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Bohemian Rapsody, la recensione di Danilo Villani

Bohemian Rapsody, il film

Bohemian Rapsody, la recensione di Danilo Villani del film di Bryan Singer che racconta la storia dei Queen.

21 anni, dal 1970 al 1991. È vero che ci sono stati alcuni tentativi, piuttosto patetici, di portare avanti il discorso. Tentativi. a quanto sembra, dettati dall’esigenza di May e Taylor di soddisfare i voracissimi appetiti delle ex-consorti. Ma il 24 novembre 1991, con la scomparsa di Freddie Mercury, si chiude il cerchio, si chiude un epopea, si chiude un gruppo. I Queen.

Freddie Mercury, il frontman, il performer (come lui stesso amava definirsi) è senza dubbio il pivot della sontuosa produzione Bohemian Rhapsody diretta con sapiente mano da Bryan Singer la cui regia asciutta conferisce al film un significato tutt’altro che malinconico nonostante alcune scene suscitino commozione vera.

Farroukh Bulsara sbarca il lunario come addetto al carico-scarico bagagli all’aeroporto di Heathrow dove è oggetto di lazzi razzisti vista la sua origine pakistana. Vive un rapporto conflittuale con il padre e passa le sue serate in clubs londinesi dove si ascolta musica dal vivo.

Due conoscenze in questo contesto saranno determinanti per il suo destino: Mary Austin per sempre donna della sua vita e il gruppo degli Smile, formato da Brian May e Roger Taylor appena abbandonati dal loro cantante solista.

La leggenda hai inizio: la vendita del furgone per autofinanziare il loro primo album, il primo contratto con una major come la EMI, i dissensi con la stessa per la lunghezza eccessiva del brano che da il titolo al film, i tours mondiale con la fama in crescita esponenziale, la creazione di brani diventati cult, la scoperta, per Freddie, della propria sieropositività fino al trionfo planetario con l’esibizione al Live Aid del 13 luglio 1985 dove i Queen vennero definiti come migliori performers dell’evento.

Certamente 21 anni, oltremodo vissuti intensamente, non sono facilmente collocabili in due ore cinematografiche ma la regia di Singer, come scritto in precedenza, fornisce agli spettatori, specialmente alle giovani generazioni che non hanno vissuto quegli anni, più di uno spunto per rivivere o vivere un arco di tempo che ha lasciato un tangibile segno non solo nel campo musicale.

E poco importa di qualche blooper spazio-temporale o se qualche brano, a cui l’ascoltatore può essere più o meno affezionato non sia citato affatto, il film è senza dubbio un must-see.

DIALOGO TOP

Brian: Noi facciamo rock ‘n roll, non facciamo la disco!
John: Non è disco!
Brian: Allora cos’e?
John: I Queen!

Il dialogo è riferito a Another one bites the dust.

BOHEMIAN RHAPSODY (il mio personalissimo parere sul brano)

Nel film c’è una accesa discussione riguardante il brano e la sua lunghezza. Inoltre il produttore EMI esprime più di una perplessità anche sul testo dove sono citate parole come Bismillah, Galileo e Figaro.

Freddie ribatte citando Shakespeare e Brian rincara la dose affermando che sarà il pubblico a dare la sua interpretazione del testo e qui vogliamo ricordare che tutti i componenti il gruppo disponevano di un alto background culturale non provenendo da quel lumpen proletariat che accomunava lo status sociale di molti loro omologhi dell’epoca.

Personalmente ho paragonato il brano al monolite di 2001 Odissea nello spazio. Trattasi di valori assoluti ai quali ciascuno può dare il proprio significato. Per quanto concerne il brano, e il suo inesorabile crescendo tra stili musicali diversi, la mia collocazione non è in Shakespeare ma in Marlowe e la sua opera teatrale The Tragical History of Doctor Faustus dove il famoso soliloquio di Faustus rispecchia in pieno quello del protagonista di Bohemian Rhapsody fino all’inevitabile discesa all’inferno.

Brano riprodotto in varie cover, più o meno accettabili, ma anche fonte di spunti per lavori futuri: consiglio l’ascolto di Welcome to the black parade dei My Chemical Romance per rendere l’idea.
Un’ultimo appunto sulla lunghezza del brano. Ho sempre trovato grottesche e pretestuose le polemiche sulla durata. Per me, imbevuto di rock-prog, era anche troppo corta.

5 barbabietole su 5 al film (sarebbe offensivo dare un voto al brano)

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