Clown Fatale, la recensione

Anteprima nazionale e variant cover di Clown Fatale allo SugarCon 2014 feat

Clown Fatale di Gischler, Rosenzweig e Dinisio è un fumettazzo esplosivo che rappresenta la quintessenza del divertimento e dell’immaginario pulp.

“Siamo clown Candy, la giustizia non ci riguarda”.

Ci risiamo, Victor Gischler ne ha combinata un’altra delle sue. Questo Clown Fatale infatti è una folle e allucinata storia pulp, un hamburgerone di prima qualità con macinato a base di iperviolenza, katane, mafie varie, il circo (!!!!!), ironia, tette enormi, esplosioni, bestie feroci, uomini disgustosi, situazioni improbabili e follia suprema, il tutto condito da una spruzzata di malinconica poesia. Il solito, grandissimo, Gischler insomma.

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Il mattatore della Louisiana del resto in questi anni ci ha abituati a leggere una serie di fumetti deliranti e bellissimi, a partire da Deadpool per arrivare a Spike, passando per gli X-Men, The Punisher e tanti altri. Anche Clown Fatale non fa eccezione e si presenta come una storia in cui i compromessi stanno a zero e l’unica regole è sbattersene di ogni regola.

Le matite di Rosenzweig sono perfettamente funzionali allo scopo, con tanto di gioiose citazioni dei Kiss nella maglietta di Chloe e nel suo trucco che ricalca lo Starchild di Paul Stanley (Rosenzweig è un adepto della Kiss Army): esagerate, spropositate, violente, sensuali, sgangherate, improbabili. Un tripudio di rock & roll su carta, una visione felliniana sporcata di superviolenza con qualche sottotraccia del vecchio Magnus anni ’70.

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Al di là dei disegni e della storia uno dei grandi protagonisti di questo albo è il colore: raramente si parla dei coloristi, anche se poi a ben guardare il loro è un lavoro fondamentale, ma qui è impossibile non citare Dinisio. Se l’impatto visivo di Clown Fatale è strepitoso gran parte del merito è sicuramente suo dato che è riuscito a ricreare un mondo di colori vivo, pulsante, che emoziona e stordisce il lettore aumentando a mille l’empatia per la storia.

Clown Fatale è davvero la quintessenza del pulp, un fumetto costruito sulle emozioni, sulle situazioni e sui personaggi piuttosto che sull’intreccio narrativo. Le clown della nostra storia infatti sono quattro meravigliose donnacce che sono arrivate al capolinea, che non hanno niente da perdere: “quando sei già all’Inferno non ti interessa se ti sporchi l’anima”. Hanno toccato il fondo, sono ben diverse dalle tre splendide sorelle killer di Sinfonia di piombo dello stesso Gischler. Davanti a loro si presenta un’occasione per provare a risalire, ma per farlo dovranno vendere al diavolo quel che resta delle loro anime perdute.

Clown Fatale, la recensione

Tutta la storia procede per esplosioni di sangue in un crescendo delirante che sembra non avere mai fine. Succede tutto quello che deve succedere e tu non riesci a smettere di girare pagina, risucchiato da un vortice di umanità avariata, gente che venderebbe sua madre per una birra calda senza pensarci due volte. Sì perché qui dentro non si salva nessuno, in questa versione alcolica e perversa di un circo in stile Dumbo erotomane e sanguinario manca il lieto fine, a meno che per voi una carneficina suprema non sia accettabile come lieto fine. Beh, in quel caso avrete anche il vostro bel lieto fine del cazzo.

Leggere un fumettazzo del genere significa tuffarsi anima e corpo dentro a un folle b-movie su carta da consumare avidamente una pagina dopo l’altra. Vi ho detto della gang di lanciatori di coltelli russi che nel tempo libero dal circo lavorano come killer? No? Non importa, li scoprirete leggendo le prime pagine di Clown Fatale. Meglio non rovinarvi troppo il gusto di questo esplosivo delirio supremo formato kingsize.

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