Captain America: Civil War, la recensione

Captain America: Civil War, la recensione di Massimo Zammattaro per Sugarpulp MAGAZINE

Sin dal suo annuncio al ComiCon di San Diego, io e gli altri Marvel-maniaci non stavamo più nella pelle aspettando di vedere questo nuovo capitolo della saga del Marvel Cinematic Universe, ovvero Capitan America: Civil War.

Tratto, o meglio liberamente ispirato, dalla Civil Waril miglior evento fumettistico Marvel degli ultimi anni – questo nuovo tassello non delude le aspettative dei fans di Capitan America & Co.

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Un po’ di trama

Il proliferare di supereroi causa il proliferare di super-cattivi. I supereroi, nell’espletamento dei loro (auto-assunti) doveri di protettori dell’umanità, purtroppo fanno danni in giro per il mondo: dire danni è un eufemismo, visto che le loro ultime imprese hanno devastato New York (Avengers e Thor: The Dark World), Washington (Captain America: The Winter Soldier), Sokovia (Avengers: Age of Ultron) e ultimamente anche Lagos durante una missione in cui rimangono uccisi 11 cittadini dello stato di Wakanda (cominciano a squillare i campanellini…).

Le Nazioni Unite, quindi, decidono di regolamentare le attività superumane imponendo che gli eroi siano controllati da un ente governativo internazionale, vietando loro di intervenire dove e quando vogliano. Ai difensori della Terra viene quindi posto un aut-aut: o aderire spontaneamente a questa direttiva, oppure diventare fuorilegge.

Tra sensi di colpa e auto-assoluzioni (Cerchiamo di salvare tutti, ma non possiamo salvarli tutti dice Cap), i supereroi si interrogano su cosa sia meglio. Restare liberi o farsi comandare da altri? Il gruppo, ovviamente, si spacca in due: da una parte Iron man, pro Accordi di Sokovia; dall’altra Capitan America, che decide di non sottostarvi.

Da qui, Capitan America: Civil War si dipana tramite una (forse un po’ troppo) ingegnosa sotto-trama che permette di mettere in scena la guerra civile tra i due grupppi, e che vede il ritorno in scena di Bucky “Winter Soldier” Barnes, oltre alla new-entry Black Panther.

Un film che mette tutti d’accordo

Il fan (religioso ed intransigente) che cerchi la stretta filologia con il celebre cross-over a fumetti, non rimarrà deluso: infatti, non solo la premessa è pressoché identica, ma di fatto anche le motivazioni di fondo che spingono i due leader ad agire sono le medesime. Dopo un incipit alla dinamite, si perde un po’ di tempo in pistolotti un pochino retorici, ma teniamo sempre presente che siamo in un filmone action amerrigano e che la retorica su cosa sia bene e cosa sia male, circa certe tematiche interventiste U.S.A., rappresenta il costante pensiero dicotomico statunitense.

Questa fase, tuttavia, non è assolutamente fastidiosa e scivola abbastanza veloce, servendo ad approfondire le psicologie e le motivazioni di tutti i personaggi principali in campo, lontane anni luce dai tormenti/tormentoni e dagli onanismi mentali di Superman, Batman e compagnia DC.

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Entrano in scena gli insetti

Messe tutte le pedine in posizione, quindi, riparte la divertentissima giostra di Capitan America: Civil War, che decolla definitivamente nel momento in cui fanno la loro entrata in scena due noti “insetti” divisi equamente nei due contrapposti team: Ant-man e, udite udite!, Spider-man.

Occorre ora spendere due parole sul “ragnetto” (finalmente rientrato nei ranghi Marvel grazie ad un accordo con la Sony), che risulta essere la migliore caratterizzazione di Spidey vista finora sullo schermo e la più rispondente al suo alter-ego a fumetti: giovanissimo, impacciato ed ancora indeciso su cosa fare con i suoi neo-acquisiti superpoteri, viene reclutato da Tony Stark un po’ con l’inganno. Dotato da quest’ultimo di una tutina migliore di quella di panno lenci che usa indossare, Spider-man ritrova quella verve dissacrante e linguacciuta tipica dell’Uomo Ragno che si era persa nelle ultime cinque o sei versioni cinematografiche non Marvel.

Pura action

Quanto all’aspetto puramente action, Capitan America: Civil War non lesina su scene acrobatiche e rocambolesche che riempiono gli occhi, lasciano senza fiato e non fanno rimpiangere (anzi, evocano efficacemente) le corali tavole a due pagine di Civil War.

Concludendo, Capitan America: Civil War è un prodotto godibilissimo che accontenta sia il fan dei fumetti, sia quello del diverso e nuovo Universo Cinematografico nel quale è perfettamente calato in termini di continuityL’unica nota stonata è la davvero deludente coda dopo i credits finali.

Guarda il trailer direttamente su Youtube

Post Scriptum dell’odio n°1

Se avessero lavorato di sceneggiatura come in Capitan America: Civil War, cosa sarebbe stato Il risveglio della forza?

Post Scriptum dell’odio n. 2

Dc movies suck!

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