e formidabile Erin Moriarty che in questi giorni è nelle sale con quella perla che è “Captain Fantastic” di Matt Ross e William H. Macy, una garanzia.

Ultima annotazione: il film è tratto dal romanzo di Peter Craig, scrittore americano di grande talento. Come a dire che se la storia è buona non occorre girare l’ennesimo, maledetto, inutile remake.

Laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo, Matteo Strukul è romanziere e sceneggiatore. Ha pubblicato per Mondadori “La giostra dei fiori spezzati” (2014) e per Multiplayer “I Cavalieri del Nord” (2015). Scoperto da Massimo Carlotto, ha firmato per le edizioni e/o i tre romanzi della serie di Mila: “La ballata di Mila”, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo” (2015), in corso di pubblicazione in 20 Paesi – fra cui Stati Uniti, Inghilterra, Germania – e opzionati per il cinema. Nell’aprile 2016 ha dato alle stampe “Il sangue dei baroni” per Fanucci e sta ultimando la trilogia dedicata a “I Medici”, in corso di pubblicazione in Italia per Newton Compton e all’estero. Nel 2017 pubblicherà un romanzo su Giacomo Casanova per Mondadori.  Matteo collabora con diverse testate, tra cui il Venerdì di Repubblica e FilmTV. Fondatore di Sugarpulp e direttore artistico della SugarCon, è professore a contratto di “Interactive Storytelling” presso la Vigamus Academy alla Link University di Roma. Vive fra Padova, Berlino e la Transilvania.

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