24 ore, chi ha (avuto) paura di Jack Bauer?

Chi ha (avuto) paura di Jack Bauer? Quest’articolo contiene spoiler sulla serie 24 ore

Io sono uno di quegli uomini che quando vede una cosa che gli fa piangere, piange. E il finale dell’ottava stagione di 24 mi ha fatto piangere, ve lo giuro.

Per chi non conosce 24 o per chi lo odia senza averlo visto (ce ne sono tanti ma il mondo è bello perché è vario) vi dirò che 24 non è un apologia del partito repubblicano o del mica tanto velato desiderio degli americani di dominare il mondo. 24 è una serie che riguarda le scelte difficili e che ci pone interrogativi etici e morali importanti.

24 ore, chi ha (avuto) paura di Jack Bauer?

Mettiamo che la persona a cui tenete di più al mondo sia stata rapita e che voi avete in ostaggio uno dei criminali che ha organizzato il rapimento. Mettete che avete poco tempo per sapere dov’è questa persona perché è diabetica e se non gli date subito l’insulina muore.

Mettiamo che il criminale che avete catturato non vi voglia dire dove i suoi soci l’hanno nascosta, nemmeno se gli offrite tutti i vostri soldi. Cosa fate?

Io, che amo la pace e predico la non violenza, comincerei a tagliargli un dito dopo l’altro finché non me lo dice. Oh, non guardatemi così. L’amore della vostra vita sta morendo e voi chiedete per favore? Cosa fareste voi?

Probabilmente, dopo che avrò ottenuto il risultato grazie ad un atto di tortura, la mia vita cambierebbe, ovviamente. Non sarei più quella persona sensibile che piange guardando serie tv, ma quasi sicuramente passerei il resto della mia vita in analisi.

Jack Bauer, il dolente e tragico protagonista di 24, deve affrontare una di queste scelte quasi ad ogni puntata. E la persona che ama di più non è una persona ma il suo paese e l’ideale di libertà che rappresenta.

24 ore, chi ha (avuto) paura di Jack Bauer?

Adesso, non prendiamoci per il culo, io e voi: “America e Libertà” è un binomio irreale. Non sono qui per parlare di politica internazionale e storiacce del genere, anche perché so che voi probabilmente ne sapete molto più di me.

Però vi dico una cosa: l’America di Jack Bauer non ha niente a che vedere con l’America che conosciamo e che critichiamo. Jack è semplicemente il guardiano di un ideale. I suoi nemici sono sì gli arabi, i russi, i cinesi  ma quasi ad ogni stagione (soprattutto nelle ultime serie e nell’ottava particolarmente) si viene a scoprire che il vero terrorista molto spesso siede alla casa bianca o è molto vicino alla stanza ovale ed orchestra e manipola attentati sul suolo patrio per puro beneficio personale.

Il vecchio Bauer ama la giustizia, la libertà e la pace. Per mantenerle a volte è costretto a compiere atti terribili, illegali e a volte inumani altrimenti un sacco di gente morirebbe. Certo, molte volte varca il limite, come nell’ultima stagione, nella terribile scena della tortura del killer russo.

Di certo, 24 non è una serie facile da comprendere appieno. Gli amanti dei film d’azione (quale io sono) lo troveranno costruito ottimamente sotto ogni punto di vista, aggiornato alle ultime tecnologie (palmari, elicotteri-drone, chiavi di decrittazione, software avanzati di riconoscimento facciale) e credibile nelle scene d’azione, orchestrate registicamente con maestria.

Il tempo del racconto che corrisponde al tempo della storia, poi è francamente una genialata di cui Aristotele sarebbe strafelice (era lui che sosteneva che nella tragedia ci dovessero essere unità di tempo, spazio e azione).

Certo, ci sono delle incredibilità. Jack in una giornata (e cioè 24 episodi), prende mazzate, coltellate, pistollettate e si becca anche un virus ad un certo punto, ma è subito pronto all’azione come se niente furesse (come dice mia mamma).

Agente Cole: “Sei un figlio di puttana, Jack!”
Jack Bauer: “Lo so.”

