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Constantine – SerieTV, la recensione

Constantine, il mago punk più celebre della storia dei comics, arriva finalmente anche in televisione

Venerdì 24 ottobre 2014 ero elettrizzato. Stavo sulle spine e la pelle mi saltava via da dosso. Il network nazionale americano NBC avrebbe trasmesso la prima puntata di un serial televisivo dedicato a un personaggio che mi sta molto a cuore: John Constantine. Il trailer prospettava alcune buone cose e altre no, tanto da far salire il mio hype alle stelle ma anche da farmi storcere il naso.

Alcune di queste cose, appartenenti alla seconda categoria, parevano vicine al film del 2005 con Keanu Reeves, Shia LaBeouf e Tilda Swinton, come l’angelo di colore che dispiega le ali dentro una buca fumante in mezzo a una strada della provincia americana, poi proprio quest’ultima.

Insomma, gli Stati Uniti d’America nella sua interezza nulla hanno a che fare con l’ambientazione originale e meravigliosa di Hellblazer, se non in modo temporaneo. John Constantine e’ inglese fino al buco del culo, punto.

Nato e cresciuto a Liverpool e trasferitosi poi nella periferia di Londra, Brixton e dintorni, appassionato di punk tanto da aver suonato da ragazzo in un gruppo dal nome schifosissimo (Mucous Membrane) ed essere fan dei Sex Pistols. Inglese. Union Jack. Ecco.

Constantine - SerieTV, la recensione

Il fatto che in ogni puntata pare debba calarsi nei panni di un semplice investigatore dell’occulto per risolvere i casi a forza di esorcismi e incantesimi che hanno radici nella nebbia dei tempi, non aiuta. John Constantine è anche quello ma soprattutto è ben altro, i suoi demoni sono lo specchio della moderna società, anche americana sì ma in minima parte. Poi si sa: gli americani mal sopportano gli inglesi e tutto ciò che profuma di british, per atavici motivi indipendentisti.

Un serial prodotto dallo sceneggiatore cinematografico DC Comics del momento (c’è David S. Goyer dietro, oltre a Daniel ”Dexter” Cerone) e trasmesso da un network nazionale americano come l’NBC non lo si può ambientare nel Regno Unito, ben conoscendo la smania patriottistica a stelle e strisce.

Il fumetto è una cosa, anche se pubblicato da una casa editrice statunitense, un serial televisivo invece ha altri meccanismi che devono raggiungere masse ben più grandi e soprattutto una buona raccolta pubblicitaria.

Se si chiude un occhio su queste falle non da poco, però, qualcosa di buono c’è. Innanzitutto il protagonista Matt Ryan. Finalmente un attore con i controcazzi che interpreta nel migliore dei modi il mago bastardo e truffaldino di Liverpool, che soprattutto dal punto di vista estetico è lui.

L’indispensabile trench logoro e puzzolente, il cravattino nero sempre allargato in collo, camicia bianca e IL COLORE DEI CAPELLI. Biondo, faccia vissuta, accento scouse (!), passato da manicomio, letteralmente, dopo che una bambina di nome Astra è stata sacrificata per gioco al demone Nergal.

Non è andata proprio così in Hellblazer, anche se i personaggi sono quelli, ma lo show ci va molto vicino nella puntata di apertura, durante il flashback iniziale. C’è anche Chas che guida per Constantine, ma non è il tassista dei fumetti che lo scarrozza su e giù per Londra. È un gigante buono con un fattore di guarigione che lo rende invulnerabile addirittura alle ferite mortali (pare ricorrere molto spesso questa idea) e che gli fa da spalla per parargli il culo nelle situazioni più concitate.

Esiliato negli States in seguito ai fatti accaduti prima e durante Ravenscar senza che ne venga fatta capire una qualsiasi ragione, Constantine incontra la figa di turno in pericolo, figlia di un suo vecchio amico e maestro delle arti oscure.

Dopo aver risolto il problema con il demone che perseguitava la ragazza, quest’ultima scompare lasciando una traccia di gocce di sangue su una una mappa indicante eventi malefici, infernali e magici che avverranno nel prossimo futuro in lungo e in largo attraverso tutti gli Stati Uniti. Buon escamotage per far viaggiare Constantine e incontrare i più disparati personaggi posseduti dal demonio e che hanno a che fare con la magia nera.

Constantine - SerieTV, la recensione

Lo coadiuvano una bella veggente vagabonda ispanica che si fa chiamare Zed e il fido Chas, non molto loquace e incapace di morire. Sembra un po’ poco e Constantine, come già detto, fa la figura dell’esorcista a pagamento da quattro soldi che insegue casi molto weird da risolvere.

Eppure c’è qualcosa che salva questo telefilm: il personaggio. È John Constantine, proprio lui. Truffatore, bastardo dentro e con un passato nero come la pece. Avesse avuto una solida trama (certo, ambientata nel Regno Unito), con un fil rouge e vari cliffhanger attraverso tutte le puntate, questo show avrebbe sfiorato lo status di capolavoro. Ma non lo fa.

In odore di chiusura per il basso rating riscontrato dalla NBC (lo slot del venerdì sera è pericolosissimo come i demoni di Constantine), rimane comunque un divertente horror a là Supernatural, da godersi senza pensare troppo a Hellblazer.

Nasce a Torino nel 1968 e non si è mai spostato, a parte di qualche km. Ha però viaggiato con la curiosità di uno spettatore del mondo traendo linfa da esso. Diplomato in Chimica Industriale, si è occupato di progressive rock per il sito web Movimenti Prog e varie riviste musicali italiane. Nel 2003 ha partecipato al saggio Racconti a 33 Giri: 50 album per scoprire il rock progressivo italiano degli Anni ’70.
e rispettive antologie. Nel 2014 pubblica la raccolta di racconti “Come vivere su un’isola vicino alla luna”(Giovane Holden Editore) e anche il suo primo romanzo, “Il lato a sud del cielo” (Libro Aperto Edizioni).

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