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C’era una volta il cinema trash

C'era una volta il cinema trash italiano

C’era una volta il cinema Trash o, se preferite, la commedia erotica all’italiana. L’analisi di Danilo Villani di una stagione irripetibile per il nostro cinema.

PREMESSA

La definizione di cinema trash, secondo la nostra opinione, è stato affibbiato al genere cinematografico più per comodità fonetica che per altre ragioni. La vera denominazione del fenomeno nato nel nostro Paese alla fine degli anni ’60 del XX secolo era “commedia erotica all’italiana”.

Lino Banfi, l'allenatore nel pallone

IL CONTESTO STORICO

I vendittiani vagiti del ’68 si erano ormai trasformati in urla. Il vento di cambiamento, di novità, di rinnovamento era divenuto tempesta. Nulla rimase immune: la politica, il costume e le arti.

Il mondo cinematografico ricevette un impulso termonucleare. Capolavori come Bullit, Fragole e Sangue, Soldato Blu e, in casa nostra, C’era una volta il West, ebbero il potere e la forza di scardinare tutto ciò che era precostituito e standardizzato. Il sesso, più o meno enfatizzato, irruppe nelle produzioni cinematografiche come un must a riprova della rottura che l’epoca proponeva.

Anche l’Italia non rimase immune al cambiamento. Registi come Antonioni, Bertolucci, Petri e Pasolini acuirono ancor di più le loro tematiche “forti” mentre sul versante della commedia all’italiana Monicelli, Germi e Risi calcarono in maniera pesante il loro punto di vista sulle migliaia di vizi e virtù degli italiani.

L’ESPLOSIONE DEL CINEMA TRASH

Approfittando del momento favorevole, più di un regista e soprattutto, più di un produttore, ebbero la geniale intuizione di implementare la commedia all’italiana con abbondanti dosi di sesso.

Nulla di esplicito, per carità, ma un congruo tripudio di seni, di cosce, di glutei e, di tanto in tanto, di pubi femminili. Forti della loro esperienza con i summenzionati Maestri, registi come Cicero, Martino, Laurenti, Corbucci divennero in brevissimo tempo gli alfieri di un genere che, curiosamente, correva parallelo con il partito di maggioranza relativa dell’epoca.

Gli italiani, notoriamente ipocriti, negavano con forza di aver mai visto simili films, come mai e poi mai avrebbero confermato pubblicamente il loro voto alla DC. Cosa che poi accadde negli anni ’90 con un partito fondato da un imprenditore multimediale ma questa è un’altra storia.

Titoli come Giovannona coscialunga ferita nell’onore, Sessomatto, Il Merlo maschio, Malizia oltre a turbare il sonno degli italiani, sono entrati con forza nell’immaginario collettivo a venire.

Le trame, e le sceneggiature, erano in genere simili: al centro la gnocca di turno, il o i maturi generalmente benestanti che si adoperavano per le accaparrarsi le sue attenzioni, il belloccio di turno un po’ coglioncello e numerosi comprimari che costituivano la spina dorsale della produzione. Il tutto condito da situazioni becere quali tradimenti coniugali, collaboratrici familiari disponibili, funzioni corporali gassose enfatizzate ai massimi livelli.

Analizzando i vari titoli si resta meravigliati di come al genere abbiano prestato la loro collaborazione artisti più o meno “impegnati”: da Michele Placido a Enrico Montesano, da Carlo Giuffré a Alberto Lionello (strepitoso su Sessomatto), nonché Paola Borboni, Dominique Sanda e Joan Collins.

SGUARDO CRITICO

Come accennato in precedenza la pruderie italiana ha relegato il genere a mo’ di B-Movies anche corroborata dalla critica che inevitabilmente stroncava sul nascere ogni produzione. Questo fino alla metà degli anni ’90 quando la strana coppia di RAI3, Ghezzi e Melani, sdoganò letteralmente il genere proclamando al contempo Alvaro Vitali come un grandissimo performer.

Fu un segnale: tutti i networks, pubblici e non, si prodigarono a diffondere titoli coperti da polvere del tempo, trasmissioni tv vennero prodotte per spiegare il fenomeno. Caratteristi ormai dimenticati vennero rintracciati a mo’ di “Chi l’ha visto?” e VHS e DVD vennero distribuite nei punti vendita.

