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Bone Tomahawk, la recensione

Bone Tomahawk, la recensione di Matteo Marchisio del film di S. Craig Zahle

Bone Tomahawk, la recensione di Matteo Marchisio del film di S. Craig Zahler con Kurt Russel, Patrick Wilson, Matthew Fox e Lili Simmons.

Chiunque abbia amato il look di Kurt Russell in The Hateful Eight troverà automaticamente questo weird-western un capolavoro.

Per tutti gli altri, a far pendere l’ago della bilancia su un definitivo Sì per Bone Tomahawk, saranno il gregge di protagonisti impreparati a tante traversie e una tribù di indiani cattivi. 

Cattivi davvero. Abbastanza cattivi da tagliarvi in due a colpi di machete d’osso. Cattivi al punto da praticarsi una specie di tracheotomia con frammenti di legno per emettere solo suoni simili a fischi appena percepibili, per arrivarvi alle spalle e tagliarvi la gola.

Bone Tomahawk, presenta la dicotomia cowboy/indiani scavalcando ogni retorica o pretesa storica, fermandosi alla superficialità di ruoli predefiniti per concertarsi sul cucire insieme momenti di violenza assoluta e minuti di cavalcate senza che venga pronunciata una parola.

S. Craig Zahler alla regia confeziona un valido slow-burning movie, riuscendo dove tanti avevano fallito, cioè mischiando il genere western con l’horror dalle tinte gore, evitando scivoloni che strizzano l’occhio al film storico o di critica sociale, tornando alle origini di un genere manicheo: due parti in campo, una che vuole fare a pezzi l’altra, quest’ultima che si difende a colpi di Colt Dragoon.

Ma Bone Tomahawk, nonostante quanto si possa immaginare, è un film lento. Vero, tanto sangue e colpi sparati, ma arrivano centellinati in una trama che porta lo spettatore a chiedersi se mai accadrà qualcosa un attimo prima che tutto precipiti e indiani seminudi spuntino tra gli arbusti. Per lunghi minuti ci sono solo il deserto roccioso, uomini a cavallo che si scambiano battute, e silenzio.

Il cast cowboy conta su un mastodontico Kurt Russel, che meriterebbe la visione del film già solo per la sua presenza fisica, affiancato da buoni caratteristi, nessuno così brillante ma abbastanza calati nella parte da essere funzionali a ogni scena. Patrick Wilson, Dreiberg/Nightowl di Watchmen, fa la sua senza lode e senza infamia. Lili Simmons mostra grazie e gli strilli immancabili in ogni vero horror.

Menzione speciale ai villain, letali e abbastanza silenziosi da riuscire ad avvicinarsi a voi senza che ve ne possiate accorgere. Un fischio simile a un suono strozzato li anticipa, perdendosi tra il vento della prateria. L’unica speranza è che nell’attacco, lasciate un proiettile in più nel tamburo da usare su voi stessi.

Nessuno dei prigionieri è mai tornato dalla grinfie della tribù.

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