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Codice Scriba, la recensione di Massimo Zammataro

Codice Scriba, la recensione di Massimo Zammataro

Codice Scriba è uno spy-thriller che non solo ci propone una storia avvincente, ma anche trasmette un forte e bel messaggio: la Cultura è forza e potenza..

Codice Scriba, la recensione di Massimo ZammataroTitolo: Codice Scriba
Autore: Sergio Fanucci
Editore: Rizzoli
Pag. 528
Prezzo: euro 20,00

Ve lo dico subito: Codice Scriba, secondo capitolo di una trilogia, è il diretto seguito di Codice Scorsese, il precedente bel thriller di Sergio Fanucci. Quindi, se non avete letto il primo, potreste incontrare delle difficoltà a seguire alcune fasi di questo bel romanzo.

Infatti, il romanzo ci ripropone gli stessi protagonisti e comprimari, tutti alle prese con le conseguenze, soprattutto personali, dell’intricata e dolorosa precedente vicenda. Anche la storia di Codice Scriba è strettamente legata a quanto accaduto prima, ed è altrettanto complessa: tra segreti di stato, militari, spie, agenzie governative in competizione tra loro, polizia, consulenti finanziari internazionali e un complotto ordito da una potentissima setta tipo Nuovo Ordine Mondiale, Codice Scriba si svolge sotto i nostri occhi come una matassa dipanata dall’abile mano di Fanucci, il quale scioglie un nodo alla volta fino alla fine, dosando azione e suspense nella giusta misura.

I tanti personaggi di Codice Scriba si muovono sulle scacchiere per loro predisposte – e sapientemente sovrapposte – dall’autore con una armoniosa coralità che (nella mia modestissima opinione e fatte le dovute proporzioni) ricorda a tratti quella di Don Wislow in Il potere del cane e Il Cartello.

Codice Scriba è uno spy-thriller che non solo ci propone una storia avvincente, ma anche trasmette un forte e bel messaggio (un invito, un auspicio) direi anomalo per questo tipo di prodotto: la Cultura è forza e potenza. Senza Cultura si è sudditi di chi ce l’ha e la esercita.

Un messaggio di cui c’era e c’è bisogno, in questi tempi in cui dell’ignoranza ci si fa vanto. Ottima strenna di Natale, da regalare insieme a Codice Scorsese.

Padovano sanguemisto, classe 1969, era già nato quando l’uomo sbarcava sulla Luna in un teatro di posa allestito dalla NASA, sotto la regia di Stanley Kubrick.
“Lo Squalo” di Spielberg, visto all’età di sei anni, grazie all’incoscienza della nonna materna, lo segna irreversibilmente, mentre la visione di “Alien”, pochi anni dopo, completa il danno. Trascorre così gli anni ’70 consumando le poltrone di legno del cinema parrocchiale, divorando compulsivamente pellicole di tutti i generi, meglio se “de paura”. Naturalmente propenso alla lettura, sin da piccolo legge molto, soprattutto Topolino di cui, nei primi anni novanta, finirà per scrivere alcune sceneggiature pubblicate. Nel 2012, grazie al progetto di scrittura creativa The Survival Diaries, con il quale attualmente collabora, ha ripreso la penna in mano riscoprendo la sopita vena creativa. Dallo stesso anno, scrive racconti e recensioni per Sugarpulp.
Nella vita reale, esercita la professione di avvocato a Padova, è sposato con una moglie che lo sopporta, ama gli amici, la birra scura, la carne alla brace, il cibo fritto ed i ciccioli di maiale. Grazie a Spielberg, ha ancora un mal celato timore di tuffarsi in acque profonde.

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