Coney Island, recensione

Coney Island è un fumetto noir che ricostruisce alla perfezione l’affascinante mondo del mitico luna park newyorkese

Titolo: Coney Island
Autore: Gianfranco Manfredi, Giuseppe Barbati, Bruno Ramella
Editore: Sergio Bonelli editore
Pagine: 3 numeri da 98 pp.
Prezzo: 3,50 a numero

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Gianfranco Manfredi, Giuseppe Barbati e Bruno Ramella hanno prodotto nel corso degli anni numerose avventure fumettistiche in un sodalizio che ha visto il primo alle sceneggiature, il secondo ai disegni ed il terzo alle chine.

Coney Island, uscito in tre numeri per la Sergio Bonelli editore, è e rimarrà l’ultimo lavoro del trio, data la prematura scomparsa di Barbati, affettuosamente ricordato da Manfredi nella presentazione introduttiva del fumetto.

Nelle righe che aprono il primo volume, l’ex cantautore movimentista racconta anche la genesi del progetto: quattro anni di studio e documentazione per una ricostruzione d’epoca (l’America degli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale, evocato con brevi ma impressionanti immagini) che vuole essere scrupolosissima, con l’ambizione e “il respiro del Grande Romanzo (a fumetti!)”.

Una storia dichiaratamente di genere, a cominciare dal titolo della prima uscita, che prende in prestito due classici protagonisti del noir: La pupa e lo sbirro.

Il poliziotto in questione è Jack Sloane, detective burbero del quartiere di Brooklyn; la pupa, Brenda, lo coinvolge suo malgrado in una brutta faccenda fatta di morti ammazzati e strani personaggi mascherati che agitano le torbide acque delle gang newyorkesi e il sottobosco brulicante di Coney Island.

È proprio il famoso luna park ad essere al centro dell’interesse degli autori: lo spettacolo di magia ottimamente rievocato all’inizio della storia è solo uno degli innumerevoli divertimenti presenti in questo moderno paese dei balocchi, tra baracconi paracircensi, freaks e giostre per gli innamorati, che il fumetto restituisce in maniera precisa ai lettori.

La vicenda malavitosa che si snoda nel corso dei tre numeri diventa anche la cartina di tornasole di un intero periodo storico: Manfredi afferma di aver voluto raccontare, attraverso le storie e i personaggi che si incontrano e scontrano a Coney Island, “la nascita della civiltà urbana di massa” tra luci (la maggiore libertà, a cominciare dai costumi, anche per le donne) e ombre (la criminalità e la violenza, anche poliziesca, in rapida escalation).

Con un bell’espediente narrativo, ad un certo punto Sloane passa la parola a Brenda e da quel momento seguiamo il suo punto di vista, tornando ai tempi in cui lei, giovane donna determinata a scappare dalla noia della provincia, arriva a New York colma di speranze e in cerca d’opportunità.

Ma, come spesso capita nella metropoli americana di quegli anni, cadrà nelle braccia sbagliate.

Nel secondo numero, Al Capone ringrazia, una terza prospettiva si intreccia alle precedenti: quella di Speedy, motociclista scavezzacollo che si esibisce al luna park, braccio destro di Mr. Frolic, un mago che sembra possedere veri poteri telepatici e che pian piano diventa il personaggio più importante (e misterioso) della storia.

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Sloane sospetta che esistano dei legami tra la mafia e questo gruppo di artisti: chi è Mr Frolic? Ha davvero dei poteri? E cosa c’entra con la guerra tra Al Capone e i siciliani?

Con l’aiuto di flashback molto cinematografici in cui ogni volta è un personaggio diverso a raccontare, si scoprono tutti i fatti antecedenti e le storie dei vari protagonisti, così come si chiariscono le dinamiche della serie di delitti che sta macchiando le strade di New York.

Quella di Sloane, ovviamente, sarà un’indagine non ufficiale e non mancheranno inseguimenti in macchina e sparatorie, l’ultima delle quali, quella della resa dei conti finale (nel terzo episodio, Attacco al luna park), ha un epilogo memorabile.

I disegni sono la declinazione migliore dello stile canonico: scevri da sperimentazioni (che d’altronde non vanno cercate in un fumetto da edicola) dimostrano tutta la perizia di Barbati, di cui vanno citate almeno le molto belle scene di folla iniziali al luna park e la caratterizzazione dei volti e delle ambientazioni, che potrebbero tranquillamente apparire in un film d’epoca e che si prestano alla perfezione allo stile narrativo di Manfredi, che si rifà appunto al cinema di genere.

Visto il genere di storia, forse si sarebbe potuto osare sfruttando il bianco e nero in maniera più espressiva, accentuando gli aspetti più noir; le vignette sono invece tutte piuttosto chiare, nitide, le ombre non avviluppano i personaggi.

Le parti più belle sono quelle ambientate nel mondo del circo e del luna park: a Coney Island, o nei ricordi d’infanzia di Frolic, abitano una schiera di artisti affascinanti, maghi, acrobati, freaks, giovani assistenti… un universo colorato e multiforme, evocato con cura, che sa catturare ancora oggi il pubblico moderno.

L’uscita mensile, a mio avviso, ha rischiato di inceppare il meccanismo di attrazione spezzando l’attenzione del lettore: ora che sono disponibili tutti e tre i volumi è possibile invece leggerli in maniera unitaria, e il mio consiglio è proprio quello di acquistarli in blocco e gustarsi in una volta sola questo piccolo ma molto piacevole noir.

 

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