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Cometa, la recensione

Cometa, copertina

Cometa, la recensione di Corrado Ravaioli del secondo romanzo di Gregorio Magini pubblicato da Neo Edizioni.

COMETA di Gregorio Magini copertinaTitolo: Cometa
Autore: Gregorio Magini
Editore: Neo Edizioni
PP: 248

La cosa più bella della mia vita diventò sbronzarmi fino a svenire, un po’ perché trovavo soddisfazione nell’autodistruzione fine a se stessa, ma un po’ più a fondo perché quando mi sfasciavo e buttato sul marciapiede non sentivo più nemmeno da che parte stava il mio corpo, a volte mi capitava di sfondare in uno stato di beatitudine ultraterrena.

Raffaele è uno dei due protagonisti del secondo libro di Gregorio Magini, Cometa, edito da Neo. E come si può intuire dal virgolettato è un personaggio che ha il pallino per gli eccessi.

Si tratta di un romanzo di formazione atipico, prima di tutto perché focalizzato su due personaggi ma forse, ed è il dato più originale, perché nessuno dei due evolverà realmente nel corso della narrazione. Attraverso le vicende di Raffaele e Fabio, lo scrittore toscano racconta i desideri (molto materiali) e i sogni (pochi, in realtà) di una generazione di giovani nati a cavallo del millennio.

Raffaele, cresciuto in un contesto familiare libertino, dopo aver perso i genitori viene affidato al nonno. Un personaggio sopra le righe, ossessionato dall’educazione sentimentale del nipote.

Devi stare attento alle femmine. Non avere paura, ma stare sempre attento. Quattro va bene. Tre va quasi bene. Due è rischioso. Ma una è letale.

Cercando di assecondare i dogmi del nonno, Raffaele si adatta alle situazioni a seconda della convenienza, cambiando eloquio e dress code come un novello Zelig: dandy, anarchico, punkabbestia o artista naif.

In questa sua missione, gli capiterà di partecipare al G8, raccontato da un punto di vista originale, oppure di partire per il Grand Tour della Fica, un lungo interrail che si concluderà con una classifica di gradimento e punteggi.

Se Raffaele è arido, disilluso e votato alla ricerca del piacere (il suo mantra è non lavorare non aspettare non invecchiare), il suo “compagno di viaggio” Fabio è un giovane nerd, timido e generoso. Segnato a sua volta da un lutto familiare in giovane età, passa la maggior parte del tempo chiuso in camera tra letture e videogiochi su floppy, fino a costruire un universo immaginario di cui lui stesso è il protagonista.

Fabio fugge dalla realtà perché si sente fuori posto, la osserva con distacco. Preferisce l’ordine e la pulizia di un codice di programmazione.

Se solo un programma potesse imparare quali sono i miei desideri. Un programma che genera programmi più adatti ai miei desideri.

Una convergenza astrale, per rimanere in asse con il titolo, porterà Raffaele e Fabio a incrociare il loro percorso. I due appaiono come le due facce di una stessa medaglia, sono molto diversi ma accomunati da un senso di inadeguatezza nei confronti del mondo circostante.

Magini punta lo sguardo su una generazione che ha vissuto cambiamenti tecnologici epocali: dal personal computer e internet fino all’ascesa dei social network (i due sodali cercheranno di realizzare una piattaforma simile a Facebook) e le cryptovalute.

Attraverso le vicende di Raffaele e Fabio, possiamo osservare in filigrana lo stravolgimento dei costumi e delle relazioni sociali causato dai cambiamenti di cui sopra e l’approccio dei giovani nei confronti del mondo e della realtà.

In questo racconto a due voci Magini perde il fuoco a volte, ma spesso e volentieri convince. Attraverso una prosa multiforme, senza freni e disinibita, disegna un presente tragicomico che ferisce nelle parti più delicate e diverte nei momenti grotteschi. E un finale “stellare”.

Un titolo adatto ai palati raffinati ma audaci.

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