Jack è il vero e ultimo grande eroe americano, in cui si nota la stanchezza, la delusione e la disillusione per l’operato dei suoi superiori. Molto spesso è costretto a risolvere una situazione sacrificando persino la sua libertà personale, dovendo alla fine fuggire come un ricercato dal mondo intero (compresa la metà a cui ha salvato il sedere).

24 ore, chi ha (avuto) paura di Jack Bauer?

Non lo fa per la gloria, né per i soldi né per nient’altro. Jack lo fa solo perché ha un ideale forte di patria e democrazia e io, questo, sinceramente lo rispetto. Però, cosa sareste disposti a fare per salvaguardare la vostra patria e la democrazia del vostro paese?

A queste domande 24 da una risposta ma non pretende che sia la verità, vi mostra solo le scelte di un uomo che come tutti gli uomini è fallibile ed è costretto a pagare per le sue azioni come qualsiasi altro cittadino.  Se Jack tortura un criminale perché gli dica dov’è una bomba che può uccidere milioni di persone ne deve pagare le conseguenze legali.

L’ultima stagione di 24, la più chiara nella mia memoria, non delude, anzi. Le critiche che si possono muovere alla serie restano tutte, soprattutto per quanto riguarda l’abuso degli stessi stilemi narrativi: il cambio di gestione al CTU, la morte di una persona cara a Bauer, il complotto tra le alte sfere, la tortura come unica scelta possibile qualora l’immunità non possa servire, Jack che ad un certo punto disubbidisce agli ordini, i countdown per disinnescare la bomba o cosa per essa, la talpa all’interno della casa bianca o del CTU e via di seguito.

Tutto questo l’abbiamo visto e rivisto. Ma io dico sempre: a me piace la cotoletta alla milanese, i tortellini alla panna e la fiorentina poco cotta. Ne mangerei ogni giorno, ve lo giuro. Eppure il gusto è quello, no? Eppure avrei sempre voglia di mangiarne.

Ebbene io sinceramente ho sempre voluto vedere come se la cavava Jack , anche quando i colpi di scena erano scontati e i meccanismi narrativi si reitaravano come quando scrivi 10 print “ciao” 20 goto 10 in basic. Mi piace il personaggio, come credo abbiate capito.

La conclusione dell’intera serie è forse la più tragica che abbia mai visto, fatta eccezione forse solo per il finale di Baldios, tanto per strizzare l’occhio a qualche vecchio estimatore di cartoni (so che ci siete, là fuori) Per cominciare c’è il triste romance tra Jack e la bella agente dell’FBI Renee Walker: i due avranno una breve e intensa liason nata forse dal fatto che entrambi sono superstiti delle conseguenze delle loro azioni e, in qualche modo, segnati da quello che hanno vissuto (la schiena martoriata di Jack, il fragile equilibrio di Renee).

I due si ritrovano per una breve pausa d’amore prima che le cose tornino a diventare cattive e la morte dell’amata (lui la chiamerà sempre “amica”) trasformi Jack in una macchina di morte irriconoscibile che forse per la prima volta varca il limite che c’è tra persecuzione di un ideale e vendetta.

Chloe O’brian, analista del CTU e grande amica di Jack, personaggio di spicco della serie forse quanto Shuterland (bè, se non altro è l’unica che è rimasta viva per otto stagioni) diventa in questo modo la coscienza di Jack e, alla fine, lo riporta alla ragione.

Il commiato fra i due, alla fine dell’ultima ventiquattresima ora, è quello che mi ha fatto veramente commuovere. Chloe l’amica di sempre, che ha coperto il sedere a Jack per otto anni, ora è a capo del CTU e non può fare nulla per salvare la reputazione dell’amico, ormai considerato un criminale per aver rivelato l’ennesimo insabbiamento governativo.

Nell’ultima scena i due si guardano attraverso la telecamera di un elicottero-drone, scambiandosi un dolente addio: è la fine di un lungo viaggio durato solo otto giorni.

E’ vero. Queste cose le abbiamo già viste. Riconosco persino che questo finale è simile a molti altri della serie ma datemi ancora 24 ore così e io sarò felice.

E mi commuoverò come un bambino.

Sono Jack Bauer e questo è il giorno più lungo della mia vita.

Guarda il TRAILER

Tags:

Contattaci

Non ci siamo in questo momento. Mandaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Sending

© 2009 - 2016 Associazione Culturale Sugarpulp

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account