C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo: le pagelle di Andrea Rilievo

C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo: le pagelle di Andrea Rilievo per SugarDAILY, il blog di Sugarpulp (Attenzione: contiene spoiler)

SOGGETTO_VOTO 4 e 12.

La storia del fallito trasandato, che soffre per amore e annega i suoi dispiaceri in alcool, musica rock, fallimenti artistici e imprese strampalate l’abbiamo sentita un miliardo di volte. La sola attenuante, in questo caso, è che la morale, invece di cadere nel banale distruggiti e forse capirai qualcosa di te, assomiglia a quella di una favola pulp e si intreccia talmente tanto con l’indole emotiva del protagonista, da virare verso un all we need is love degli ultimi. Ciò non basta a non archiviare l’idea fra i clichè troppo abusati. PIACE VINCERE FACILE

KURT KOBAIN, SID VICIOUS, JIMMY HENDRIX E I MITI DEL ROCK DELLO SCORSO SECOLO_VOTO 9

E forse anche 9 e 12. O magari 10, se dovessi ascoltare il ventenne degli anni ’90 che è dentro di me. Certo, perché c’è da impazzire per questo pezzo di storia del rock. Ma più di tutto per come Reyes ce li racconta. Per come ci porta dentro le loro storie e ci siede lì, accanto a loro, come uomini invisibili, ad ascoltare il loro respiro e ad osservare i movimenti del loro viso. Per come ricostruisce la genesi delle loro fobie e dei loro talenti. Questo libro concede al lettore il privilegio di spiare una rockstar da vicino e farsi forte delle sue paure. Con sguardo umano e compassionevole, lo trasporta dentro a quella dimensione di odori e nuvole nere, che passano per la testa di chi accede al privilegio della creatività. Nel racconto sulla chitarra invisibile di Kobain c’è della poesia pura, che riconcilia con una sofferenza senza tempo. CHAPEAU C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo le pagelle di Andrea Rilievo

REP_VOTO 7

C’è poco da fare, il protagonista di questo romanzo rabbioso è l’adolescente che tutti vorremo essere stati. (Sarei capace di far saltare un ospedale, ma non di prendere a schiaffi una donna…) Non si può fare a meno di volergli un gran bene, a questo prototipo di adulto incapace di affrontare le sue paure, perché non c’é nulla più importante del proprio dolore, come dice lui. E a noi il suo piace perché, in fondo, è quello che combattiamo da quella mattina d’inverno, quando ci siamo svegliati, scoprendo di dover imparare da soli a diventare grandi. DARK PETER PAN

PERSONAGGI_VOTO 7

Ammaliati, lusingati, traditi e sorpresi da lui, Reptil. Ma tutti anonimi, e infatti non li ricorderete. La verità, cari lettori, è che i personaggi di quelle trame sarete voi. Saranno le vostre angosce, a essere messe in gioco sul ring, non quelle di Rep. Lui è solo lo specchio delle miserie che cercate di nascondere. Vi ritroverete a voler indossare i panni di uno dei suoi censori, nella speranza di disinnescare quella bomba emotiva che vi cresce in petto. Oppure vi siederete al suo fianco, per realizzare assieme un’altra follia, nel tentativo di innalzare un monumento ai vostri fallimenti. È il vostro amore quello che sarà ucciso, non il suo; il vostro successo generazionale, quello che verrà messo in discussione. È la vostra capacità di ricercare voi stessi, la vostra abilità nel produrre sogni. La vostra tremenda paura di realizzarli. Davvero, avrei voluto mettere un 8, mi sono trattenuto perché troppo spesso l’effetto di identificazione non va oltre al rigurgito adolescenziale. Ma il brivido che vi provocherà è crudo, sano e destabilizzante. SMELLS LIKE TEEN SPIRIT.

COLOMBIA_VOTO 4

Oppure 8, per quanto bene é descritta, quello decidetelo voi. Ma non è questo il punto. Il punto è che il paese ne viene fuori come la mortificazione dell’essere umano. Come il posto dove la gente felice é bianca. Dove si vive solo per il sogno americano o per il fallimento. Dove il conformismo ai gringos è una regola e la radice dello schifo. Dove Cartagena de Indias diventa una Città immobile e New York l’unica aspirazione di salvezza. Dove l’essere umano è una forma di vita destina al macello, quello da contaminazione culturale. Come noi amiamo il posto in cui siamo nati, Reyes ama questa ecatombe della creatività, ma non può smettere di ricordarci, ogni istante, quanto sia difficile non sfuggire alla rappresaglia. Il libro ha ormai 10 anni, ma non credo che le cose siano cambiate poi tanto. YANKEE GO HOME

TRAMA_VOTO 5

Che figata un libro senza trama, questo sì che ha talento! Alla decima pagina lo penserete anche voi, ve lo assicuro. Salvo mettervi alla disperata ricerca di un filo conduttore, alla quarantesima, o giù di lì. Fra i nomi ci si perde facilmente: i protagonisti ritornano ma si fatica a ricordarli (vedi review precedente). La consecutio degli avvenimenti a volte spiazza e manca un, se pur banale, plot, che non sia quello collegato al travaglio emotivo del protagonista (peraltro raccontato a scatti, pure quello). Il libro dura solo 170 pagine e si riesce ad arrivare in fondo facile, grazie anche alla maestria stilistica dell’autore, ma un aiutino per tenere le fila della storia sarebbe stato molto utile. TORTA SENZA CILIEGINA C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo le pagelle di Andrea Rilievo featured

EFRAIM MEDINA REYES_VOTO 8

Quest’uomo è una splendida spina nel fianco della mediocrità e un perfetto esempio di come trasformare la disperazione esistenziale in un grido di battaglia iconoclasta. Si ispira a Bukowski, ma riesce incredibilmente a non fargli il verso (nemmeno a raggiungere le sue vette, per giunta, ma lo fa con onestà intellettuale, perché è ben consapevole dei suoi limiti). Sputa sugli idoli sudamericani di sempre: sono famose le sue accuse di prostituzione markettara a Garcia Marquez e alla Allenede (lo stile che ha incantato il mondo è una formula usurata per lettori nostalgici, di cui approfittano venditori di fumo…). Ha il coraggio di essere adolescenziale ma scrive preciso, senza sbagliare un colpo, confezionando, ogni mezza pagina, una frase che potrebbe essere stampata su una maglietta o dipinta a spray su un muro di periferia. Lo fa in questo suo primo e fortunato romanzo, ma anche nei tre successivi lavori (Tecniche di masturbazione fra Batman e Robin, La sessualità della Pantera Rosa, Quel che ancora non sai del pesce di ghiaccio, tutti editi da Feltrinelli), che hanno riscosso altrettanto favore di pubblico. Ha aperto un blog che si chiama fiasco produzioni Srl, scrive per l’Internazionale, e per il teatro. Ha diretto un film, partecipa come speaker a conferenze di antropologia e, di tanto in tanto, pubblica una raccolta di poesie. Vive in Italia, a Vicenza, per giunta, dove ha messo al mondo un erede a cui ha dedicato una delle più delicate lettere di amore paterno masi scritte (questo e un mondo del cazzo per crescere, ma è anche l’unico dove le api crescono e i passeri ridono…). É un esplosione emotiva piena di ferite, canzoni e selvaggia voglia di vivere, come gli piace definirsi. É assurdo e provocatorio (sono il dito che ti infileranno nel culo..) ma sa sorprendere con trucchi di poesia (quei baci colavano come orologi di Dalì…). È poliedrico, egocentrico, barbaro, bastardo, maleducato e maledetto. CUORE SCALZO

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