Café Nopal, la recensione

Café Nopal è un romanzo malinconico ed affascinate, ambientato in un Messico decadente e romantico. Una lettura che va al di là di qualsiasi etichetta.

café-nopal-la-recensioneTitolo: Café Nopal
Autore: Alfredo Colitto
Editore: Alacrán
PP: 205
Prezzo: cartaceo 11,60 euro, ebook 3,99 euro

Mi sono stufato. Al bando le etichette di genere! Saranno anche comode, ma a forza di ripetere come un mantra tibetano noir, giallo, thriller e compagnia cantante, si finisce spesso per ingabbiare in definizioni limitative opere di più ampio respiro.

Café Nopal, romanzo d’esordio dello scrittore e traduttore Alfredo Colitto, oggi molto apprezzato per i suoi gialli storici, è innanzitutto una bella storia. D’accordo, ci sono i trafficanti, le sparatorie, gli inseguimenti ed i personaggi enigmatici. C’ è il Messico, crepuscolare ed ammaliante con le sue mille contraddizioni. Quello che però rimane, al termine della lettura, è soprattutto un sentimento di profonda empatia verso un protagonista, Enrico Beyle, umanissimo e credibile.

Enrico è un trentenne insicuro e disorientato, finito nella terra di Pancho Villa più per volontà altrui che per scelta propria. Terminata una burrascosa relazione con la messicana Blanca, giornalista eroinomane e sieropositiva, il giovane, che si barcamena suo malgrado come “esperto d’arte”, si ritrova in quel fatidico momento in cui è necessario capire quello che si vuole fare della propria vita.

Il suo istinto lo porterà a mettersi sulle tracce di Blanca, che abbandonatolo senza spiegazioni, sta lavorando allo scoop della sua vita: l’arresto di una pericolosa e potente banda di trafficanti.

Ciò che maggiormente caratterizza Café Nopal è l’attenzione posta dall’autore sui sentimenti dei propri personaggi. Colitto lavora abilmente su due piani: il primo è un susseguirsi incessante di avvenimenti, il secondo è il riflesso che questi ultimi hanno sui protagonisti e sulle loro vite, che sembrano destinate ad un’ineluttabile deriva.

L’intero romanzo è percorso da una profonda vena malinconica, sostenuta dalla splendida ambientazione messicana: un paese misterioso e romantico, capace di conferire alla storia una piacevole aura esotica.

Chiudo con una bella citazione estratta dal diario di Blanca. Poche righe, pregne di grandi significati: Cosa vuol dire “costruirsi un avvenire”? Tanto alla fine bisogna morire comunque, e non fa molta differenza se uno è stato impiegato o ministro, delinquente o poliziotto, innocente o colpevole. Alcuni seguono semplicemente la vita che gli capita, senza scegliere, e altri scelgono quello che secondo loro è buono, utile o giusto. Ma tutto questo che differenza fa, al momento di morire? L’unica cosa che conta, probabilmente, è se uno è stato felice o infelice, se ha fatto una vita che gli piaceva o che non gli piaceva.

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