Forse un tentativo di scuse, visti gli strali con i quali vennero bersagliati gli addetti ai lavori. Uno su tutti: Nando Cicero per Viva la foca rischiò addirittura il carcere per vilipendio alla pubblica morale.

Il genere comunque ha lasciato il segno. Molti autori, sceneggiatori e registi hanno attinto a piene mani dai soggetti e dalle scene del filone e non solo in Italia. Quentin Tarantino, ad esempio, non ha mai nascosto le sue simpatie per il genere. La riprova si è avuta durante una Mostra del Cinema di Venezia quando incrociando per caso Lino Banfi, si è inchinato al suo cospetto chiamandolo Maestro.

E cosa dire di Tutti pazzi per Mary che sembra uscito dalla mente di Sergio Martino. Una menzione particolare va a Mario Amendola che ebbe il colpo di genio miscelando il poliziottesco con il trash dando vita a quel Nico Giraldi che ebbe in Tomas Milian la perfetta personificazione.

LE TOP FIVE DEL CINEMA TRASH ITALIANO

Edwige Fenech

C'era una volta il cinema trash italiano, Edwige Fenech

Milestone del genere. Dotata di fascino superiore dovuto all’origine franco-algerina, è stata per anni l’icona indiscussa del genere. Più di una generazione ha goduto, visivamente, delle sue grazie mai nascoste.

Laura Antonelli

Il sogno proibito degli italiani. Bellezza sconvolgente tipica della sua zona d’origine, l’Istria, unita ad un fisico mozzafiato. La ricordiamo con dolcezza e amarezza per la sua fine dovuta a scelte sbagliate.

Gloria Guida

Una urban legend vuole che ogni volta che lei usciva da casa, in via Po a Roma, il traffico si bloccasse. Bionda, alta, con un fisico da paura, ha rappresentato il frutto proibito da raccogliere e gustare.

Barbara Bouchet

Il tocco ceco, di etnia tedesca, unito ad un personalissimo stile ne fecero un simbolo sexy per antonomasia. Dal poliziottesco alla commedia erotica non ha mai lesinato sull’esibizione di un fisico da sogno. Ma sempre con grande classe.

Serena Grandi

Il top delle supermaggiorate. La Romagna condensata in curve vertiginose che hanno letteralmente sconvolto il pubblico maschile. Se Tintoretto Brass le ha affidato il ruolo di Mirandolina, un motivo ci deve pur essere.

Non sarebbe giusto non citare anche Rosalba Neri, Femi Benussi, Agostina Belli, Janet Agren, Michela Miti e Annamaria Rizzoli che hanno contribuito in maniera determinante al successo del genere.

I TOP FIVE DEL CINEMA TRASH ITALIANO

Lando Buzzanca

C'era una volta il cinema trash italiano, Lando Buzzanca

Il pioniere del genere. Forse troppo compresso e omologato nelle parti di siciliano superdotato intento a distribuire dosi d’amore a ragazze timide e signore sfrontate. Col tempo è uscita fuori la sua capacità attoriale fuori dal genere. E ne siamo contenti.

Lino Banfi

L’archetipo personificato del filone. Di statura non imponente, problemi tricologici, sovrappeso costante, è stato per decenni il leader indiscusso della commedia erotica all’italiana. Ha impersonato personaggi che sono divenuti nel tempo immagini indelebili: Oronzo Canà e Pasquale Baudaffi su tutti.

Renzo Montagnani

Costretto, suo malgrado, a partecipare a produzioni di genere causa problemi sanitari famigliari, ha sempre svolto il suo mestiere con la classe che lo contraddistingueva dando quel tocco in più da vero professionista.

Pippo Franco

Anche lui pioniere del trash fin dalle prime produzioni. Assolutamente adatto a ruoli da sfigato perenne, con un fisico al limite dello sgraziato, ha saputo interpretare i ruoli sfruttando appieno le sue capacità di fine dicitore.

Tomas Milian

Cubano, con passato newyorker all’Actor’s Studio e naturalizzato romano. Un concentrato di professionalità e simpatia. Da Bolognini a De Concini, da Giannetti a Vancini passando per Visconti. E poi il western all’italiana, i thrillers e finalmente il poliziottesco dove la figura di Nico Giraldi lo proietta a memoria di più generazioni.

