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Braquo

Braquo un poliziesco nero come la pece arrivato dalla Francia per la regia di Olivier Marchal. Che non è il primo fesso con amicizie al Quirinale, ma un regista cinematografico di quelli bravi.

Se siete abituati alle rassicuranti fiction italiane, questa serie non fa per voi. Non ci sono bonazze tettute e bellocci col mento a culo e lo sguardo ammiccante: ci sono sangue, violenza e morte in quantità industriali.

Tanta violenza, ai limiti della sopportazione.

Braquo

Braquo racconta, in modo feroce e disperato, la caduta di quattro poliziotti negli abissi dell’immoralità. Detto così sa di già visto, stravisto e stracotto. Non è così: i debiti con film americani, serial USA (The Shield in primis) ci sono, ma vengono digeriti e restituiti con un altro gusto, più europeo. Ecco, detto così sembra ancora peggio.

Quattro poliziotti: una squadra speciale. L’élite della polizia che indaga sui casi più difficili, impegnata nella lotta ai criminali più spietati. Una squadra che all’inizio della serie era composta da cinque poliziotti, poi uno dei componenti (che in Italia chiameremmo Rossi ma in Francia diventa Rossì con l’accento sulla i) mentre è oggetto di un’indagine interna, accusato di corruzione, si toglie la vita.

Braquo

Un gesto che segna i superstiti, che li porta a varcare la linea rossa della legalità per mettere in atto un’insensata vendetta e a passare dalla parte dei cattivi. Ma in Braquo, i buoni non ci sono.

Braquo è una parola gergale, un’abbreviazione di “braquage”, che significa rapina, ma la parola “rapina” è intesa in senso metaforico: i protagonisti sono stati rapinati della loro etica, di parte della loro umanità.

I protagonisti, appunto: tre uomini e una donna, legati da un vincolo indissolubile, tanto solidali fra di loro quanto insensibili verso il mondo esterno. Sono un branco: qualsiasi cazzata uno del branco fa, gli altri lo proteggono. Un legame fortissimo, di quelli che ti piacerebbe avere con qualcuno che rischierebbe la vita senza esitare per te.

Certo: non credo vorresti avere come amici il branco di Braquo.

Una storia che sembra reale, se non vera, ambientata nella periferia di Parigi, nei quartieri più degradati, quelli dove i turisti non vanno. Case da gioco, bordelli, bar malfamati dove la feccia parigina si incontra a fare affari: queste sono le location.

Braquo si focalizza sulle vite dei personaggi piuttosto che su spettacolari scene d’azione o minacce terroristiche. La cosa che spaventa di questa serie è fin dove si possono spingere le persone una volta liberate dai freni. Infatti, la trama si concentra profondamente sulla psicologia dei quattro protagonisti, tutti con le palle d’acciaio ma con dei punti deboli altrettanto forti: la droga, il gioco d’azzardo, la famiglia o la solitudine, che porta a passare la notte insieme alle prostitute o a sniffare cocaina nel cesso di una discoteca.

Braquo

Una serie che fa riflettere sulla violenza, sul ruolo della polizia, sulle contraddizioni della legge. Un viaggio oscuro all’interno di un mondo sempre più criminale, dove gli stessi poliziotti sono costretti a diventare criminali a loro volta per poter compiere il proprio lavoro. Anche se è inquietante supporre che non lo facciano per loro libero arbitrio: forse è proprio la violenza che li circonda a trasformarli in delinquenti senza possibilità di redenzione.

O magari sì, magari una redenzione c’è: per saperlo non vi resta che vedere la serie.

Di Braquo, al momento, sono uscite due stagioni da 8 episodi ciascuna. È in programmazione su Rai 4, visto che su Rai 2 hanno il palinsesto già pieno di poliziotti della stradale tedeschi e monaci combattenti con gli addominali a tartaruga.

Una serie tv  da vedere assolutamente.

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