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Comprame un revolver, la recensione

Comprame un revolver

Comprame un revolver, la recensione di Silvia Gorgi del film di Julio Hernàndez Cordòn proiettato a Cannes 2018.

Huckleberry Finn nel paese di Mad Max. È così che il regista Julio Hernàndez Cordòn riassume il suo film, Còmprame un revòlver, a la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2018.

Ma non si limita a questo. In Mexico, in una parte del deserto in una data indeterminata i narcotrafficanti controllano tutto e dominano il territorio. Le donne sono disperse, o meglio sono costrette a prostituirsi o finiscono uccise.

Un uomo vive miserevolmente in un camping-car con sua figlia, Huck, che cerca di proteggere affinchè non finisca rapita per estorsione, cosa frequente per i bambini, motivo per cui la piccola, una ragazzina sui dieci anni, indossa una catena alla caviglia e nasconde il suo genere, aiutandosi indossando una maschera di Hulk.

Suo padre è un drogato, di crack, tormentato, che si prende cura di un campo da baseball abbandonato dove giocano gli spacciatori. È anche un musicista di spigola e viene invitato a suonare al party di uno dei signori della droga nel deserto. Non può rifiutare e deve anche portare con sé la figlia. Ma mentre la banda suona e la musica avvolge i presenti scatenati in balli e divertiti, inizia una sparatoria.

Huck (Matilde Hernandez Guinea) sopravvive alla notte e il giorno seguente quello che avrà attorno sarà morte e caos, ma è da lì che inizia un percorso verso la sua libertà, insieme ai suoi tre piccoli amici, uno dei quali è stato mutilato, da uno dei signori della droga, e cerca ancora disperatamente la parte del suo braccio mancante.

Minimalista, girato in low budget e con l’80 per cento degli attori non professionisti, Còmprame un revòlver diffonde un sentimento permanente di paura e di malessere simile a quello che provano i suoi protagonisti.

Ma questo rende ancora più pregnante il legame di questo padre verso sua figlia, tema centrale del film, insieme a quello dell’indipendenza possibile anche in un ambiente in cui la morte e il cinismo la fanno da padrone.

Come far a crescere un bambino dentro un territorio violento e pericoloso dove non esiste alcuna regola se non la legge del più forte? La risposta il regista la ritrova nella forza dei bambini, nella capacità di essere solidali. Una storia così potrebbe essere reale in certe zone del Messico d’oggi.

Il film è interessante e gode della delicata interpretazione dei suoi attori – bambini, novelli Huckleberry Finn, in particolare di quella della sua protagonista Matilde, credibile e profonda.

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