Contagious – Epidemia mortale, la recensione

Contagious – Epidemia mortale ci presenta uno Schwarzenegger inedito: un padre inerme contro un virus letale.

Mai dire mai. Alla soglia dei settant’anni il roccioso Arnold Schwarzenegger decide di mettersi alla prova in un ruolo drammatico; faccia granitica per eccellenza, seconda solo per inespressività all’inarrivabile Chuck Norris ed alla sua barba, Schwarzy si è cimentato in una nuova sfida uscendone, sorprendentemente, vincitore.

Contagious è, contro ogni pronostico, un film discreto. Niente di eclatante ma, soprattutto, niente di inguardabile; e già questa è una notizia.

Il problema più grande della pellicola deriva, però, dall’enorme equivoco nato a livello mediatico-promozionale.

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Il titolo originale, Maggie, è stato liberamente tradotto in Contagious – Epidemia mortale e la campagna marketing ha spinto i più a credere che si trattasse di una sorta di Terminator vs zombie con lo zio Arnold impegnato in una lotta senza quartiere contro orde di morti viventi.

Niente di più sbagliato. Maledetti pubblicitari! Contagious è tutt’altro. È, appunto, il più classico dei drammi. Lento, inesorabile, cupo. Una discesa verso un’oscurità contro la quale neanche uno degli “eroi” per antonomasia del cinema moderno può fare nulla.

La trama si può riassumere di due righe: la giovane Maggie è colpita dal terribile necrovirus che la trasformerà in pochi mesi in una zombie da abbattere (come buona parte della popolazione degli Stati Uniti); papà Wade (Schwarzy) passa con lei le sue ultime settimane di vita. Fine della storia.

Pochissimi morti. Poca azione. Poco sangue. Con buona pace di titolo e trailer fuorvianti.

La cornice horror-zombesca è, in questo caso, utilizzata per raccontare altro: il rapporto tra un padre ed un figlia che presto dovrà morire.

Lo sa lei, lo sai lui e lo sanno tutti i personaggi che gravitano intorno alla vicenda. È solo questione di quando e, in particolare, di come.

Il regista esordiente Henry Hobson ci mostra la trasformazione uomo-zombie in maniera intima, dal di dentro, e punta l’attenzione sui rapporti tra i protagonisti.

Il suo approccio è quantomeno innovativo in un filone ormai spremuto fino all’osso. La pellicola ci restituisce un’atmosfera cupa e opprimente, quasi claustrofobica; lande desolate, boschi infestati da zombie, una campagna dove non splende mai il sole.

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Per la prima volta nella sua carriera l’ex governatore della California si trova ad interpretare un personaggio vulnerabile, umano, inerme, la cui forza e determinazione risultano del tutto inutili.

La fisicità di Schwarzenegger permea ogni spazio, così come la sua impotenza ed il suo tormento di fronte alla trasformazione dell’adorata Maggie, una bravissima Abigail Breslin, la cui interpretazione finisce per surclassare quella del pur convincente Arnold.

A Schwarzenegger va riconosciuto il merito di avere creduto in un progetto del genere (è anche produttore) mettendosi in gioco in un film coraggioso e per nulla scontato.

Anche gli eroi, di tanto in tanto, vogliono sentirsi umani.

Guarda il trailer di Contagious – Epidemia mortale su Youtube

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