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Corri uomo corri

Corri uomo corri di Chester Himes è un classico coi fiocchi, un noir perfetto da non perdere

Corri uomo corriTitolo: Corri uomo corri
Autore: Chester Himes
PP: 224
Editore: Meridiano Zero
Prezzo: 14,00

Corri, uomo, corri, (trad. Luca Conti, Meridiano Zero Editore), noir del ’66 di Chester Himes, il “Chandler nero”, l’”Hammett di Harlem”, è sicuramente un classico coi fiocchi.

In una rigida New York City di fine anno, durante una notte gelida e folle, un poliziotto di quella che un tempo si definiva “Buon Costume”, Matt Walker, uccide accidentalmente, come ne Lo staniero di Camus, un inserviente nero in una tavola calda. È solo l’inizio, arrembante e cinematografico, per l’asciuttezza e la velocità delle scene, di questo ottimo romanzo.

Se ne ricorderà forse William Friedkin per i suoi polizieschi secchi e nevrotici come Il braccio violento della legge e Vivere e morire a Los Angeles. E si vive e si muore con molta facilità nella Grande Mela descritta da Himes, nero e reietto come molti suoi personaggi, il quale confeziona un plot che verte tutto sullo scambio di identità, apparente, fra vittima e carnefice: il testimone oculare, sopravvissuto alla mattanza di Walker, Jimmy Johnson, sarà costretto per tutto il libro a guardarsi da questo losco figuro che a lui sembra essere sempre “alto tre metri”.

Eppure lo stereotipo del villain è lontano anni luce dalla disincantata ed esistenziale poesia di Himes. La potremmo definire così, senza tema: personaggi che rimangono impressi nella memoria con un semplice schizzo descrittivo, per l’atmosfera, dolente e ferina, che si portano addosso.

Nessuno è realmente innocente nella Babele metropolitana dello scrittore: né uomini né donne, né bianchi né neri. Ognuno ha il suo fardello di colpa, anche se lo schema giustizialista compie il suo dovere, alla fine.

Ma è ben altro ciò che interessa ad Himes: in tempi ancora bui, descrive con spietatezza, senza mezzi termini, la giungla cittadina, coacervo di razze e di cattive intenzioni, dove gli esseri umani sono come bestie (splendida la descrizione del night club come una stalla), dove l’unica legge è quella del taglione, in cui pochi cenni possono bastare per dare il “la” a una tremenda vendetta o una conturbante e animalesca goduria dei sensi.

E lo fa tenendo conto delle tempistiche, calibrate a dovere, dei dialoghi; con un’accorta regia delle scene, che distinguono ogni capitolo come fosse una ripresa a sé stante; e con una sottolineata cura per le certosine perlustrazioni degli atteggiamenti, delle sfumature, dei tranche de vie che riesce, in poche righe, a tratteggiare, senza scadere mai nel bozzetto né nella sensazionalità enfatica.

Complice una scrittura diretta, che prende a prestito dal parlato molta della sua spontaneità, senza però forzare la mano, Himes conduce il lettore a stretto contatto con i suoi personaggi. Li segue passo passo, li fa sbronzare, ci balla assieme, assiste ai loro coiti (sempre in disparte), carezza le loro ferite, si prende le loro pallottole, ascolta la musica che si sussurra fra le pieghe contratte di palazzi oscuri, fumosi bar di periferia e ristoranti stipati di gente e di leccornie pesantissime e gustose.

Tutto questo aspettando che l’anno termini, squassato e stralunato dai contorni avulsi e convulsi di una città sommersa di neve, ma il cui cuore è gonfio di passione, di sangue, e di odio.

L’odio di chi disprezza chi è diverso da sé, e, anche se non lo vuole ammettere, ha come unico obiettivo la sua distruzione, il suo annientamento, e la propria, presunta, salvezza.

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1 Comment

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  1. […] differenza di molte altre recensioni scovate e lette su internet, non credo che Harlem e l’ambiente cittadino in generale siano i veri […]

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