Class Enemy, la recensione

Class Enemy, ossia la lotta di “classe” tra Marx e la scuola d’oggi. Una scintilla fa scatenare il caos, in una caccia all’uomo senza ostacoli.

Nel corso della nostra esistenza, spesso ci limitiamo a vivere le emozioni, i fatti che travolgono la routine di tutti i giorni come semplici definizioni da dizionario. Cos’è un fallito, ad esempio, se non colui che ha fatto fallimento, chi non è riuscito a realizzare le proprie aspirazioni, né a conseguire risultati validi, spec. nel campo professionale (Enciclopedia Zanichelli, Hoepli 2011)? Li assorbiamo apaticamente, come se non centrassero con noi.

Class Enemy, la recensione

Accade però che un giorno, in una classe delle superiori come tante, questo equilibrio si spezzi di botto e tutto salti. Gli alunni azzannano i docenti, cercando qualcuno da colpire che sia fuori dalla loro orbita e giustifichi questo proprio “inquieto vivere”. Nasce così Class Enemy (2013), letteralmente “nemici di classe”, l’ultimo film di uno dei registi più promettenti della scena europea: lo sloveno Rok Bicek.

Siamo in Slovenia ai giorni nostri. Tutto si svolge in un liceo, anonimo come mille altri sparsi un po’ per tutto il Vecchio Continente, durante l’ultimo anno di una classe “bella”, come la definisce la sua coordinatrice, ma divisa all’interno come tutte. Questa però se ne va, aspetta un bambino e lascia la sua cattedra di tedesco all’arcigno professor Robert Zupan (Igor Samobor), fin da subito guardato male dagli studenti. Dentro questa classe ci sono tanti tipi di studenti, e c’è anche Sabina (Daša Cupevski).

Lei, giovane adolescente senza punti fermi, sarà carnefice e vittima in questa “caccia all’uomo” umana e scolastica. Il suo suicidio, infatti, farà scoccare la scintilla per una spietata mattanza di parole e gesti tra alunni e professori che porterà gli stessi primi a scannarsi fra di loro. Perché se la colpa all’inizio ricadrà sul cupo docente di tedesco, ribattezzato il nazista, più avanti si punterà il dito anche contro i compagni che non sono stati al funerale di lei, chi vuole continuare con le lezioni, chi non si assimila al gruppo.

Class Enemy, la recensione

Arriverà un momento, quando la migliore amica di Sabina, Mojca (Doroteja Nadrah), strapperà il velo di sofferenza nato tra le mura della scuola per la tragica scomparsa e dirà forte e chiaro che della ragazza non era importato a nessuno fino al giorno prima del suicidio. Le lacrime e la disperazione usciranno potenti come un fiume in piena, verso un odio e un amore che non trova ostacolo su cui infrangersi e si perde in un abisso di solitudine.

Bicek in questa sua pellicola, premiata alla Settimana della Critica della Biennale del Cinema di Venezia 2014 e vincitore come Miglior Film al Festival of Slovenia Film 2013 (tra i tanti riconoscimenti), riesce a illuminare con nitidezza quasi asfissiante e drammatica le contraddizioni di un sistema (sociale e scolastico) perfetto e inattaccabile. Perché i giovani gridano che esso non funziona, ma vengono omologati e sedati da un meccanismo che non lascia scampo. C’è solo l’illusione di rovesciare il sistema, ma la verità è che decidiamo di andare a vanti a vivere. Accettandolo.

Guarda il trailer di Class Enemy su Youtube

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