Cosa abbiamo imparato dal caso Corriere Vs Fumettisti italiani

Cosa abbiamo imparato dal caso Corriere Vs Fumettisti italiani

Il caso dei fumettisti italiani insorti contro il Corriere della Sera per il furto delle loro vignette pubblicate nel libro Je Suis Charlie ci ha insegnato una cosa: il fumetto in Italia non conta niente

Riassumo velocemente i fatti: il Corriere della Sera decide di pubblicare un volume con le vignette di Charlie Hebdo e con le vignette che tanti disegnatori italiani hanno pubblicato in questi giorni. Si tratta di un’operazione di beneficenza per la redazione di Charlie Hebdo. Solo che al Corriere ritengono che non ci sia tempo di non chiedere il permesso a nessuno: prendono dalla rete quello che gli interessa e pubblicano tutto.

La protesta sale in rete dato che i tanti disegnatori coinvolti non ci stanno, visto che il nome di una cosa del genere è “furto”. Roberto Recchioni è uno dei primi a partire e poi la protesta si muove ad effetto domino in rete. Gli articoli a proposito sono tantissimi (come ad esempio questo, questo, questo, oppure questo.).

Oggi arrivano le scuse ufficiali del Corriere che sono semplicemente vergognose: dopo la supercazzola del direttore De Bortoli ieri su Twitter oggi viene stampato un trafiletto in cui il Corriere si autogiustifica per questa operazione vergognosa. A casa mia le scuse sono un’altra cosa, ma del resto era impensabile che il Corriere nella sua infinita arroganza o supponenza scrivesse qualcosa di diverso.

Ora non mi interessa parlare di copyright o meno, di livello infimo del giornalismo italiano, della solita situazione per cui in Italia i forti possono fare quello che vogliono (per la serie: ti piscio in testa e ti dico che piove) o della totale incapacità dei grandi gruppi editoriali di capire la rete.

Quello che emerge in maniera impressionante da tutta questa situazione è che il fumetto in Italia non conta nulla. E con lui tutti i suoi fumettisti. Sto parlando soprattutto del livello di percezione nell’establishment culturale di questo paese: il Corriere non si sarebbe mai nemmeno immaginato di pubblicare un instant book contro il terrorismo inserendo articoli di Michele Serra, Massimo Gramellini o Mario Calabresi.

Così come nessuno si sarebbe mai sognato di pubblicare un’antologia con lunghi estratti di autori che non pubblicano per RCS. Ma per il fumetto è un’altra cosa, alla fine si tratta soltanto di qualche vignetta pubblicata su facebook (e qui bisognerebbe aprire un altro fronte, dato che le immagini caricate su facebook non sono di proprietà del Corriere che non potrebbe pubblicarle comunque).

Manca il rispetto di fondo, manca completamente l’autorevolezza. Il mondo del fumetto italiano, nonostante muova numeri impensabili per la maggior parte degli editori “di libri”, è ancora relegato ad una sotto-cultura, a roba per ragazzini (a meno che non si parli di Graphic Novel, quelle sì che sono roba seria…. sic!), come se si trattasse del comparto editoriale riservato agli imbecilli.

Non a caso la notizia in rete è circolata soprattutto nei siti specializzati: stiamo parlando del più grande furto di proprietà intellettuale perpetrato da un editore italiano e nessun organo di stampa ne parla. Nessuno. Neanche le agenzie. Non una riga nella versione online.

Chiaro che c’è anche una forte componente legata alla collusione, dato che gli altri gruppi editoriali italiani sono poco interessati a vicende del genere dato che sono i primi a rubare sistematicamente contenuti dalla rete, proprio come fa il Corriere: vogliamo parlare dei video presi da Youtube a cui si appiccica sopra il loghino del giornale di turno? O degli articoli semplicemente tradotti paro paro dai siti americani? Per non parlare delle foto delle persone coinvolte in episodi di cronaca che vengono regolarmente prese da facebook. Poi però non dimentichiamoci che chi ruba i contenuti ai giornali è Google…

Da qui emerge tutta la debolezza culturale di un settore che non riesce a diventare elite, che non fa mai il salto di qualità a livello di autorevolezza, che ha sempre mantenuto un basso profilo. Sono in pochi, in pochissimi a rendersene conto, uno dei pochi è sicuramente Recchioni che in questi anni sta facendo un ottimo lavoro per far uscire il fumetto da questo assurdo isolazionismo.

Del resto pensiamo a Lucca Comics & Games: negli anni si è trasformata nel più grande evento culturale di questo paese ma è un miracolo se trova spazio nei TG regionali, salvo qualche comparsata nelle tv nazionali in queste ultime edizioni perché è divertente mostrare i cosplayer dato che i supereroi vanno tanto di moda al cinema. Infine l’aspetto più triste di tutta questa vicenda: tanti autori Rizzoli-Lizard sempre pronti a polemizzare su tutto e tutti questa volta hanno preferito restarsene zitti, del resto è normale che il cane non azzanni la bocca del padrone che lo nutre.

Tanto silenzio anche da parte dei responsabili degli altri gruppi editoriali legati al mondo del fumetto, probabilmente preoccupati di eventuali ripercussioni per le loro tanto preziose operazioni da edicola con gli allegati del Corriere e della Gazzetta.

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