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Chernobyl, la recensione

Chernobyl è la nuova attesissima serie HBO: un capolavoro annunciato in grado di provocare crisi diplomatiche. Ecco la recensione di Fabio Chiesa del pilot.

Finita la sbornia dell’ultima stagione di Game of Thrones HBO torna alla carica con una produzione che punta ad essere tra le migliori dell’anno tanto da aver raggiunto su IMDB uno score superiore persino a Breaking Bad: sto parlando naturalmente di Chernobyl, nuovo gioiello lanciato a maggio negli Stati Uniti e giunto ora in Italia grazie a Sky che da lunedì ha iniziato a trasmettere con cadenza settimanale le 5 puntate di questa attesissima miniserie.

Nel frattempo tra Russia e Stati Uniti sembra essere tornati ai tempi della guerra fredda: il governo ed i media sovietici non hanno preso benissimo che americani ed inglesi abbiano toccato un nervo ancora scoperto e circola già l’indiscrezione di una contro serie russa per raccontare la storia da un’altra prospettiva. Una notizia abbastanza sorprendente considerando che in questa fantomatica versione sarebbe prevista la presenza di spie statunitensi incolpate del disastro…

LA SERIE

Ma torniamo a noi ed al pilot di Chernobyl: se il buongiorno si vede dal mattino la serie promette di essere un vero capolavoro con un primo episodio che dopo un breve prologo scaraventa direttamente gli spettatori nel bel mezzo di un disastro che alla pari della caduta delle Twin Towers ha segnato indelebilmente la nostra storia recente.

Sono infatti passati soltanto 33 anni da quel fatidico 26 aprile 1986, quando all’ 1:23 del mattino il reattore n.4 della centrale esplose in seguito a quello che doveva essere un semplice test. Un incidente dapprima sottovalutato ma che nel giro di poche ore avrebbe cambiato irrimediabilmente la vita di migliaia di persone.

Sorprende scoprire che la penna che si nasconde dietro lo script è quella di Craig Mazin sinora autore di commedie, tra cui Scary Movie e Una notte da leoni, il quale lavora a questo progetto dal 2014 e sembra prendere da subito una direzione ben precisa: quella di un racconto corale da più punti di vista dell’incidente e delle sue ripercussioni.

La regia è affidata al Johan Reck che dai videoclip musicali è passato con successo alle serie tv dirigendo alcuni episodi di Breaking Bad, Vikings e del thriller The Last Panthers. Il regista svedese evita virtuosismi e si mette al servizio della storia con un distacco quasi documentaristico concentrandosi sul lato umano della vicenda.

Chernobyl è angosciante sin da subito: si apre nel 1988 con il suicidio di Valerij Legasov vicedirettore del dell’istituto dell’energia atomica di Kurchatov incaricato dal Cremlino di occuparsi dell’incidente, e dopo pochi minuti ci riporta a due anni prima, alla notte del disastro, facendocela rivivere da diverse prospettive, quella dei responsabili del sito nucleare di Chernobyl ma anche dal punto di vista dei soccorritori e degli abitanti della vicina cittadina Pryp”jat’.

ANGOSCIA

La sensazione che lascia questo episodio pilota è soltanto una: angoscia. Dopo il breve prologo di cui sopra le prime sequenze ci portano all’esplosione, raccontata semplicemente attraverso un lampo ed un boato, quindi all’interno della centrale nucleare dove i tecnici increduli cercano disperatamente di capire che cosa sia successo pensando inizialmente ad un semplice incendio.

Ed è questo il punto di forza della storia: noi sappiamo già quello che è accaduto. I protagonisti no. Non lo sanno i tecnici, non lo sanno i soccorritori e soprattutto non lo sanno gli abitanti di Pryp”jat che in una delle sequenze più significative guardano in lontananza il sito in fiamme ed accolgono la polvere radioattiva con stupore e meraviglia provocandoci un lungo brivido sulla schiena.

La centrale diventa ben presto uno scenario post apocalittico reso alla perfezione da una fotografia grigiastra e da una colonna sonora minimalista ed incisiva. Le atmosfere sembrano quelle di un horror o di un film di fantascienza e si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un disaster movie tristemente basato su fatti reali.

Che dire? La voglia di continuare a vederla è veramente tanta ed è un peccato non poter ricorrere al caro vecchio binge watching. Chernobyl è sicuramente tra i titoli dell’anno ma per sapere se è il migliore dovremo attendere qualche settimana.

Intanto, in tempi di battaglie ambientaliste, una riflessione sul nucleare e sui suoi pericoli non ci fa affatto male.

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