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Clownado, la recensione

Clownado, la recensione

Clownado è brutto forte ma si fa amare come quel cane bastardo brutto, dalle gambe corte e storte, che ti guarda languido da dietro la gabbia del canile. La recensione di Massimo Zammataro.

Sembra che ultimamente siano di moda i pagliacci. Non mi riferisco alla nostra classe politica (la cui farsesca saga ha ormai raggiunto livelli ineguagliabili), bensì a quei colorati buontemponi amati dai bimbi che col naso a pallina e le scarpone oversize animano di acrobatiche e surreali gags i circhi di tutto il mondo e che invece, sul grande schermo, sovente incarnano il Male assoluto. I più recenti, in ordine di apparizione, sono Pennywise e Joker.

Ed è così che, in pieno delirio jokeriano – che trasforma chiunque in psicanalista e/o sociologo pronto a sezionare in ogni recondito anfratto il film di Todd Phillips – arriva in sordina (in realtà prima) anche Clownado.

Posta l’opzione tra “the killing joke” e un titolo “alla Asylum”, quale poteva essere la scelta del vostro affezionatissimo amante delle puttanate? La risposta è in re ipsa… Bando quindi alle ciance, e vamos a parlare di Clownado!

IL FILM

Chiariamo subito una cosa: a dispetto del titolo, Clownado non è un prodotto Asylum. Questo vi tranquillizza? Non dovrebbe, credetemi.

Clownado è un’esperienza irripetibile, cioè che non va ripetuta. Clownado va visto solo per curiosità, la quale vi ucciderà come fece con il proverbiale gatto.

Tuttavia, alcuni potrebbero anche divertirsi un po’ a guardare questo film scalcagnato, anzi potrebbero pure trovarci del buono. Ne parleremo poco più avanti.

La trama in breve: sei sadici clown trasformati in demoni mascherati, si muovono da un posto all’altro a cavallo di un tornado demoniaco (e Dorothy muta) in cerca di vendetta verso chi li ha ridotti così in forza di un incantesimo. Nella loro condizione, tuttavia, non si trovano nemmeno così male, tanto che lasciano dietro di loro una lunga e gratuita scia di carne e sangue. A tentare di fermarli, un eterogeneo manipolo di sfigati tra cui un insolito Elvis Presley afroamericano.

Altri dettagli sono assolutamente superflui.

Come dicevo sopra, Clownado è fatto male, girato male, montato male, recitato male, scritto male: all’occhio addomesticato di un fruitore del mainstream SEMBREREBBE fare cagarissimo. Ed è proprio così, eh! Tuttavia…

IL SEGRETO DI CLOWNADO

Tuttavia, Clownado nasconde un segreto che solo l’esperto (mod. “modestia” OFF…) sa cogliere.

In un periodo di nostalgismo degli anni ’80 (da Strangers Things a Thegiornalisti, e via dicendo), Clownado omaggia quella manciata di anni in cui fiorì e appassì il cosiddetto cinema trash (termine di cui si è poi abusato indiscriminatamente e tuttora si abusa), ovverosia quel manifesto cinematografico che -memore delle opere immortali di Hershell Gordon Lewis della seconda metà dei ’60 e facendo tesoro dell’elemento eversivo contenuto nell’horror del decennio precedente (soprattutto l’aspetto “viscerale”) – volle alzare l’asticella dello splatter & gore fino al disgusto totale.

Il tutto per mettere a nudo e alla berlina, tramite l’iperbole grottesca, demenziale e compiacentemente rivoltante, il marciume che brulicava sotto i luccicanti e glamourous anni ’80 del benessere apparente (un po’ quello che in letteratura, ma non negli stessi termini eccessivi, fece B.E.Ellis con Meno di Zero e American Psyco).

Ed è così che vennero fuori perle del calibro di Blood Diner (sequel/remake di Blood Feast del citato H.G.Lewis), Horror in Bowery Street-Street Trash (che fu l’apice assoluto del trash), alcune opere di Fred Olen Ray (cito solo Hollywood Chainsaw Hookers), qualsiasi roba della famigerata Troma e Lloyd Kaufman.

Un bel periodo, in cui la CGI non esisteva ancora, il lattice trionfava su tutto, le teste e gli arti erano di gomma e le budella, in quelle produzioni low-cost, erano quelle di porco. E i film erano fatti male, sotto tutti gli aspetti.

Clownado omaggia quei registi e quel cinema, ridendoci sopra e realizzando volutamente un film degli anni ’80.

Tutto in Clownado riporta a quelle pellicole, a partire dall’impianto delle luci: colorati neon sparano le loro aure verdine e violette dappertutto (ehi Refn, non hai inventato niente…).

Gli attori sono dei cani (non so quanto volutamente, questa volta) e i dialoghi e la soundtrack sono veramente improbabili, proprio come nei mitici trashoni di cui sopra.

Ma il comparto gore è un trionfo di frattaglie finte, farlocche protesi al lattice e FX old school a basso costo: abbiamo un cornucopico uso di sciroppo e gelatina di lamponi, slime, cuori finti, intestini crassi e interiora non meglio identificate, teste estirpate e busti che sprizzano sangue, tutto frullato in una gustosa ratatouille anti-vegana.

Ci sono anche tette: non molte e non le migliori sul mercato, per essere onesti, ma bisogna accontentarsi. Segnalo, a proposito, un paio di seni famelici e dentuti che omaggiano proprio il citato Blood Diner, anche se non potranno mai eguagliare l’immensa vagina che si nasconde nel retrobottega di quell’osteria numero 20 (a voi cogliere l’allusione…).

Insomma, Clownado è brutto forte, sì, ma si fa amare come quel cane bastardo brutto, dalle gambe corte e storte, che ti guarda languido da dietro la gabbia del canile.

E quando lo prendi in braccio ti vomita addosso.

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