Commissario domani ucciderò Labruna: i casi di Petri e Miceli

Commissario domani ucciderò Labruna: i casi di Petri e Miceli è un noir a km zero che, nonostante la violenza della storia, riesce ad essere ricco di ironia

Commissario domani ucciderò Labruna: i casi di Petri e MiceliTitolo: Commissario domani ucciderò Labruna: i casi di Petri e Miceli
Autore: Gianni Simoni
Editore: TEA
PP: 371
Prezzo: euro 10,00 cartaceo, euro 6,99 ebook

Raccontare questo romanzo è piacevole, evoca sensazioni particolari. E’ un noir all’italiana, scritto da un ex magistrato in pensione da tempo, e che ne ha viste di tutti i colori. E’ un noir a ‘km zero’, come piace a noi, come io cerco di scrivere da dieci anni.

E’ un libro duro nei contenuti, con una storia di violenza. Ciononostante…

Commissario domani ucciderò Labruna è un romanzo che si legge con un costante sorriso a fior di labbra. Qui qualcuno mi sta prendendo per pazzo, lo capisco. Perchè è un libro di morti, di sparatorie, di indagini serrate e rischiose. E allora cosa c’è da sorridere????

Beh… i modi. A me piacciono da impazzire. Si coglie questo stile un po’ retrò dell’autore. I personaggi si danno tutti del “Lei”, parlano educatamente. Manca solo che si salutino con un “tante cose, e di nuovo”, per il resto le fanno tutte. Dialoghi compiti, affettati, educati. Quasi timidi. Che, sul più bello, scatenano il Commissario Miceli. E qui, signori, il registro cambia! Ma Miceli, nonostante faccia verbalmente a pezzi chiunque gli si pari davanti, lo fa sempre dando del “Lei”. E nel contesto del romanzo, credetemi, tutto questo fa la differenza.

La storia è questa: siamo a Brescia, e Miceli riceve una lettera anonima in cui qualcuno, utilizzando ritagli di giornale, scrive la frase che dà il titolo al libro. Che ignorante! Neanche capace di scrivere la (staccato) bruna! pensano tutti in coro.

E il giorno dopo il signor Tizio Caio Labruna finisce stecchito, abbattuto da degli spari nella periferia industriale bresciana.

Le grasse risate si tacciono! (mi è venuta una citazione un po’ biblica, dai, ci sta…) e le indagini partono serrate. Ma lo sparatore, o gli sparatori, non ne hanno abbastanza, e mandano ancora lettere con nomi similari. Che si tratti ancora di minacce fondate? O di un gioco a spaventare? A Miceli scoprirlo.

E qui ne vedremo delle belle.

Un romanzo che, personalmente, mi fa venire in mente l’unico serial killer/grafomane dei nostri tempi: Michele Profeta. Morto qualche anno fa in carcere, lo ricordiamo soprattutto a nordest per gli infami delitti Lissandron e Boscolo. Un killer spietato che scriveva lettere di ricatto utilizzando un normografo, e lasciava una carta gioco sui cadaveri.

Spietato e intelligente. Così intelligente da tenere il normografo e i mazzi di carte incompleti nel bagagliaio della sua Skoda.

Grazie a Dio i serial killer intelligenti sono un tipico prodotto made in USA, e noi ci possiamo accontentare di squallide sottomarche. Che sono ugualmente violenti, schifosi e pericolosi. Ma anche tanto stupidi da mettersi nel sacco quasi da soli. Ciò senza nulla togliere al grande operato dei nostri investigatori.

Ma, tornando al romanzo di Simoni, è bello. E’ piacevole. Ha quel profumo di cose di qualche tempo fa, sullo sfondo di una Brescia dai mille contrasti. Ed è sempre sorprendente leggere di crimini tra le nostre vie. Perchè, diciamocela tutta, gli americani qui sono più fortunati. Io lo scrivevo in un mio romanzo in cui ambientavo una scena in via Fapanni: gli americani hanno la Quinta strada, Mollholland Drive, il Cahuenga Pass… noi abbiamo via Fapanni… e, nonostante questo, Simoni trasforma una storia in un bellissimo giallo (uso un termine volutamente vintage) che può far apprezzare il piacere dello “slow read”.

Personalmente l’ho trovato un romanzo molto gustoso. E lo consiglio vivamente. Per una lettura differente dal solito. E perchè, secondo me, gli americani sono grandiosi con i thriller e gli hard boiled. Ma con il noir, amici miei, con il noir abbiamo molto da insegnare!

VOTO: 4 Barbabietole su 5

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