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Come una bestia feroce, la recensione

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Come una bestia feroce di Edward Bunker ci racconta la Los Angeles dei sobborghi, quella dei disperati. E senza fare sconti a nessuno.

come-una-bestia-feroce-recensioneTitolo: Come una bestia feroce
Autore: Edward Bunker
Editore: Einaudi
PP: 370
Prezzo: 13,50

Qui, più che del romanzo, ci sarebbe da parlare dell’autore. Perché uno che a 11 anni, in riformatorio, accoltella una guardia, a 17 finisce a San Quintino e torna alla libertà soltanto a 42 anni, ne ha da raccontare.

Edward Bunker se n’è andato nel 2005, ma i suoi romanzi sono una delle più grandi testimonianze noir dei tempi recenti.

Il suo punto di vista, giocoforza, non è quello di uno scrittore qualsiasi. C’è un taglio autobiografico, di uno che il crimine lo vive da dentro.

Come James Ellroy, ci racconta la peggior Los Angeles che possiamo immaginare, quella dei disperati. Di quei tipi che vivono soltanto per arrivare alla prossima botta di eroina. Non fa sconti, Bunker, e del resto come potrebbe?

In questa storia Max Dembo viene rilasciato. Libertà vigilata. Ha deciso di rifarsi una vita, un lavoro onesto e una famiglia. Ma con sé ha solo un vestito fuori moda, delle scarpe che gli lasciano le bolle e pochi dollari.

Gli unici amici che ha sono dei criminali. Per uno che viveva con vestiti di seta, auto sportive e donne bellissime, difficile accettare la nuova realtà. Con tutte le conseguenze del caso.

È uno dei pochi libri in cui la preda, in fuga, ci racconta in modo davvero realistico non solo i trucchi, ma anche lo stato d’animo di chi non ha niente da perdere e crede che il proiettile di un poliziotto potrebbe essere addirittura una liberazione.

Siamo negli anni ’70 ma potrebbe essere un romanzo scritto pochi mesi fa. Non c’è poesia, non c’è romanticismo. Come dicevo prima, non aspettatevi sconti. Perché il crimine visto da dentro, se possibile, è ancora peggiore.

Per me è stata un gran scoperta, una nuova esperienza di lettura. Per chi non lo conoscesse ancora, Edward Bunker è da conoscere.

Considerate, poi, che questo romanzo è stato scritto in carcere con una macchina da scrivere regalatagli… significa che di talento ce n’era davvero molto.

4 barbabietole su 5

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