Anche qui è d’obbligo citare artisti che hanno contribuito al genere: Johnny Dorelli, Gianfranco D’Angelo, Andrea Roncato, Alvaro Vitali e, last but not least, Renato Pozzetto.

LE SPALLE

Elementi indiscussi e indiscutibili erano le cosiddette “spalle” ovvero attori non protagonisti ma sempre al fianco del personaggio principale. Lo stesso Totò ha sempre avuto accanto artisti del calibro di Peppino de Filippo, Nino Taranto, Mario Castellari e il genere, viste le sue radici nella commedia all’italiana, non poteva esimersi da questa scelta.

Pertanto personaggi come Franco Lechner, in arte Bombolo, Enzo Cannavale, Ennio Antonelli, Umberto D’Orsi trovarono sempre la loro collocazione basata su parametri quali la fisicità e il dialetto.

I CARATTERISTI

Come tessere di un mosaico, anche i caratteristi hanno avuto la loro importanza. Sia per i cosiddetti cameos, sia per il loro ruolo nella trama. Nella maggior parte dei casi ruoli interpretati da attori di aspetto alquanto singolare, non proprio gradevole ma d’altronde il meccanismo del cinema trash prevedeva anche dei momenti con personaggi non proprio edificanti.

Su tutti Luigi Origene Soffrano detto Jimmy il Fenomeno che con il tempo divenne una mascotte portafortuna al punto da essere richiesto da più produzioni anche per una semplice comparsata (cfr. Il muro di gomma) e Salvatore Baccaro, il brutto per eccellenza del cinema italiano. Ma anche Nello Pazzafini col suo sguardo bieco nonché Annabella Schiavone eternamente confinata al ruolo di moglie brutta e rompicoglioni.

Per rispetto alla saga, perché di saga si tratta, quella di Fantozzi non è stata classificata come cinema trash in quanto dotata di unicità nonostante il pensiero comune la releghi nel genere. Però dedicare un pensiero a Giuseppe Anatrelli aka Luciano Calboni e ai suoi tre scotches, è più di un obbligo morale.

IL GENERE, OGGI

Morto e sepolto. È doloroso ammetterlo ma la congiunzione astrale che ha permesso gli incroci tra attori, attrici e registi dagli anni ’70 fino ai ’90 è stata un fenomeno irripetibile.

Nonostante qualche tentativo da artisti qualificati come Antonio Albanese e Checco Zalone, il genere non è riuscito a rigenerarsi. Ed è un vero peccato perché, come affermava Mao Zedong “grande è il caos sotto questo cielo, quindi i tempi sono propizi”, il panorama attuale offrirebbe fonti inesauribili ma il motivo non risiede nella solita mancanza di idee, nella mancanza di spunti.

Il motivo principale è condensato in due sole parole: politically correct.

FILMOGRAFIA ESSENZIALE DEL CINEMA TRASH ITALIANO

  • Il debito coniugale – Franco Prosperi, 1970
  • L’uccello migratore – Steno, 1972
  • Il vizio di famiglia – Mariano Laurenti, 1975
  • L’uno contro l’altro praticamente amici – Bruno Corbucci, 1981
  • Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande – Sergio Martino, 1982
  • Viva la foca – Nando Cicero, 1982
  • Vieni avanti cretino – Luciano Salce, 1982
  • Delitto sull’autostrada – Bruno Corbucci, 1982
  • Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio – Sergio Martino, 1983
  • L’allenatore nel pallone – Sergio Martino, 1984

GLITCH

Sarebbe sgarbato nei confronti dei lettori congedarsi senza una citazione attinente al genere. Quella che proponiamo è tratta da Gole ruggenti sorta di satira del Festival di Sanremo interpretata da tutto il cast del Salone Margherita, Pippo Franco in testa. Ed è appunto la voce fuoricampo di Pippo Franco che chiude il film:

Il festival fu vinto alla fine da Luca Pappacena con la canzone “Dimmi dove devo andare”. Appassionante domanda cui molti telespettatori fornirono, stranamente, una risposta unanime.

Il premio speciale della critica andò a Fred Copertone per la canzone “Non ho più piume su mio culo” nella quale molti si riconobbero.

La serata finale fu un grande successo di audience: 22.500.000 spettatori! A riprova del fatto che il festival è come il fumatore di spinello: tira sempre!

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